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Lunedì, 20 Maggio 2024
Economia

Bad bank, cos'è e a chi si rivolge la "banca cattiva"

La bad bank è la parte di una banca ordinaria che si occupa dei crediti più difficili da recuperare, normalmente legati a prestiti che la banca non riesce a farsi rimborsare. Ecco come funziona e quali sono i "rischi"

La bad bank, come dice il nome, rappresenta la "banca cattiva", ovvero la parte di una banca ordinaria che si occupa dei crediti più difficili da recuperare, normalmente legati a prestiti che la banca non riesce a farsi rimborsare o di cui non riesce a farsi pagare gli interessi (infatti questi crediti vengono indicati come not performing loans). 

In Italia parliamo di un valore nominale (il prezzo fissato alla loro emissione) di oltre 201 miliardi (cioè più del triplo della media europea) già ridotto, proprio in virtù della difficoltà di riscossione, a un valore effettivo di 89 miliardi.

La funzione della bad bank. La bad bank serve a recuperare il recuperabile di questi crediti, riducendo così il danno (mancato rimborso, mancato introito) della banca che ne è titolare.

La banca che non riesce a recuperare i suoi crediti può creare una bad bank, che tecnicamente è uno special purpose vehice (Spv), cioè una struttura distinta dalla banca stessa, e vendere a essa i crediti che non riesce a recuperare, a un prezzo ovviamente inferiore al loro valore nominale, perché si tratta, per cosi dire, di merce avariata (come un capo di abbigliamento che ha un difetto).

In base alle regole internazionali sugli istituti di credito, ogni banca deve accantonare delle riserve in proporzione alle operazioni che svolge come garanzia: il motivo è che queste operazioni potrebbero non fruttare nulla e dunque risolversi in una perdita da coprire. 

Visto l’aumento di crediti incagliati o in sofferenza, tuttavia, le riserve accantonate rischiano di non bastare a evitare che le banche stesse possano fallire. Da qui l’idea di bad bank, grazie a cui ripulire i bilanci da titoli tossici ed esternalizzare quanto più possibile delle perdite (resta a carico della banca, come perdita, la differenza tra il valore nominale del credito e il valore a cui la bad bank lo compra).

Come si regge la bad bank. Una volta comprati i crediti cattivi dalla banca, è problema della bad bank ricavarne quanto più è possibile: così la bad bank emette nuove obbligazioni, ciascuna delle quali ha un valore pari a quello dei singoli pacchetti in cui la bad bank ha intanto inserito i vari cattivi crediti. Il valore di ciascuno di questi pacchetti e quindi dell’obbligazione che a esso fa riferimento è così più o meno equivalente alla media tra il valore che si può avere per il peggiore dei crediti del pacchetto ed il valore per il migliore (cioè, trattandosi comunque di cattivi crediti, il meno peggio) dei crediti impacchettati. 

Sì, lo scenario è quello dell’asset backed securitization (ABS) all’inizio della grande crisi finanziaria mondiale, ma intanto gli operatori finanziari sono divenuti più ‘scafati’ e proprio alla luce di quell’esperienza oggi sono o dovrebbero essere in grado di valutare il rischio che certi titoli valgano meno della carta su cui sono scritti.

A chi si rivolge la bad bank. Le obbligazioni legate a questi pacchetti sono ovviamente materia per specialisti della finanza, non certo per il piccolo risparmiatore, perché i buoni rendimenti che offrono sotto forma di interessi sono dovuti proprio alla rischiosità del sottostante, cioè del pacchetto di crediti. In sostanza, con quanto riesce a recuperare dai cattivi crediti (classificati, in ordine decrescente di rischiosità, “Junior”, “Mezzanina” e “Senior”) la bad bank paga gli interessi a chi ha comprato le sue obbligazioni.

Le garanzie sui titoli della bad bank. Per le obbligazioni che emette, la bad bank può anche comprare delle assicurazioni, che coprano il rischio del pacchetto di crediti sottostanti indennizzando l’acquirente delle obbligazioni se dai crediti sottostanti non si ricava nulla. In questo modo riesce a vendere le obbligazioni a un prezzo maggiore e/o a pagare meno interessi (perché sono obbligazioni più sicure e il tasso di interesse che si applica su di esse è un premio al rischio che l’obbligazionista si assume). Tali garanzie possono essere comprate rivolgendosi sia a operatori di mercato che allo Stato (come già avviene in alcuni paesi d’Europa) e nel caso dell’Italia, per superare il divieto della Ue di fornire aiuti di Stato, potrebbero essere prestate dalla Cassa Depositi e Prestiti, per periodi dai 3 ai 7 anni e a prezzi commisurati al rischio coperto (valutato attraverso apposito rating).

La soluzione del problema dei cattivi crediti dipende sostanzialmente dalla capacità della bad bank di recuperare da quei crediti a cifre superiori a quelle che spende per gli interessi sulle obbligazioni ad esse correlate, fino a quando arriva a coprire il valore a cui ha vendute le obbligazioni legate a quegli stessi crediti e possibilmente a ricavare un margine di profitto.

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