Sabato, 15 Maggio 2021
Chiuso per crisi

Restrizioni e vendite online affossano i negozi: "70mila attività potrebbero chiudere nel 2021"

Secondo le stime di Confesercenti, gli acquisti al dettaglio si sono ridotti, mentre il commercio elettronico ha fatto registrare una forte accelerazione: a rischio soprattutto i punti vendita nei centri commerciali

Foto di repertorio Ansa

Le chiusure e le misure restrittive adottate per contrastare la diffusione del coronavirus hanno contribuito a spingere i consumatori verso l'e-commerce. Un fenomeno innescato dalla pandemia che sta mettendo in grande difficoltà tutto il comparto delle vendite al dettaglio. Un settore in ginocchio secondo le stime di Confesercenti: ''Circa 70mila le attività commerciali che, senza una decisa inversione di tendenza, potrebbero cessare definitivamente nel 2021''. Secondo l'analisi sono a rischio soprattutto le 35mila attività nei centri e gallerie commerciali, che al momento non sembrano comparire nel piano delle riaperture.

Nel primo bimestre del 2021, sottolinea  Confesercenti, gli acquisti presso la grande distribuzione e le piccole superfici si sono ridotti, rispettivamente, del 3,8 e del 10,7%, mentre le vendite sul canale on-line sono aumentate del 37,2%. Il commercio elettronico ha avuto una forte accelerazione a partire dallo scorso mese di ottobre, quando le misure adottate per contrastare la seconda e poi la terza ondata del contagio hanno piegato vero il basso le vendite nei canali tradizionali. Un'evoluzione, spiega lo studio, osservata anche ai tempi del primo lockdown avvenuto a marzo 2020.

 Lo spostamento delle quote di mercato a vantaggio dell'online, unitamente alla crisi dei consumi innescata dalla pandemia, sta mettendo in grave difficoltà l'intero comparto del commercio al dettaglio. "Di fatto, le misure di restrizione, per le modalità con cui continuano a essere attuate, stanno determinando una strutturale e non governata redistribuzione delle quote di vendita verso il canale on-line", commenta Confesercenti. 

"A rischio sono soprattutto le 35mila attività collocate dentro i centri e gallerie commerciali. L'obbligo di chiusura nel fine settimana, che rappresenta il 40% delle vendite di queste attività, è un cataclisma sul comparto. Un divieto - spiega Confesercenti - che ignora gli alti standard di sicurezza, dall'areazione al controllo degli ingressi, disposti da centri e gallerie e che genera una perdita di almeno 1,5 miliardi di euro per ogni weekend, in buona parte a vantaggio del canale di distribuzione online". 

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