Lunedì, 19 Aprile 2021

Rete unica a banda larga: il Governo avalla l'ingresso di un fondo americano

Lunedì 31 agosto si terrà il cda di Tim per nascita FiberCop in cui entrerà il fondo infrastrutturale statunitense Kkr con 1,8 miliardi. Nel nuovo gruppo anche Fastweb

Le trattative per la nascita di una rete unica a banda larga vanno avanti. In un percorso non privo di ostacoli con la difficoltà di dover conciliare le posizioni in campo, le interlocuzioni anche a livello governativo tra i principali protagonisti della partita, in primis Tim e Cdp, per arrivare a un primo progetto di massima per una rete infrastrutturale che metta insieme quanto finora realizzato dalla stessa Tim e Open Fiber hanno avuto un'accelerazione negli ultimi giorni in vista del cda di Tim del 31 agosto. Ci sono stati degli incontri tra Luigi Gubitosi e Fabrizio Palermo, i numeri uno di Telecom e della Cassa depositi e prestiti (azionista sia di Tim con il 9,8% sia di Open Fiber con il 50% insieme ad Enel) ed è delle ultime ore la notizia che il governo - in particolare Palazzo Chigi che sulla rete può esercitare il golden power - avrebbe dato il via libera all'operazione per la nascita di FiberCop, la società delle rete secondaria di Tim che il gruppo guidato da Luigi Gubitosi si appresta a far nascere nella riunione del board di lunedì. Novità gradite al mercato tanto che il titolo Telecom è stato il migliore in Borsa e ha guadagnato il 5,3% a 0,3892 euro.

In FiberCop entrerà il fondo infrastrutturale Usa Kkr pronto a mettere sul tavolo 1,8 miliardi per il nuovo gruppo a fronte di una quota del 37,5% insieme a Fastweb che avrebbe il 4,5% dopo la cessione del 20% detenuto in FlashFiber con la stessa Tim che ne possiede l'80%. FiberCop, che riguarderà la rete in rame che dagli armadietti stradali arriva alle abitazioni, è stata definita dallo stesso Gubitosi come il primo passo per una più ampia società unica della rete fortemente voluta dallo stesso governo che il 4 agosto aveva appunto 'congelato' FiberCop per chiedere a Tim di inserire il progetto nell'ambito di una più ampia società delle rete con Open Fiber.

Nelle ultime ore sta prendendo sempre più piede l'ipotesi che si arrivi a un memorandum di intesa cui stanno lavorando lo stesso Gubitosi e il numero uno di Cdp, Fabrizio Palermo, insieme ai tecnici dei due gruppi sulla scia della proposta inviata dalla stessa Tim alla Cassa. Secondo fonti vicine al dossier si sarebbe registrato qualche passo in avanti e non è escluso che un memorandum possa vedere la luce già domenica o comunque a ridosso del cda di lunedi di Tim, chiamato a dare il via libera a Kkr e FiberCop. Un'intesa di massima che fissi dei paletti di garanzia sulla governance che assicuri neutralità e indipendenza per dare parità di accesso a tutti gli operatori.

Rete unica a banda larga, che cosa succede

Non è un mistero che Tim voglia mantenere la quota di maggioranza della nuova società unica della rete, fondamentale per un gruppo che conta 50mila dipendenti e che non vuole perdere la propria solidità sul mercato avendo poi con FiberCop una opportunità per accelerare negli investimenti per il passaggio dal rame alla fibra. In questo si inserisce la posizione di mediazione del ministro dell'Economia, Gualtieri che già domenica da un lato aveva valutato positivamente la nascita di FiberCop con Kkr e dall'altro aveva invitato gli attori in campo, quindi anche i colleghi del Movimento 5 Stelle, sostenitori di una rete unica a controllo pubblico, a sgomberare il campo dal tema degli assetti proprietari. Per Gualtieri l'obiettivo è quello di dare al paese una rete in banda larga con un forte ruolo pubblico, che non vuol necessariamente dire maggioranza assoluta della Cassa. Il ministro invitava a concentrarsi sulle garanzie di terzietà e neutralità della futura rete "aggregata" con la parità di trattamento di tutti gli operatori e una governance con processi decisionali condivisi tra gli azionisti di riferimento.

Garanzie che potrebbero far sì che l'Antitrust europeo e le autorità di regolazione possano valutare positivamente un'aggregazione per dotare il Paese di un'infrastruttura di cui ha bisogno per colmare i ritardi del digital divide che è forte in alcune aree. In attesa comunque delle autorizzazioni necessarie Cdp resta impegnata nel progetto di Open Fiber.

Tra gli elementi ancora da chiarire c'è la posizione di Enel il cui amministratore delegato, Francesco Starace, ha sostenuto di essere favorevole a una società di rete unica purché garantisca terzietà e parità di accesso per tutti e non sia verticalmente integrata. Per il 50% di Enel in Open Fiber si è fatto avanti ufficialmente il fondo Macquarie che sta effettuando la due diligence mentre è ancora ufficioso l'interesse di un altro fondo, Wren House. Il prossimo cda di Enel è fissato il 17 settembre.

Rete unica a banda larga, Meloni: "Asset resti italiano"

Intanto oggi è da registrare anche la lettera inviata da Giorgia Meloni, leader di Fratelli d'Italia al Corriere in cui l'esponente del centrodestra ha sottolineato come la rete italiana di telecomunicazioni sia "un'infrastruttura strategica che deve essere unica, di proprietà pubblica e su cui gli operatori possono vendere i loro servizi in regime di libera concorrenza. Non vogliamo il ritorno al monopolio ma il più alto livello di competizione tra gli operatori sul terreno dei servizi offerti - ha sottolineato - Non vogliamo che potenti operatori stranieri o fondi speculativi possano minare la sicurezza delle nostre infrastrutture strategiche sulle quali viaggiano dati sensibili della Pa o del nostro sistema industriale".

Rete unica a banda larga, le preoccupazioni dei sindacati

Timori sono stati espressi invece dai sindacati di categoria che hanno inviato una lettera l presidente del Consiglio, Giuseppe Conte chiedendo di aprire un confronto sul futuro della rete e sul ruolo di Tim dicendosi contrari all'ipotesi "spezzatino". Nella missiva, Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uilcom-Uil, hanno sottolineano come "una società della Rete pubblica specializzata nel solo wholesale (vendita a terzi della connettività) finirebbe per trasformarsi in una grande società di manutenzione che difficilmente potrebbe svolgere quel ruolo di continua innovazione di un settore dove non è sufficiente 'stendere un cavo'".

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