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Giovedì, 18 Aprile 2024

La recensione

Valentina Di Nino

I tre moschettieri: Milady, l’intrigo di potere è donna nel sequel del kolossal tratto da Dumas

Tornano al cinema i Moschettieri del Re, e questa volta a muovere le fila della loro nuova avventura è l’audace e spregiudicata Milady. “I Tre Moschettieri: Milady”, il secondo capitolo dell’adattamento kolossal dei più amati romanzi di Alexander Dumas arriva in sala in Italia, distribuito da Notorius, da mercoledì 14 febbraio. Diretto da Martin Bourboulon, il film ritrova tra i protagonisti Eva Green, nei panni dell’intrepida Milady de Winter, protagonista assoluta di questa parte due, Vincent Cassel nel  ruolo del sempre più tormentato Athos e Louis Garrel in quello di Re Luigi XIII.  Nei panni del guascone D’Artagnan ritroviamo François Civil , Romain Duris interpreta di nuovo Aramis e Pio Marmaï torna nei panni di Porthos. Il pubblico ritroverà anche Vicky Krieps e Lyna Khoudri rispettivamente nei ruoli della regina consorte Anna d’Austria e della dolce Constance amata di D’Artagnan.

I Tre Moschettieri: Milady, la trama

Questo secondo capitolo della saga riparte esattamente da dove era terminato il primo. In apertura del film ritroviamo infatti i Moschettieri lì dove li abbiamo lasciati. D’Artagnan è alla ricerca disperata della sua Constance rapita, ma nel tentativo di salvarla incrocia inaspettatamente la sua strada con quella di Milady de Winter e si trova subito in una posizione più che scomoda, dovendo decidere d’istinto se fidarsi per una volta di quella donna oppure no. Lo scontro tra cattolici e protestanti è sempre più acceso, le truppe si preparano all’assedio della Rochelle e la tensione sfocia in una vera e propria guerra, mentre a corte gli intrighi si moltiplicano, e il re Luigi XIII si ritrova sempre più in balia dei suoi consiglieri, in particolare del Cardinale Richelieau, a cui l’intrigante e spregiudicata Milady sembra legata. Ma il caos infuria, e i Moschettieri sono l’ultimo baluardo per evitare la distruzione della Francia. In un momento così caotico e tragico però, nulla è come sembra. E tra intrighi, complotti, doppi e tripli giochi, ma anche combattimenti spettacolari, e vicende personali complesse, i Moschettieri si troveranno a dover fare scelte difficili e anche a sacrificare ciò che hanno di più prezioso per salvare il loro Re e il futuro della Francia.

I Tre Moschettieri: Milady, recensione

Si torna nella Francia dilaniata dalle lotte di potere e dalle guerre di religione, in questo secondo capitolo del kolossal tratto dall’epopea dumasiana che vede protagonisti i Moschettieri del Re. Anche se, in realtà, in questo secondo capitolo la vera protagonista, come enunciato già nel titolo, è l’intrigante Milady de Winter, deus ex machina di tutta la vicenda che, molto più del primo capitolo, parla al pubblico del tema del potere, delle lotte per ottenerlo e delle stragi che ne derivano, tra morti sul campo e vittime innocenti sacrificate per una causa ritenuta superiore. Di Milady in questo film scopriamo meglio la figura e il passato, che l’ha indelebilmente segnata e resa la figura feroce e implacabile che ritroviamo a muoversi nell’ombra e a seminare il caos in un gioco di specchi che si svela, come si conviene, solo all’ultimo.

“I Tre Moschettieri: Milady”  è un film più di azione e anche un po’ più cupo del primo, in cui i nostri eroi sono immersi in una guerra e nell’impegno di proteggere il loro re, sempre più complesso da onorare, ma è anche un film in cui non mancano pennellate di commedia, affidate soprattutto ai due guasconi Aramis e Porthos,  alle prese con una questione di famiglia che rappresenta una boccata d’ossigeno tra combattimenti, complotti, intrighi e assassinii. Al contrario, Athos e D’Artagnan in questo film sprofondano, al passo con la corte di Francia, nelle loro ossessioni e  nelle loro vicende personali. E sono proprio queste a strutturare e dare sostanza al film.

Su tutti, come detto, svetta la figura luciferina della dama, spia, letale assassina, spietato braccio armato di chi la ingaggia per mantenere il potere, ma anche anima inquieta capace di vedere chiaramente la propria condizione di dannata in un inferno senza fine di intrighi e complotti. Non c’è pietà in lei e quindi non c’è pietà per lei, né nella storia né agli occhi degli spettatori che si trovano davanti un’antieroina spregiudicata, senza indugi e senza sfumature. Anche nel momento in cui Milady sembra abbassare le sue difese, davanti a un’anima ingenua che ha pietà di lei, si scoprirà infatti che sta solo andando avanti per la sua strada, come sempre inesorabilmente. Un adattamento dal gusto contemporaneo che non deluderà di certo gli appassionati di questa storia senza tempo.

Voto: 7

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