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Mercoledì, 1 Febbraio 2023

L'analisi

Chiara Tadini

Responsabile redazione

Perché abbiamo bisogno del congedo mestruale (ma è anche un rischio)

Il Liceo Artistico Nervi-Severini di Ravenna ha istituito il congedo mestruale per le studentesse che soffrono di dismenorrea (termine medico con cui vengono indicati i dolori associati al ciclo mestruale) e che lo richiedano, che potranno assentarsi da scuola in maniera giustificata per un massimo di due giorni al mese. La delibera con la quale il consiglio di istituto del liceo ravennate ha dato avvio all'iniziativa - partita da un gruppo di studentesse dello stesso istituto - è stata pubblicata nei giorni scorsi sull'albo online della scuola. "Probabilmente - ha spiegato il preside Gianluca Dradi - per una scuola si tratta della prima iniziativa di questo genere in Italia". E in effetti non si trovano informazioni su altri istituti scolastici che abbiano attuato misure simili.

La novità, come prevedibile, ha diviso in due l'opinione pubblica tra chi è a favore dell'iniziativa e chi, invece, la considera "esagerata" e teme che le studentesse possano approfittarsene. Certo, il rischio di approfittatori quando si crea un diritto c'è sempre, ma non per questo si può rinunciare a crearlo lasciando in difficoltà le ragazze che, invece, soffrono davvero per questo problema e che sono tante: secondo uno studio del 2020 condotto dall'University of Virginia Health System, infatti, in circa il 5-15% delle donne con dismenorrea primaria i crampi sono abbastanza gravi da interferire con le attività quotidiane e possono comportare l'assenza da scuola o dal lavoro.

"Io puntualmente sporcavo la sedia e i vestiti perché non potevo andare in bagno più di una volta all'ora, poi prendevo 8 in condotta per punizione se stavo a casa una volta al mese, nonostante avessi il certificato di dismenorrea. L'endometriosi me l'hanno diagnosticata 18 anni dopo. La professoressa di ginnastica, avendo lei il ciclo leggero, non credeva a nulla e ci obbligava a farla peggiorando la situazione", racconta una ex studentessa ravennate. Il problema è reale, tanto reale che il liceo Nervi-Severini richiede un certificato medico che attesti la diagnosi di dismenorrea per concedere il congedo mestruale. E così il rischio di "approfittatrici", se forse non si annulla del tutto, almeno si riduce drasticamente.

E nel mondo del lavoro?

Chi è contro la misura del liceo ravennate sottolinea il fatto che, nel passaggio dalla scuola al mondo del lavoro, le studentesse si troverebbero in difficoltà, in quanto nel mondo del lavoro non esiste il congedo mestruale. "La donna lavoratrice che soffre di dismenorrea, in forma tale da impedire l'assolvimento delle ordinarie mansioni lavorative giornaliere, ha diritto di astenersi dal lavoro per un massimo di tre giorni al mese". Purtroppo il testo di questa proposta di legge partito da quattro parlamentari del Pd non si è mai tramutato in legge vera e propria, ma è rimasto in stallo dal 2016. In Italia, si legge nella proposta, dal 60 al 90% delle donne soffrono durante il ciclo mestruale, e questo causa tassi di assenteismo dal 13 al 51% a scuola e dal 5 al 15% sul lavoro. 

Diverso all'estero: in Spagna, a maggio 2022 la Camera dei deputati ha dato il primo via libera al disegno di legge che introduce un congedo mestruale per le donne che soffrono di mestruazioni molto dolorose. Se la misura verrà confermata al Senato, la Spagna sarà il primo Paese dell'Unione Europea a introdurre una legislazione di questo tipo seguendo l'esempio di altri Stati, come Giappone, Indonesia e Zambia, che hanno già introdotto forme di congedo mestruale. In molti di questi Paesi, però, molte donne scelgono comunque di non usufruirne per il rischio di essere discriminate.

E qui entra in gioco un altro rischio, ben più grave di quello decantato da chi teme che le studentesse possano approfittarsi del congedo mestruale: quello di creare un'ulteriore discriminazione per le donne, alla pari del "rischio maternità". Se, purtroppo, ancora molti (troppi) datori di lavoro si chiedono perchè assumere una donna se questa può restare incinta e godere quindi della maternità, allo stesso modo gli stessi datori potrebbero chiedersi perchè assumere una donna se può assentarsi dal lavoro fino a tre giorni al mese a causa del ciclo mestruale.

Secondo una ricerca del 2020 svolta dall'Istituto Nazionale Astraricerche, infatti, il 35,2% delle donne intervistate teme che il congedo mestruale porterebbe a un peggioramento della situazione lavorativa femminile, aumentando la diffidenza dei datori di lavoro verso l'assunzione di donne. Il 27,9% delle intervistate, inoltre, ritiene che il congedo mestruale "sminuirebbe le donne, lasciando passare il concetto che la capacità lavorativa di una donna varia in base ai cambiamenti ormonali". Solo il 34,6% delle intervistate ritiene che un Paese civile dovrebbe riconoscere la possibilità a chi sta male di non lavorare.

Quindi cosa fare? Rinunciare a un diritto per paura che questo possa ritorcersi contro le stesse donne? No: credo che rinunciare a un diritto non sia mai la soluzione. Quelle 16 studentesse del liceo ravennate dalle quali è partita la proposta di congedo mestruale sono 16 future lavoratrici. La speranza, allora, è quella che anche una volta inserite nel mondo del lavoro quelle 16 ragazze - e come loro tante altre giovani donne, sempre più consapevoli dei loro diritti - possano far sentire la loro voce e creare un ulteriore cambiamento anche in un contesto lavorativo.

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