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Mercoledì, 1 Dicembre 2021
Salute

Medicina: neurologi su colpi di testa e demenza, solo professionisti a rischio

Tedeschi (Sin), 'possiamo tutti continuare a giocare la partitella serale'


Roma, 23 ott. (Adnkronos Salute) - La Società italiana di neurologia (Sin) interviene sui risultati dello studio pubblicato dal 'New England Journal of Medicine', che ha evidenziato come i calciatori sono più a rischio demenza per i ripetuti colpi di testa durante la carriera. "Particolarmente determinante è la durata dell'esposizione a traumatismi ripetuti, piuttosto che l'intensità di singoli, rari episodi traumatici. Questo ultimo dato è tranquillizzante per i calciatori amatoriali, poiché i soggetti a rischio sono solo i professionisti che per anni hanno subito dei micro traumatismi. Quindi possiamo tutti continuare a giocare la partitella serale", spiega Gioacchino Tedeschi, presidente della Sin e direttore I Clinica neurologica e neurofisiopatologia, Aou Università della Campania Luigi Vanvitelli di Napoli.


"Lo studio epidemiologico retrospettivo condotto da Mackay e colleghi su 7.676 ex calciatori scozzesi professionisti, identificati in un database, fornisce 'buone e cattive notizie' - osserva la Sin - sulle potenziali conseguenze a lungo termine del giocare a calcio a livello professionale". La buona notizia è che, "in confronto alla popolazione generale, gli ex calciatori scozzesi presentavano una mortalità più bassa per le malattie neurologiche e non neurologiche comuni (ictus cerebrale e tumori del polmone)". Tuttavia, cattiva notizia, "risultavano più elevate la mortalità per malattie neurodegenative e la prescrizione di farmaci per la demenza".


"In particolare, dallo studio emerge come tra le malattie neurodegenerative sia riportata una maggiore mortalità per la malattia di Alzheimer mentre sia registrata una minore mortalità per la malattia di Parkinson. I risultati di questo studio - ricorda Tedeschi - si sommano a un filone di ricerca già portato avanti da diversi anni: fermo restando che l'esercizio fisico moderato, l'attività fisica, nonché la pratica sportiva a livelli più competitivi hanno importanti benefici per la salute, tra cui ridurre il declino cognitivo e il rischio di manifestare demenza, alcuni sport di contatto che causano frequenti traumi o microtraumatismi ripetuti possono aumentare il rischio di compromissione cognitiva e neuropsichiatrica, a esordio tardivo, dopo anni dall'attività agonistica, nonché il rischio di malattie neurodegenerative e di encefalopatia traumatica cronica (Cte)".


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