Virus Cina: La Vecchia, 'mortalità vera potrebbe essere 10 volte inferiore'

L'epidemiologo, 'è verosimile che moltissimi pazienti non arrivino all'attenzione dei medici'

Virus Cina: La Vecchia, 'mortalità vera potrebbe essere 10 volte inferiore'

Milano, 11 feb. (AdnKronos Salute) - Per il nuovo coronavirus cinese "la mortalità vera potrebbe essere molto inferiore, anche di 10 volte, rispetto al 2-4%" finora calcolato in base ai dati ufficiali (1.018 decessi su 43.118 casi nel mondo secondo l'ultimo bollettino dell'Ecdc europeo; 6 morti su 138 infetti secondo uno studio dell'ospedale di Wuhan, città epicentro dell'epidemia). Lo sottolinea Carlo La Vecchia, ordinario di epidemiologia all'università degli Studi di Milano, sentito dall'AdnKronos Salute dopo il superamento della 'soglia psicologica' delle mille vittime da Ncp (Novel coronavirus pneumonia).


L'affermazione dell'esperto parte da un presupposto: "E' molto verosimile che una grande parte di pazienti non si presenti nelle strutture sanitarie, per via di sintomi lievi o addirittura inesistenti". Elemento che aumenterebbe il numero reale degli infettati da conteggiare per il calcolo della mortalità: "Se assumessimo che i contagiati fossero 10 volte più di quelli registrati, la mortalità" da 2019-nCoV "scenderebbe dal 2% al 2 per mille e non sarebbe sostanzialmente diversa da quella dell'influenza stagionale". In questo caso, tuttavia, "il problema sanitario è maggiore - precisa La Vecchia - perché si tratta di un virus nuovo, e che può provocare polmoniti e insufficienza renale anche in persone non anziane bensì di mezza età".


Il fatto che la mortalità effettiva da nuovo coronavirus cinese possa essere molto inferiore rispetto al 2-4% non solo rassicurerebbe l'opinione pubblica, ma comporterebbe "grossi vantaggi per i soggetti che si infettano - evidenzia lo specialista - perché il rischio di complicanze diventerebbe piccolissimo".


Tuttavia, la possibilità che il numero effettivo dei contagi sia molto superiore a quello riportato significherebbe avere "enormi problemi di controllo dell'epidemia: può sembrare un paradosso", ma dal punto di vista epidemiologico "meno una condizione patologica è grave e più è difficile da controllare", proprio perché molti malati potrebbero non arrivare all'attenzione di medici e ospedali. In conclusione, chiosa La Vecchia, "penso che ad oggi ogni previsione sia estremamente incerta".


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