Venerdì, 24 Settembre 2021

C'è chi non si arrende ai talebani

Mentre sono circa 20.000 le persone rimaste nell'area dell'aeroporto internazionale di Kabul in attesa di poter lasciare l'Afghanistan, nel Panjshir, si riorganizza la resistenza nell'unica delle 34 province afghane a non essersi arresa ai Talebani.

Il Panjshir, a nordest di Kabul, resta l'unica delle 34 province afghane a non essersi arresa ai Talebani, 'nuovi padroni' dell'Afghanistan. Non si era arresa neanche negli anni Novanta. A suo favore gioca la geografia, che consente una difesa più "facile". Un territorio aspro, abitato in maggioranza da tagiki, con una vallata incastonata tra le vette dell'Hindu-Kush. La provincia è divisa in sette distretti e conta 512 villaggi, con una popolazione di circa 173mila abitanti. Qui si troverebbero sia Amrullah Saleh, nato proprio nel Panshir, vice presidente tagiko del governo di Ashraf Ghani fuggito all'estero, che Bismillah Mohammad, originario anche lui del Panshir, ministro della Difesa tagiko di quel governo che a inizio agosto scampò ad un attacco. Da qui Saleh si è dichiarato "presidente ad interim". Con Ahmad Massoud, figlio del 'leone del Panshir', che promette di seguire i passi del padre. Giovedì scorso il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, ha confermato che "le forze della resistenza" ai Talebani in Afghanistan guidate da Saleh e Massoud sono "concentrate nella Valle del Panshir". La 'seconda resistenza', erede del comandante dell'Alleanza del Nord. I Talebani dicono di cercare una soluzione negoziata, ma fanno anche sapere i loro combattenti sono pronti nelle aree limitrofe, dopo che sabato Abdullah Abdullah, che era stato incaricato come responsabile del governo afghano per i colloqui di pace, è stato impegnato in colloqui sulla regione con rappresentanti locali.

Intanto a Kabul è drammatica la situazione di chi cerca di lasciare il paese. Da oggi sarebbero ammessi nell'aeroporto solo cittadini americani, titolari di green card e cittadini dei Paesi della Nato con familiari stretti. Esclusi, stando alla fonte, coloro che sperano di ottenere un visto in base al programma Siv (Special Immigrant Visa), la strada verso l'estero per gli afghani che hanno collaborato con gli Usa.  Una delle ragioni del caos sarebbe nella decisione di rilasciare visti elettronici, senza nomi o numeri di documenti, a chi puntava sul programma Siv. Visti che sarebbero poi stati copiati con screenshot e inviati a migliaia di altri afghani senza titolo.

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