Sindrome di Tourette o "dei tic": come riconoscerla e conviverci

In Italia non se ne parla, ma il disturbo colpisce l'1% della popolazione fin dall'infanzia (e spesso si risolve da sé); negli adulti è difficile da gestire

Foto da Pixabay

Molte persone, lo avrete notato, hanno dei piccoli tic: sospiri, raschiamento di gola, movimento della spalla, torsione della testa, colpo di tosse, una vocale ripetuta oppure una parola (spesso una parolaccia) in mezzo al discorso comune. Piccoli gesti ripetuti in modo ritmico e ossessivo, assolutamente involontari, senza che la persona possa farci nulla. Nei più piccoli questi atteggiamenti sono spesso oggetto di scherno da parte dei pari. Si chiama Sindrome di Tourette ed è la malattia dei tic. Il nome scientifico proviene dal nome del neurologo francese Gilles de la Tourette che la individuò verso la fine dell’Ottocento descrivendone un quadro clinico. Questa problematica colpisce circa l’uno per cento della popolazione, quindi è abbastanza frequente; inizia a manifestarsi di solito è nell’età scolare 6-9 anni ed è considerata un disturbo del neurosviluppo, come l’autismo per esempio. La buona notizia è che nella maggioranza dei casi sparisce con la pubertà.

Da che cosa si origina?

Come riporta il sito Fondazione Veronesi, non si sa bene da cosa dipenda, ma le origini di questa patologia sono state indagate da una ricerca della Washington University School of Medicine a St. Louis, pubblicata sulla rivista Molecular Psychiatry. Attraverso la risonanza magnetica si è analizzato il cervello di 103 bambini colpiti dalla sindrome di Tourette e di altri 103 bambini dalle stesse caratteristiche privi del disturbo. Gli scienziati hanno rilevato una quantità significativamente maggiore di materia grigia nel talamo, ipotalamo e mesencefalo, ricordando che la materia grigia è quella preposta all’elaborazione delle informazioni. D’altro canto, nei soggetti con Sindrome di Tourette si è notata una minore quantità di materia bianca nella corteccia che sta sopra gli occhi e nella corteccia prefrontale mediale. «La materia bianca fa in un certo senso il cablaggio del cervello», spiegano. «Consiste più che altro di assoni (prolungamenti dei neuroni ndr) ricoperti di mielina e trasmette segnali alla materia grigia. Meno materia bianca potrebbe indicare una minore efficienza nella trasmissione delle sensazioni, mentre il surplus di materia grigia potrebbe voler dire che le cellule nervose stanno mandando un surplus di segnali».

Queste scoperte sono un semplice punto di partenza per altre ricerche: «Oltretutto», osserva lo psichiatra Kevin J, Black, a capo dell’indagine, «le regioni dove noi abbiamo visto dei mutamenti sono connesse alle sensazioni e all’elaborazione sensoriale. Ora, molte persone affette dalla sindrome di Tourette spiegano che i loro tic partono soprattutto in risposta a sensazioni insolite, come se quella parte del corpo non fosse a posto. E aggiungono che dopo il tic si sentono meglio». Cristiano Termine, docente di neuropsichiatria infantile all’Università dell’Insubria, uno dei non tanti studiosi e terapeuti italiani della sindrome di Tourette, commenta: «L’attivazione continua che si manifesta nel tic può giustificare che la sostanza grigia sia più spessa, come se i neuroni lì fossero sempre sotto stimolazione. I neuroni possono anche diventare più grandi, il che non può avvenire senza conseguenze. Per parte sua il calo della materia bianca potrebbe significare dei cali di conduzione degli stimoli, come se ci fossero dei “cavi” troppo piccoli per riuscire a trasmettere». 

Come gestire la Sindrome di Tourette in età adulta

Un terzo dei casi del Tourette vede la permanenza dei tic anche nell’età adulta. Come gestire questo disturbo? «Fastidiosi soprattutto i tic fonatori: sospiri, vocali, parole ripetute a sproposito», continua il professor Termine, «Oltretutto in un 15-20 per cento di casi si tratta di parolacce. Si dice che siano gesti involontari, tuttavia io li definirei semi-involontari, perché la persona se lo vuole e per un certo tempo può bloccare i tic. Basterebbe vedere una visita medica con questi soggetti: spesso neanche l’ombra di un tic, che pure servirebbe per meglio capire». Prosegue Termine: «Questo sforzo di trattenersi crea un malessere crescente, paragonabile allo sforzo, di trattenere uno starnuto o di avvertire un prurito e non potersi grattare. Se il disturbo è grave, la vita sociale e lavorativa si presenta ben difficile». In Italia, questa sindrome è ben poco conosciuta. Si può intervenire con sedute di terapia cognitivo-comportamentale per “educare” a superare i tic oppure a conviverci mettendo in atto strategie alternative per “scaricare” il tic che si ha su un altro tic meno imbarazzante. In casi molto gravi, si ricorre ai farmaci. Esistono farmaci sintomatici, in grado di “abbassare” il tic, che scompare, fintanto che si continua a prendere quel farmaco. Di certo la ricerca deve fare ancora molti passi avanti in questo senso.

Altre sindomi associate

Nell’esperienza dell professor Termine, la sindrome di Tourette a volte compare associata o al disturbo di iperattività (Adhd) o al disturbo ossessivo compulsivo (Doc). «Si intuisce che siano coinvolte le stesse strutture cerebrali perché anche i pensieri ossessivi sono non controllabili e ripetitivi come i tic», nota Cristiano Termine. In ogni caso, è importante rivolgersi a un neuropsichiatra per avere una diagnosi certa e individuare il percorso più idoneo.

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