Lunedì, 8 Marzo 2021

Le donne protestano contro il divieto di bikini: "Facciamo quello che ci pare"

In Marocco, in risposta alla campagna social maschilista che vieta il due pezzi al mare per motivi religiosi, alcune attiviste hanno espresso il loro dissenso

foto archivio (Ansa EPA/BARBARA WALTON)

Alcune donne marocchine hanno reagito alla campagna contro il bikini, lanciata nel nord Africa nel 2015 e ripresa di recente in Marocco, con lo slogan di "Sii donna, fa' quel che ti pare".

Lo scorso 9 luglio una pagina Facebook filo-islamista ha lanciato una mobilitazione per contrastare l’uso del costume a due pezzi e in generale di tutti i vestiti considerati indecenti.

Nella capitale Rabat al grido di "Sii uomo" (traduzione dell'hashtag "Koun-rajul"), gli uomini sono stati invitati a non far uscire di casa mogli, fidanzate o figlie con abiti succinti o in bikini in spiaggia.

La campagna maschilista si è presto diffusa in tutto il Marocco attraverso una pagina Facebook filo-islamista. A sostegno del divieto di bikini sono state riportate le parole del Corano: "Ogni donna che tolga i suoi abiti fuori dalla casa del marito, in verità è come togliesse il velo tra se stessa e Dio".

Migliaia gli utenti che hanno messo "mi piace" alla campagna anti-bikini, ma per la prima volta, al tormentone-divieto diventato virale grazie ai social, alcune attiviste hanno reagito duramente utilizzando Facebook in modo uguale e contrario.

"Solo un imbecille può aderire a una campagna del genere" hanno scritto le attiviste tra cui c’è chi parla di "aberrazione", di "un passo indietro di oltre 100 anni" e chi si chiede: "la donna è un essere umano, chi sei tu per decidere cosa debba indossare?".

In poche ore sono sorte anche pagine Facebook di dissenso e condanna al divieto, con foto degli Anni '60 e '70, quando sulle spiagge di Casablanca il costume a due pezzi era di moda come a Saint Tropez e si vedevano donne in minigonna come a Londra.

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