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Domenica, 14 Aprile 2024
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Festa della donna, al via la campagna Io Posso: "Se non c’è parità c’è violenza"

L’iniziativa della rete nazionale antiviolenza Reama di Fondazione Pangea Onlus è volta a riaffermare il ruolo e la capacità delle donne dal punto di vista sociale e lavorativo

Una campagna per dire “Io Posso…”, rivolta a tutte le donne ma anche agli uomini che vogliono dargli voce, avviata dalla rete nazionale antiviolenza Reama di Fondazione Pangea Onlus in occasione dell’8 marzo. Un modo per dire che noi tutte possiamo e dobbiamo darci mille possibilità, per riaffermare il ruolo e la capacità delle donne dal punto di vista sociale e lavorativo e per ricordare quanto ancora siano discriminate e ostacolate nel raggiungimento delle pari opportunità, nella possibilità di affermarsi, di fare carriera o semplicemente di reinserirsi in un contesto socio lavorativo adeguato.

“Abbiamo sentito l’esigenza di focalizzarci sul tema dell’Io Posso, ovvero sull’empowerment femminile, perché ad ancora troppe donne viene negata la possibilità di affermarsi, di fare carriera o semplicemente di reinserirsi in un contesto socio lavorativo adeguato.

Il 'fallimento redistributivo' del tempo di lavoro e di cura tra uomini e donne

I dati emersi nei giorni scorsi dalla Relazione sul Bilancio di genere ma anche quelli pubblicati dall’Eurobarometro del Parlamento Europeo parlano di ‘fallimento redistributivo’ del tempo di lavoro e di cura tra uomini e donne che il Covid ha esasperato e raccontano di un Paese dove la cosiddetta “she-session”, ovvero la recessione al femminile, è sotto gli occhi di tutti: l’impatto della crisi generata dalla pandemia è stato particolarmente negativo sulle donne e si è tradotto non solo in una significativa perdita di posti di lavoro in settori dominati dalla presenza femminile, ma anche in condizioni di lavoro peggiori, in una accresciuta fragilità economica, in un conflitto vita-lavoro ancora più aspro del passato e in tante richieste di “part time” per le donne forzato che pesano sul loro bilancio economico. Le conseguenze sono molteplici e portano a quella perdita di autonomia che incide anche sulla violenza perché relega le donne in una condizione di vulnerabilità subalterna e sbilanciamento dei ruoli. E’ in questo quadro che si inserisce il nostro lavoro ed è in quest’ottica che va affrontato oggi il tema della parità di genere, in vista e oltre l’8 marzo”, afferma Simona Lanzoni, vice presidente di Fondazione Pangea Onlus e coordinatrice della rete nazionale antiviolenza Reama.  

“Per questo come Pangea e anche attraverso la nostra rete antiviolenza Reama che proprio a marzo compie tre anni, abbiamo attivato diversi strumenti non solo per proteggere le donne che vivono violenza domestica, ma anche perché le donne possano costruirsi un’autonomia economico-finanziaria e riappropriarsi di una loro capacità decisionale. Ci occupiamo da anni di microcredito e reinserimento lavorativo delle donne in zone difficili e di conflitto come l’Afghanistan o di estrema povertà come l’India. Ci siamo anche in Italia e con la nascita della rete Reama abbiamo attivato percorsi per prevenire e contrastare la violenza economica troppo spesso sottovalutata ma di fatto estremamente ostacolante se si vuole tornare a essere libere. Per questo abbiamo aperto lo sportello nazionale on line di Mia Economia, specifico sulla violenza economica, per aiutare le donne indebitate o in difficoltà economico lavorative a causa di una relazione violenta. Operatrici specializzate ascoltano le donne e insieme analizzano la loro situazione economico finanziaria per capire come sostenerle e calmierare i debiti”, prosegue Lanzoni.

Un corso per rimettersi in gioco 

“Sempre come Pangea abbiamo avviato nel 2021 la quarta edizione del Corso gratuito “Giovani Donne che impresa” rivolto a tutte le donne che hanno voglia di mettersi in gioco, che magari hanno perso il lavoro proprio durante il Covid e che voglio avviare una micro impresa.  Nel 2022 il corso ha coinvolto 20 giovani donne che sono state affiancate in ben 93 ore di lezione per sviluppare la propria idea imprenditoriale. Sono stati forniti strumenti teorici e pratici in lezioni frontali ma anche attraverso il gioco di ruolo e sono stati affrontati vari argomenti dalla formulazione e strutturazione dell'idea imprenditoriale fino ad arrivare all'analisi del cliente, al business plan, alle forme di impresa, alle fonti di finanziamento e agli strumenti di marketing e molto altro. Il tutto in un'ottica di genere perché noi donne quando lavoriamo dobbiamo tenere ben presente che abbiamo non solo bisogno specifici ma che incontreremo difficoltà differenti rispetto a quelle di un uomo. 

Infine, per le donne che vivono violenza e sono in un percorso di uscita presso un centro o una casa rifugio della rete Reama, Fondazione Pangea mette a disposizione il Fondo Io Posso, da cui prende il nome la nostra campagna. Si tratta di un contributo liberale una tantum ai centri che ne fanno richiesta per le donne alle quali manca un piccolo sostegno economico per ricominciare. In passato, ad esempio, il fondo è stato utilizzato per facilitare l’accesso al mondo del lavoro, per pagare la conclusione di percorso di studi, di formazione professionale o tirocini, o più semplicemente per aggiustare l’automobile con cui andare a lavorare. Ma è stato richiesto anche per contribuire a visite mediche e specialistiche laddove c’erano problemi di liste di attesa troppo lunghe o costi troppo elevati o per facilitare l’inclusione abitativa anticipando la caparra per andare a vivere da sole. Infine, grazie ai tirocini formativi, stiamo inserendo nel mondo del lavoro sei donne in uscita dai centri violenza in tutta Italia. 

“Io posso”, quindi, diventa per noi un programma di due parole che racchiude molto di più ma anche il nome di una campagna che in vista dell’8 marzo vogliamo rilanciare.

Sarà difficile conseguire risultati soddisfacenti in termini di uguaglianza di genere sul mercato del lavoro finché il tema dell’autonomia economico-finanziaria, della conciliazione tra vita lavorativa e vita familiare e dell’occupazione femminile non riguarderà alla pari uomini e donne. Solo l’adozione di una prospettiva di condivisione delle responsabilità relative ad entrambe le sfere della vita, che implica la messa in discussione della visione tradizionale per cui uomini e donne sono naturalmente deputati ad attività diverse, potrà produrre cambiamenti e non si porrà fine alla violenza sulle donne fino al completo raggiungimento della parità di fatto. Ma soprattutto non saremo mai libere in Italia come in Afghanistan e in Ucraina sino a quando non saremo uguali anche nella società in cui viviamo”. E’ quanto afferma Simona Lanzoni, vice presidente di Fondazione Pangea Onlus e coordinatrice della rete antiviolenza Reama.

Tre anni della rete Reama

Reama è la rete nazionale antiviolenza di Fondazione Pangea Onlus nata nel marzo del 2019 per accorciare le distanze tra le donne che vivono violenza e i servizi per accoglierle e ascoltare, ma anche una rete per fare formazione, applicare e far conoscere la Convenzione di Istanbul e mettere in sinergia tutte le realtà che Fondazione Pangea incontrato nel corso degli anni e che si occupano di prevenire e contrastare la violenza promuovendo le pari opportunità. Tre anni in cui la rete è cresciuta e a oggi conta 34 tra centri antiviolenza, sportelli e case rifugio in tutta Italia, un gruppo giuridico di 22 avvocate specializzate sui temi della violenza, un comitato scientifico di esperte ma anche diverse professioniste (psicologhe, docenti, donne medico, assistenti sociali ecc) che hanno deciso di mettere a disposizione le loro competenze.

Nei primi tre anni di attività la rete ha preso in carico circa 4mila donne da nord a sud nei centri antiviolenza Reama (di cui 2752 solo nell’ultimo anno) e ha ospitato oltre 600 tra donne e minori nelle case rifugio (di queste 401 nel 2021).

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