Martedì, 11 Maggio 2021

Caro bollette, Italia sempre più dipendente dall'estero: anche per questo paghiamo tanto

Paghiamo più di ogni altro europeo: colpa di imposte e oneri di rete che fanno salire le bollette energetiche dei consumatori italiani oggi dipendenti da importazioni per il 95%. E le famiglie si trovano a buttare 300 euro l'anno per impianti idrici che "fanno acqua"

Giorni di gran caldo e climatizzatori accesi ma occhio al contatore della luce: il caro bollette è sempre in agguato e come testimonia l'autorità di regolazione per l'energia Arera, se il costo dell'energia è in crescita in tutta Europa, in Italia è ulteriormente appesantito dalle imposte e dagli oneri di rete.

È questo uno dei dati che emerge dalla Relazione annuale pubblicata dall'Arera che in una fotografia "scattata" prima del Covid-19 denuncia come i prezzi italiani siano più alti della media UE per i clienti domestici.

Bollette, metà della spesa in tasse

L'associazione Codacons ha calcolato che con le nuove tariffe scattate lo scorso 1 luglio gli utenti si ritrovano a pagare su ogni bolletta del gas addirittura il 49,17% di tasse (imposte e oneri di sistema) e il 39,13% sull'elettricità, con una tassazione in forte crescita sul trimestre precedente. Nel 2020, considerata la spesa media annua per l'energia, ogni famiglia pagherà 495 euro di tasse sul gas e 194 euro sulla luce.

E se nel settore idrico circa 312 euro a famiglia all'anno si "perdono" per fronteggiare lo stato di degrado degli acquedotti, anche su settore gas gli italiani hanno finito per pagare di più, sia per il consumo domestico che per le imprese. Un fattore che - seppure influenzato dalla portata della pandemia di coronavirus - non potrà che peggiorare a causa della sempre maggiore dipendenza degli approvigionamenti dall'estero che sul fronte del gas ha raggiunto nel 2019 il massimo storico toccando quota 95,4% (era il 93,4% nel 2018).

Energia, record di importazione dall'estero

Nel 2019 infatti, la produzione nazionale di gas ha subito un nuovo marcato calo pari al -10,9% rispetto al 2018, attestandosi a 4,85 miliardi di metri cubi, soprattutto per la riduzione della produzione in mare (- 13%), mentre quella in terraferma è cresciuta del 5%. Le importazioni dunque hanno raggiunto i 70,9 miliardi di metri cubi, in aumento del 4,5% rispetto al 2018. Con l'eccezione dei volumi provenienti dall'Algeria, che sono diminuiti del 25,6% rispetto al 2018, sono cresciute le importazioni da tutti gli altri paesi da cui l'Italia acquista il gas. Nel 2019 dunque abbiamo importato: 3 miliardi di metri cubi in più dalla Norvegia, 1,2 in più dalla Libia, 0,5 in più dall'Olanda e 0,2 in più dalla Russia; sono inoltre aumentati di circa 2,7 miliardi di m3 (cioè del 125%) i volumi provenienti dalle altre zone (significativi i carichi di GNL provenienti da Trinidad Tobago, per 1,4 miliardi di m3, e 1,6 miliardi di m3 dagli Stati Uniti, consegnati presso il terminale di Livorno). Nel 2019, quindi, il peso della Russia tra i paesi che esportano in Italia è leggermente diminuito al 46% (era al 47,7% nel 2018), mentre la quota dell'Algeria è scesa dal 26,5% al 18,8%. Il terzo paese per importanza è il Qatar da cui arriva il 9,2% del gas complessivamente importato in Italia (9,6% nel 2018), seguito dalla Norvegia la cui quota è all'8,7% e dalla Libia all'8%.

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