Martedì, 18 Maggio 2021

Incognita Pil, il governo è ottimista sulla crescita (ma prepara un piano B)

L'esecutivo scommette sull'1,5%, ma nessuna organizzazione economica - da Bankitalia all'Ocse - stima una crescita così sostenuta. Gli ultimi dati dell'Istat non lasciano ben sperare: dopo 14 trimestri positivi il Pil va di nuovo giù

Luigi Di Maio, Giuseppe Conte e Matteo Salvini. ANSA

Quanto crescerà il Pil italiano nel 2019? Le stime degli organismi nazionali e internazionali non sono affatto concordi sulle prospettive di crescita della nostra economia, ma c’è un dato che salta subito agli occhi, anche se non stupisce: il governo gialloverde sul tema è molto ottimista. Secondo le previsioni del Tesoro, l’anno prossimo il prodotto interno lordo italiano dovrebbe crescere in modo piuttosto sostenuto (+ 1,5%) anche grazie all’introduzione del reddito di cittadinanza, che secondo l’Istat dovrebbe avere un impatto sul Pil pari allo 0,2-0,3 per cento.  

Nonostante questo, l’istituto di statistica stima comunque una crescita inferiore rispetto a quella auspicata dal governo: +1,1% nel 2018 e 1,3% nel 2019. Più pessimista la Commissione europea: secondo stime rese note a inizio novembre, il Pil italiano crescerà dell'1,2% nel 2019 e dell'1,3% nel 2020, con il rapporto deficit Pil che il prossimo anno schizzerà al 2,9%. Per la Commissione Ue l’Italia resta il fanalino di coda in Europa in quanto a crescita.

Anche il fondo monetario internazionale è pessimista: nel World Economic Outlook la crescita italiana viene rivista al ribasso dello 0,3% rispetto a una precedente valutazione dello scorso aprile. Il Fmi conferma infatti il rallentamento dell'economia italiana che nel 2018 dovrebbe crescere dell'1,2% e dell'1,0% nel 2019. Il governo giallo verde però questa volta non c’entra nulla. Il Fmi precisa infatti che queste previsioni non si basano sulle indicazioni fornite dal governo Conte con la Nadef bensì "sui progetti inclusi nel bilancio 2018 e nel Def di aprile 2018".

Bankitalia: "Il caro spread rischia di vanificare gli effetti della manovra"

Ma giocare allo scaricabarile non salverà certo il Paese. Altro organismo, altra previsione al ribasso. Per Bankitalia nel 2019 la crescita italiana rallenterà vistosamente: con una crescita dell’1,3% quest’anno, dell’1% nel 2019 e dell’1,2% nel 2020. Secondo il bollettino economico, che però è del luglio scorso, "le proiezioni di crescita sono lievemente più basse" rispetto a quelle di gennaio, che indicavano +1,4% quest’anno e +1,2% nel 2019 e nel 2020". Il bollettino, dicevamo, è di qualche mese fa.

Solo una settimana fa, Bankitalia ha però fatto capire che non crede alle stime di crescita del governo. La maggiore crescita stimata dall’esecutivo, presuppone infatti "moltiplicatori di bilancio piuttosto elevati", mentre il caro-spread "rischia di vanificare l'impulso espansivo atteso dalla politica di bilancio". L'effetto sulla crescita e sul rapporto debito/Pil "dipenderà dunque dalle misure specifiche e dal mantenimento della fiducia degli investitori". 

STIME PIL-2

Ocse: la ripresa ha perso slancio

L’Ocse ha rivisto invece al ribasso le stime del Pil per il 2019 solo pochi giorni fa, portandole dall’1,1 allo 0,9%. Secondo l’organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, "la ripresa ha perso slancio" e "l’aumento dell’incertezza e dei tassi d’interesse ridurrà la propensione di famiglie e imprese a consumi e investimenti, controbilanciando gli effetti espansivi del bilancio pubblico sull’attività".

Il piano B del governo

Ma cosa accadrà se il governo dovesse perdere la scommessa della crescita? Nella lettera inviata alla Commissione europea, il ministro dell’Economia Giovanni Tria scriveva quanto segue: “Al riguardo, qualora i rapporto debito/PIL e deficit/PIL non dovessero evolvere in linea con quanto programmato, il Governo si impegna a intervenire adottando le necessarie misure affinché gli obiettivi indicati siano rigorosamente rispettati”. Che cosa significa? Nonostante il linguaggio di Tria sia molto vago, tutto lascia pensare che se le cose dovessero andare male, le misure cardine della manovra potrebbero subire delle correzioni importanti.

Dopo 14 trimestri il Pil va giù

Intanto però l’esecutivo deve fare i conti con i dati sul Pil forniti ieri dall’Istat. E non sono buone notizie: nel terzo trimestre del 2018 il Pil italiano è infatti diminuito dello 0,1% rispetto al trimestre precedente. Secondo la società di statistica, "si tratta del primo calo dell’attività economica dopo un periodo di espansione protrattosi per 14 trimestri".

(Infografica in alto da Piazza Pulita, LA7)

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