Domenica, 20 Giugno 2021
LAVORO

Lavoro, niente ripresa: "Servono 20 anni per tornare ai livelli pre-crisi"

La disoccupazione nell’eurozona è "alta" e forse "lo resterà per del tempo". Ma il Mef replica: "Numeri che non tengono conto di interventi fatti"

Secondo il Fondo monetario il tasso di disoccupazione in Italia resterà alto nel medio termine e ci vorranno 20 anni per tornare ai livelli pre-crisi. È quanto si legge nel suo rapporto sull’Eurozona. Secondo le previsioni dell’Fmi, senza "una significativa ripresa della crescita", la Spagna impiegherà quasi 10 anni, mentre Italia e Portogallo quasi 20 anni, per ridurre il tasso dei senza lavoro. 

Ma all'Fmi risponde direttamente una nota del ministero delle Finanze, che non si è fatta attendere: "La stima del FMI secondo la quale occorrerebbero 20 anni in Italia per riportare l’occupazione ai livelli pre-crisi) è basata su una metodologia che non tiene conto delle riforme strutturali che già sono state introdotte". Ed ecco "perché non servono 20 anni per tornare ad una occupazione pre-crisi".

IL PROBLEMA DEL LAVORO GIOVANILE - L'alto tasso di disoccupazione giovanile nell’Eurozona potrebbe danneggiare il potenziale del capitale umano e dar luogo a una "lost generation": "Nonostante i recenti miglioramenti - sottolinea il Fondo - il tasso di disoccupazione rimane sopra l’11% nell’area euro e vicino al 25% in Grecia e Spagna. La quota di disoccupazione di lungo termine continua ad aumentare, accrescendo i rischi di un’erosione delle capacità".

L’Italia sta comunque emergendo da tre anni di recessione sottolinea il Fondo monetario internazionale che conferma come la ripresa in qualche modo prosegua evidenziando che tra le grandi economie dell’area euro, la Germania "continua a crescere leggermente sopra 1,5%", la Spagna sta "recuperando energicamente", e l’attività in Spagna "è ripresa all’inizio di questo anno". L’Italia deve comunque "aumentare l’efficienza" della P.a. e della giustizia civile e "migliorare la flessibilità del mercato del lavoro", oltre che "incrementare la concorrenza nei mercati dei prodotti e dei servizi". 

Il Fondo raccomanda all’Italia, in particolare, di cancellare il dualismo del mercato del lavoro a livello di licenziamenti e di favorire la "differenziazione salariale" a seconda di imprese e settori. Sono necessari anche "politiche attive" per la formazione e una "riduzione degli ostacoli alle imprese", affrontando "l’eccessivo onere normativo". Per sostenere le esportazioni il Fondo ritiene che l’Italia debba "continuare a sostenere l’internazionalizzazione" delle imprese, in particolare le piccole e medie imprese.

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