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Mercoledì, 1 Febbraio 2023
Lavoro

I benefici dell'Intelligenza artificiale nel reclutamento del personale

Un nuovo modo di affrontare le sfide del lavoro

L’intelligenza artificiale è un ramo dell’informatica che, nel corso degli ultimi 50 anni ha permesso alle macchine di raggiungere prestazioni simili a quelle dell’uomo. E che, ormai, si sta inserendo nella nostra vita quotidiana. Pensiamo, ad esempio, ai videogame, agli strumenti per il riconoscimento vocale, agli smartphone e più in larga scala ai mercati azionari, medicina e robotica. Ormai si tratta di un trend che si sta espandendo sempre più a macchia d’olio su ogni settore lavorativo e di vita quotidiana. E diventa, quindi, quasi automatico che anche nel campo della ricerca di lavoro molte imprese si stiano approcciando ora all’uso dell’intelligenza artificiale,  mentre altre lo stiano facendo già da tempo.

Anzi si può affermare che, complice la pandemia, negli ultimi anni ci sia stato un enorme avvicinamento delle aziende nell’introduzione di queste tecnologie. Sia per la ricerca di candidati, che per il potenziamento dei propri sistemi interni. Dal settore della sicurezza a quello dell’archiviazione, avendo colto le potenzialità e i vantaggi che ne possono derivare.

Sono ancora molte, tuttavia, le aziende che hanno difficoltà ad accettare l’avvento di questa tecnologia. Facendo così, però, rischiano di perdere uno dei treni più significativi degli ultimi anni. Non restare al passo con l’evoluzione naturale del mondo del lavoro, infatti, sarà una scelta che si rivelerà alquanto controproducente.

Ma proviamo a capire ora quali sono i vantaggi ed i benefici dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale nel processo di ricerca dei candidati.

L’AI applicata al recruiting

Nel mondo del recruiting, come molti sapranno, la ricerca delle migliori candidature risulta essere spesso un compito tedioso e lungo. In alcuni casi, è addirittura un’attività che non garantisce un risultato ottimale. Soprattutto nel breve termine. Anzi, possiamo dire che più è prolungata la ricerca, più diventa difficile e meno oggettiva la scrematura dei candidati. Questa è, in realtà, la diretta conseguenza della nostra natura umana che fa perdere la concentrazione sull'obiettivo se la persona si ritrova a ripetere la stessa operazione più e più volte.

In una situazione come questa l’intelligenza artificiale supporta il recruiter in quanto una macchina preposta ad una prima scrematura dei candidati, continua a lavorare finchè non ha terminato il compito assegnatole. Non si stanca, non si annoia e, soprattutto, non ha variabili sul dispendio di energie e risorse.

Come funziona L’AI nell’HR

Il funzionamento è, all’apparenza, piuttosto semplice. Il recruiter individua il posto vacante, delinea le qualità che dovrebbe avere il candidato ideale e, quindi, stila un profilo comprensivo di tutte le skills e i requisiti indispensabili. A questo punto, si inseriscono i dati nella macchina e, in teoria, lei si occupa di tutto il resto.

Abbiamo detto “in teoria” volutamente perché, per quanto possa essere precisa l’intelligenza artificiale sulla scrematura dei candidati, ad oggi la si può utilizzare solo come supporto per il selezionatore. In questo momento, infatti, rappresenta un ottimo sistema per velocizzare l’attività di ricerca del personale e per far risparmiare risorse all’azienda che è alla ricerca di un nuovo candidato.

Analisi predittiva, parole chiave e matching delle candidature sono solo alcune delle tecniche utilizzate per aiutare il recruiter ad ottenere i risultati positivi che spera. Non dimentichiamo, infatti, che questa tecnologia di ultima generazione è in grado di dare le giuste valutazioni alle candidature.

L'obiettivo, seppur raggiungibile, necessita di una velocizzazione dei processi. Soprattutto per quel che riguarda la ripetizione delle medesime task oppure nell’attività di estrazione ed inserimento a sistema dei dati che i potenziali candidati immettono nel momento della compilazione dei form di candidatura. Ma questo vale anche per la digitalizzazione dei profili e le varie automatizzazioni dello screening dei curriculum, per esempio. Tutte queste attività saranno utili anche ad accelerare il processo di candidate experience rendendolo anche più curato.

L’elaborazione dati attraverso il data driven recruitment

Questo procedimento, nel mondo dell'high recruitment, ha preso il nome di data driven recruitment. Il motivo di questa denominazione è dato dall’elevata quantità di informazioni che vengono elaborate e, successivamente, archiviate nel database aziendale. Si tratta di un sistema che offre l’opportunità all’azienda di poter sfruttare questo archivio anche per future ricerche con un notevole abbattimento di costi.

Grazie all’impiego di questi strumenti di parsing cv e di extraction information si crea un metodo di ricerca volto al riconoscimento e alla classificazione dei dati del curriculum, velocizzando il processo. Ma, soprattutto, senza rischiare che l'efficienza del procedimento venga lesa. Può essere considerato, inoltre, come un ottimo strumento che permette al reclutatore di evitare possibili deviazioni dal normale processo mentale di giudizio (prende il nome di bias cognitivo), mantenendo una linea oggettiva di scelta.

Nel corso degli ultimi anni si è arrivati a capire che, per un’azienda, comunicare i propri valori, curare l’employer branding e la brand reputation sono questioni su cui prestare la massima attenzione. E’ quindi fondamentale assegnare ad ognuno di questi elementi la medesima importanza. E questo comporta il rendere quanto più ottimale possibile il processo di candidatura e, allo stesso tempo, migliorare l’interazione ed il contatto con gli stessi.

L’introduzione dei chatbot

Anche durante l’aggiornamento dello stato della selezione del personale e le motivazioni che portano alle decisioni finali è diventato sempre più indispensabile l’utilizzo dell’intelligenza artificiale. In questi due casi, ad esempio, sono stati introdotti dei chatbot che, sicuramente rispetto ai metodi tradizionali, garantiscono la possibilità di avere molte più risposte da parte di molti più candidati. E le informazioni arrivano contemporaneamente, creando un buon giudizio dell’azienda.

L’AI nelle Application Form

Sebbene molte volte l’azienda investa un gran numero di risorse nella costruzione di legami con i candidati, esistono ragioni che, spesso, portano il candidato ad interrompere il percorso di application. E, di conseguenza, il contatto del potenziale nuovo assunto o i dati inseriti si vanno a perdere ancora prima di essere completati.

Ma perché questo avviene? Le cause più comuni derivano da application form troppo articolate e lunghe. E, in molti casi, addirittura difficili da comprendere. Il risultato è che il candidato si senta scoraggiato e abbandoni l’idea di inviare il proprio CV. A tal proposito, è stato ideato il completamento automatico del form una volta che viene inserito il curriculum a terminale. E tutto questo migliora non di poco l’esperienza dei candidati.

Gli strumenti di matching

Sebbene i vari matching di candidature siano degli strumenti che aiutano le aziende a migliorare e velocizzare il processo di scrematura dei candidati attraverso le corrispondenze tra i profili e le varie job description ( o le skills richieste per coprire i vari ruoli vacanti ad oggi), spesso non si fa affidamento solo all’intelligenza artificiale.

E perché mai? Così come avviene per il reclutamento svolto interamente da parte di un essere umano, questo processo può avere dei risultati alterati. E questo dipende dal recruiter, da situazioni emotive, da pregiudizi, da estreme fiscalità. Un reclutamento che avviene sfruttando i vantaggi dell’intelligenza artificiale, non dovrebbe presentare questi rischi. Eppure, non bisogna tralasciare il fatto che all’interno dei software sono presenti algoritmi e dati per la ricerca che vengono inseriti da un essere umano.

La scelta di adottare questa nuova tecnologia, se ben controllata, permette all’azienda di migliorare i propri servizi e formare i propri dipendenti, creando loro nuove competenze e nuovi spunti di approfondimento nel proprio settore.

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