Giovedì, 25 Febbraio 2021

Quali sono le professioni più desiderate dai genitori per i figli?

I genitori non sono determinanti solo perché finanziano l'istruzione o la formazione dei figli, ma hanno una forte influenza anche per quanto riguarda la loro conoscenza del mondo e, quindi, nel determinare e definire quelle che saranno le loro future ambizioni

Se fai un salto nel tempo, ritornando ai tempi in cui eri un bambino che provava a immaginare la sua vita da adulto, probabilmente ti renderai conto che le cose oggi sono molto diverse rispetto alla realtà che sognavi allora. Questo non vuol dire che siano necessariamente andate peggio (o meglio), solo che a volte la vita ci porta a percorrere strade differenti, spesso anche in contraddizione tra di loro.

Visioni diverse sul mondo del lavoro e sulle ambizioni da coltivare vengono inevitabilmente a galla anche quando generazioni diverse si mettono a confronto. Ma quali sono le professioni più desiderate dai genitori per i figli? Scopriamolo insieme.

Lavoro, cosa desiderano i genitori per i figli

Ogni genitore, si sa, aspira al meglio per i propri figli, non solo nella vita in generale ma anche nel lavoro. A prescindere da quale sia l’approccio scelto per crescere un bambino, e dalla libertà lasciata ai figli nel decidere che cosa fare della propria carriera, concorderai con me che vi sono alcuni genitori molto più “presenti” di altri, che provano a tutti i costi ad indirizzare i propri figli verso quei mestieri che – secondo loro – sono molto più rispettabili di altri.

Che sia per una questione di soldi o di prestigio, poco importa. La verità è che ci sono dei lavori che oggi i genitori sognano per i propri figli (e altri meno). Un recente studio condotto da Harris Poll, per esempio, ha fatto luce su quelle che sono le preferenze più ricorrenti in questi casi. Agli intervistati, nello specifico, è stato mostrato un elenco di professioni ed è stato chiesto di indicare quelle che, secondo loro, sono visti meglio dalla società e garantiscono maggiori possibilità di successo (e quindi una vita migliore ai loro “bambini”).

Harris Poll ha domandato anche a tutti i 2.537 adulti intervistati quali mestieri, tra quelli presenti nell’elenco loro mostrato, consiglierebbero ad un adolescente come professione futura e quali, invece, scoraggerebbero dall’intraprendere. Ebbene, il 93% degli adulti ha affermato che incoraggerebbe il proprio figlio a intraprendere una carriera nel campo dell'ingegneria. Il 91% degli intervistati ha dichiarato che gli piacerebbe vedere il proprio figlio diventare medico o scienziato, mentre l’88% un architetto e l’81% un insegnante.

Più della metà degli intervistati (il 59%) ha invece affermato che proverebbe a dissuadere il proprio figlio dall’intraprendere la carriera di attore o politico, mentre sugli atleti l’opinione si è divisa quasi a metà. Il 57% degli intervistati, infatti, vede di buon occhio la carriera sportiva e incoraggerebbe un bambino a percorrerla, contro il 43% che ha viceversa dichiarato che spingerebbe un bambino a considerare altro. 

Posizioni come l’avvocato, l’agente di polizia e il giornalista sono invece appoggiate dai genitori rispettivamente nel 69%, 65% e 61% dei casi.

Sulle risposte date dai genitori hanno influito sicuramente fattori di tipo sociale (come il prestigio che solitamente si attribuisce ad una figura piuttosto che ad un’altra), ma anche elementi di carattere economico e occupazionale. È probabile dunque che, con l’andare del tempo, queste tendenze cambino, perché a cambiare culturalmente sarà in primis il mondo del lavoro.

Pensa a come stavano le cose dieci anni fa, quanti lavori abbiamo visto nascere nell’ultimo decennio? E quanti invece evolversi o addirittura scomparire per via dello sviluppo scientifico e tecnologico? La società è in continuo movimento e, di fatto, ogni mutamento potrebbe avere dei grossi impatti sulla nostra vita, il nostro lavoro e le ambizioni di tutti (nostre, dei nostri genitori e dei nostri figli).

A tal proposito, per completezza, è opportuno mostrarti anche i risultati di una ricerca condotta da Siemens, dalla quale è emersa un’attenzione sempre più crescente da parte dei genitori per il settore scientifico – informatico. Questi, consapevoli dei passi da gigante che sta facendo la tecnologia e del ruolo predominante che questa ha nelle nostre vite, hanno dichiarato che vorrebbero vedere i propri figli impegnarsi per una carriera in questo settore.

I lavori più ambiti per i propri figli, in questo caso, sono quelli che li vedrebbero impegnati nell’ambito ingegneristico e informatico, e alcuni dei padri e delle madri intervistati hanno ammesso di stare spingendo i loro figli a intraprendere studi che li indirizzino verso questi settori.

Il sondaggio, però, fa luce anche su un fattore molto importante (e da non sottovalutare): quello della felicità. I genitori presi a campione hanno infatti fatto sapere che vogliono che i loro figli lavorino sodo e facciano un mestiere che amano davvero. Oltre l'80% ha classificato la felicità come il fattore più importante nella scelta della futura carriera dei figli, più del successo e dei salari redditizi.

Come i genitori influenzano le carriere dei figli

I genitori hanno un ruolo cruciale nel delineare quello che sarà il percorso professionale intrapreso dai propri figli. Le scuole e le Università frequentate, il percorso di studi scelto come anche eventuali esperienze extrascolastiche (come soggiorni linguistici all’estero, campi scuola ed esperienze di stage extrascolastiche) influenzeranno molto le decisioni dei più piccoli. Perché se ci pensi un attimo si tratta di strade che, se non sono supportate dall’appoggio di mamma e papà (anche e soprattutto a livello economico), difficilmente possono essere portate a termine da un ragazzo o una ragazza senza tante risorse a propria disposizione.

I genitori non sono determinanti solo perché finanziano l'istruzione o la formazione dei figli, ma hanno una forte influenza anche per quanto riguarda la loro conoscenza del mondo e, quindi, nel determinare e definire quelle che saranno le loro future ambizioni. Per quanto tuttavia le intenzioni possano essere buone, a volte un’eccessiva intromissione su quelli che sono i processi decisionali/occupazionali degli adolescenti può però avere un effetto deleterio sulle loro vite. 

Quando mamma e papà sono troppo coinvolti

Nel tentativo di aiutare, a volte risultando troppo invadenti e poco obiettivi, molti genitori paralizzano involontariamente la capacità dei propri figli nel cercare di avere successo da soli quando diventeranno adulti. Come ribadiscono gli esperti di Risorse Umane, questa insalubre voglia di avere tutto sotto controllo e di provare a proteggere i propri "bambini" (che nel frattempo si fanno adulti) rende i genitori tutt'altro che di supporto.

In un sondaggio sulla genitorialità condotto da OfficeTeam nel 2016 diversi dirigenti aziendali hanno riferito di aver dovuto fare i conti con genitori invadenti molte volte durante la loro carriera. Alcuni (sia mamme che papà) hanno addirittura chiesto di partecipare ai colloqui, altri hanno portato torte e pensierini ai potenziali datori di lavoro, e diversi sono stati quelli che si sono messi in contatto con i responsabili delle Risorse Umane elogiando e poi chiedendo di assumere il proprio figlio.

Ma non finisce qui.

Secondo una ricerca svolta dalla Michigan State University, il 31% dei figli intervistati ha ammesso di aver lasciato che i genitori si occupassero di presentare per loro domande di lavoro o curriculum. Il 15% dei datori di lavoro sentiti ha invece ricevuto denunce da parte di genitori scontenti per il modo in cui erano stati trattati i figli, mentre il 9% degli intervistati ha avuto un genitore che ha cercato di negoziare lo stipendio o le mansioni del lavoro per il quale era stato assunto. Tra i genitori sentiti, in fine, il 4% ha dichiarato di aver effettivamente partecipato a colloqui di lavoro a fianco dei propri figli (anche se adulti). La crisi economica e occupazione poi, con l'andare del tempo, ha alimentato questa tendenza.

Figli che scelgono di fare lo stesso lavoro dei genitori: questione di crisi o di influenza?

Se chiedi ad un bambino cosa sogna di fare da grande molto probabilmente ti risponderà menzionandoti il mestiere del padre o della madre. Secondo un'analisi condotta dal New York Times, i figli maschi finiscono col fare lo stesso lavoro dei padri il 2,7% delle volte e il lavoro delle madri il 2%. Le figlie femmine, invece, hanno una probabilità dell'1,8% di finire a fare il lavoro della madre e l'1,7% quello del padre.

Le stime, tratte dai dati del General Social Survey tra il 1994 e il 2016, mostrano che le madri, nonostante lavorino di meno rispetto agli uomini, sono ancora influenti nell'ispirare le scelte di carriera dei loro figli. È emerso inoltre che i bambini con genitori disoccupati affermano con più frequenza che non sanno che cosa fare della loro vita e quale strada intraprendere a livello professionale e lavorativo.

La cosa più interessante che è venuta fuori da questa ricerca, comunque, è che i dati confermano che i bambini che ereditano il lavoro dei genitori iniziano a lavorare molto prima rispetto ai loro coetanei, magari entrando nel business di famiglia fin da giovani o portando avanti un’impresa tramandata di generazione in generazione.

Si tratta quindi di una questione di opportunità, crisi o solo influenza? La verità è che non esiste una risposta netta in questo caso.

Le conversazioni che si fanno quotidianamente con i propri genitori finiscono col riguardare anche aspetti del loro lavoro. Questa attenzione, dunque, può finire con l’affascinare i più piccoli che, specie se hanno un buon rapporto con la madre o con il padre (o con entrambi), è molto probabile che finiscano col sognare di diventare come loro da adulti.

La crisi occupazionale, inoltre, ha messo molti nelle condizioni di accogliere l’eredità lasciata dalla famiglia con più consapevolezza. Quando il mercato del lavoro ha poco da offrire e le prospettive non sono allettanti, è inevitabile che qualcuno finisca col “rifugiarsi” in qualcosa di sicuro e concreto. Spendere tempo, soldi ed energie in un progetto che è sempre stato familiare e che è sentito come proprio e personale, per di più, porta i giovani ad abbracciare con più entusiasmo lo spirito di sacrificio. Persino chi si è “opposto” ad una strada già segnata dai propri genitori ha poi etichettato il tutto come una semplice ribellione adolescenziale ed è ritornato a lavorare per la propria famiglia.

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