Giovedì, 13 Maggio 2021
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Tutte le quote per le nuove pensioni

Quota 100 è ai titoli di coda (e scompare qualsiasi riferimento dalla bozza del Recovery plan). Gli scenari per il futuro sono tanti: dalla Quota 41 per cui spinge Salvini alla Quota 102, passando per la Quota 92. I sindacati puntano all'uscita flessibile dai 62 anni. Ma c'è anche chi chiede il pensionamento a 60 anni o con 40 anni di contributi. Incubo scalone

Non c'è nessun riferimento a Quota 100 (che non è mai piaciuta all'Europa e che in ogni caso per ora si chiude a fine 2021 con la fine della sperimentazione) e a come superarla nella nuova bozza del Recovery plan, che ieri sera è stata esaminata dal Consiglio dei ministri. Il nuovo testo, ancora oggetto delle ultime limature prima di essere trasmesso alle Camere. Ma sulle pensioni servirà tempo per arrivare a una quadra. Ciò che accadrà dal 1 gennaio 2022 è un gigantesco punto di domanda. Il confronto tra governo e parti sociali, appena abbozzato, sarà particolarmente lungo e complesso. E' l'unica certezza.

La pensione di vecchiaia (Legge Fornero) prevede il ritiro dal lavoro a 67 anni e un'anzianità contributiva minima di anni 20. Quota 100 consente di anticipare la pensione a 62 anni di età con 38 di contributi fino al 31 dicembre 2021, dal primo gennaio si tornerebbe alle regole di prima e quindi allo "scalone" di cinque anni di età. Di colpo il pensionamento sarebbe accessibile solo a partire dai 67 anni di età (con pensioni dai 62 anni di età solo per le mansioni logoranti). Un intervento è inevitabile.

Intanto però lo stop a Quota 100 accontenta Bruxelles che ha chiesto di garantire la sostenibilità del sistema previdenziale nel medio periodo. Bisognerà adesso sciogliere tutti gli altri nodi.

Quota 100 è ormai ai titoli di coda

Qualcosa bisognerà fare, perché altrimenti si andrebbe incontro a scenari molto complessi e poco comprensibili. Un classico esempio: dal 31 dicembre 2021, senza un'eventuale armonizzazione, per gli esclusi ci sarà un aumento secco di cinque o sei anni dei requisiti di pensionamento. Ecco un caso limite: Mario e Giovanni hanno lavorato 38 anni nella stessa azienda solo che il primo è nato nel dicembre del 1959 e il secondo nel gennaio del 1960. Mario andrà in pensione (se lo vorrà) a 62 anni, mentre Giovanni dovrà optare tra un pensionamento anticipato con 42 anni e 10 mesi nel 2026 o il pensionamento di vecchiaia con 67 anni e nove mesi, addirittura nel 2029.

Lo scalone di tal fatta andrebbe persino oltre quello della vecchia riforma Maroni (legge 243/2004), quando fu introdotta una differenza di tre anni lavorativi tra chi avrebbe maturato il diritto alla pensione il 31 dicembre del 2007 e chi lo avrebbe fatto il primo gennaio del 2008. All'epoca per evitare che a circa 130mila lavoratori venisse impedito di andare in pensione subito si fece la riforma Damiano, con un aumento della spesa pensionistica "monstre", di 65 miliardi.

Lo scalone a 67 anni da evitare a tutti i costi

"Escludere a priori la proroga della pensione con quota 100 così come è riportato nella bozza del Pnrr senza prevedere alternative valide e socialmente sostenibili è profondamente sbagliato" sottolinea il Segretario Generale della Cisl, Luigi Sbarra. "Il sistema pensionistico italiano deve essere reso più flessibile per rispondere alle legittime aspettative di milioni di lavoratori e lavoratrici. Bisogna evitare a tutti i costi un nuovo scalone a 67 anni ed un altro fenomeno esodati".

"Assicurare l'uscita volontaria dal mercato del lavoro a partire da 62 anni o realizzare l'obiettivo di 41 anni di contributi a prescindere dall'età per godersi il sacrosanto diritto alla pensione sono aspetti di cui bisogna subito parlare con il Governo - ha proseguito Sbarra - Speriamo che la Commissione di studio su lavori gravosi ed usuranti venga convocata al più presto per confrontarsi anche con le parti sociali su questo tema. Ma non basta. Ci sono i lavoratori fragili, le donne particolarmente penalizzate dalle riforme degli ultimi 20 anni, i giovani che con carriere frammentarie e basse retribuzioni avranno pensioni contributive molto basse per i quali bisogna iniziare a ragionare su una pensione contributiva di garanzia".

"Le proposte del sindacato sulla riforma del sistema previdenziale vanno nella direzione di migliorare l`impianto previdenziale nel suo complesso - ha concluso - Aspettiamo che il ministro del lavoro risponda alla nostra richiesta di apertura del tavolo di confronto".

Cgil: "Noi siamo per l'uscita flessibile dai 62 anni"

"Noi siamo per l'uscita flessibile dai 62 anni in poi che le persone possono scegliere di poter andare in pensione ma allo stesso tempo va riconosciuto che i lavori non sono tutti uguali". Lo ha detto Maurizio Landini, segretario nazionale della Cgil, a Radio24, ospite della trasmissione 'Il caffè della domenica'.

"Noi abbiamo chiesto al presidente Draghi e al ministro Orlando di attivare un tavolo come Cgil, Cisl e Uil sul terreno della riforma delle pensioni: non c'è solo Quota 100, qui c'è da rimettere mano complessivamente al sistema", ha spiegato, "Oggi i giovani non hanno un futuro pensionistico garantito. Noi avanziamo una proposta di pensione di garanzia per i giovani e per i tanti precari che ci sono" e per le donne "che il sistema ha penalizzato in modo drammatico. E allo stesso tempo poniamo il tema che i lavori non sono tutti uguali".

"Certo che la questione", ha sottolineato, "non si risolve dentro il Pnrr ma su questo, assieme alla riforma fiscale, degli ammortizzatori sociali e della giustizia, noi ci aspettiamo di essere convocati e di aprire i tavoli perchè queste riforme si fanno con tutti i soggetti sociali".

Lega: "Quota 100 scade il 31 dicembre, ma non è una novità"

"Quota 100 scade il 31 dicembre, ma non è una novità: lo prevede la legge. Su quello che sarà dopo, ancora non c`è una linea", quel che è certo è che "la riforma delle pensioni non si fa nel Pnrr. Quota 100 è stata un ristoro all`iniqua legge Fornero. Lo abbiamo detto in ogni modo che era una sperimentazione". afferma Claudio Durigon, sottosegretario leghista al Mef. "Sarà urgente - aggiunge - aprire un tavolo sul post-Covid. Serve uno strumento di flessibilità in uscita ancora più forte di Quota 100". La Lega pensa a "uno scivolo per le imprese private che dovranno ristrutturare. Con la fine del blocco, si prevedono tra 500 mila e un milione di licenziamenti. Il modello è quello del mondo bancario: uscire sei anni prima. Bisogna trovare la formula migliore".

Non basterebbe per evitare lo scalone di 5 anni a gennaio, 67 anni per tutti. "C'è tempo per fare una riforma completa. L'emergenza lavoro ci impone di agire subito" conclude Durigon.

Per favorire la cosiddetta staffetta generazionale e anche per offrire maggiori possibilità di uscita nella gestione delle crisi aziendali il governo sta valutando l’ipotesi di rafforzare i contratti d'espansione. Consentono di mandare in pensione fino a 5 anni prima della soglia di vecchiaia (67 anni) i lavoratori anziani, ma solo con contemporanea assunzione di giovani. Tale strumento potrebbe diventare utilizzabile anche dalle imprese di piccole dimensioni. E potrebbe essere affiancato da un’isopensione (esodo dei lavoratori anziani) con meno vincoli per le aziende.

"Dopo un anno di Covid, di morte, di sofferenza e di paura, con 500.000 posti di lavoro già persi e migliaia di aziende chiuse, con almeno 2 milioni di donne e uomini che rischiano il posto di lavoro - dice oggi il segretario della Lega Matteo Salvini -, non si può certo alzare l'età per andare in pensione. All'Italia serve semmai il contrario, cioè andare verso Quota 41, per garantire quel ricambio generazionale e quelle opportunità di futuro si giovani che altrimenti sarebbero negate".

Rifondazione: "In pensione a 60 anni o con 40 anni di contributi"

"La drammatica crisi occupazionale del nostro paese richiederebbe misure urgenti tra cui il pensionamento a 60 anni o con 40 anni di contributi, invece si persiste in una scelta che colpisce duramente sia chi lavora da una vita sia chi il lavoro non lo trova" dichiarano Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione Comunista e Antonello Patta, responsabile lavoro

"Ricordiamo - aggiungono -  che in Francia i sindacati sostenuti dalla sinistra radicale hanno bloccato la riforma delle pensioni di Macron e si va ancora in pensione col retributivo. La vera riforma da fare è l'abrogazione definitiva della legge Fornero. Bisogna assumere i giovani non tenere in ostaggio chi lavora fino a 67 anni. Mentre si allunga l'età lavorativa non si fa nulla per garantire alle future generazioni un assegno dignitoso che attestandosi ormai su circa il 50% del salario, viste le retribuzioni odierne, produrrà un dramma sociale enorme".

Quota 102 e le altre opzioni sul tavolo

In tanti chiedono regole semplici e valide per tutti, giovani e anziani, retributivi, misti e contributivi puri. Per questo, se saranno mantenuti identici i requisiti per la pensione di vecchiaia con 67 anni di età adeguata alla aspettativa di vita e almeno 20 di contribuzione, l'ipotesi di Quota 102 per andare in pensione prima sarebbe fattibile con:

  • 64 anni di età anagrafica (indicizzata alla aspettativa di vita);
  • 38 anni di contributi di cui non più di 2 anni figurativi (esclusi dal computo maternità, servizio militare, riscatti volontari).

Rimarrebbe poi da stabilire con la massima chiarezza il taglio dell’assegno che verrebbe incassato fino alla naturale scadenza fissata a 67 anni. Seguendo la stessa logica, la pensione anticipata dovrebbe essere resa stabile con 42 anni e 10 mesi per gli uomini (1 anno in meno per le donne), svincolata dalla aspettativa di vita e togliendo qualsiasi divieto di cumulo tra lavoro e pensione e prevedendo altresì agevolazioni per le donne madri (ad esempio 8 mesi ogni figlio fino a massimo 24 mesi), per i caregiver (un anno) e per i lavoratori precoci (maggiorando del 25% gli anni lavorati tra i 17 e i 19 anni di età).

Non si può escludere poi una Quota 92 ma solo per i lavori usuranti, rilanciata da più parti. Nel dettaglio verrebbero abbassati di molto, in questo modo, gli anni di contribuzione tenendo conto delle difficoltà del mercato del lavoro e consentendo di uscire a 62 anni con 30 anni di contributi.

Scadono a fine 2021 anche Opzione donna con cui le lavoratrici possono uscire dal mondo del lavoro a 35 anni netti di contribuzione e 58 anni di età anagrafica, per le subordinate, 59 anni per le lavoratrici autonome e l’Ape sociale, sussidio erogato in attesa del raggiungimento dell’età pensionabile rivolto ai contribuenti di entrambi i sessi che hanno compiuto 63 anni e con 30-36 anni di contributi versati. Dovrebbero essere rinnovate entrambe.

Il futuro del sistema pensionistico è da scrivere. Domani 26 aprile, a partire dalle 17.30, si svolgerà online il dibattito “Pensioni: 30 anni di riforme” a cura della Direzione Centrale Studi e Ricerche dell’INPS. All’evento interverranno il Presidente dell’Istituto, Pasquale Tridico, il Presidente della Commissione parlamentare Controllo Enti previdenza e assistenza sociale del Senato, Tommaso Nannicini, e la Presidente della Commissione permanente Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale del Senato, Susy Matrisciano. Una prima vera occasione di confronto sul tema della sostenibilità del sistema pensionistico e delle riforme attuate in questi anni. In particolare, si discuterà dell’opportunità di un riassetto del sistema pensionistico italiano e delle riforme possibili in un mondo post-Covid, proprio alla luce dell’imminente scadenza dell’opzione di anticipo pensionistico "Quota 100". C'è tanto da fare.

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