"Fenomeni stellari": prende forma la costellazione Starlink per la banda larga globale

Entro il 2021 il progetto aerospaziale a propulsione krypton di SpaceX, ne manderà in orbita circa 12mila per la copertura di internet del mondo. La comunità scientifica: “Troppe costellazioni artificiali e rischi che i detriti precipitino sulla terra”

I satelliti di Starlink rilasciati in orbita (Immagine da video SpaceX)

Se non vi è ancora capitato di scovarli nel cielo, potrebbe presto accadere e sappiate che non sono stelle o ufo, ma tutti in fila indiana, starete assistendo al passaggio dei satelliti Starlink: il progetto del produttore aerospaziale SpaceX del magnate Elon Musk punta ad aumentare la copertura della rete internet sulla terra. Anzi, il milionario che secondo molti è il nuovo Steve Jobs, ha proprio dichiarato che raggiungerà la copertura quasi globale del mondo popolato entro il 2021.

Nella dodicesima missione "Starlink" il razzo Falcon 9 lanciato da Cape Canaveral SpaceX ha messo in orbita altri 60 satelliti che si aggiungono ai 650 già in posizione (1.440 quelli totali previsti per iniziare ad offrire i primi servizi Internet). Dopo aver terminato il proprio lavoro, il razzo è atterrato sulla piattaforma robotica nell'Oceano Atlantico a largo della Carolina del Sud.

Ora sono cominciati i test della operatività della costellazione che, per una copertura globale, potrà arrivare a 12.000 satelliti.

Con prestazioni che superano di gran lunga quelle dell'Internet satellitare tradizionale e una rete globale senza limiti di infrastrutture di terra, Starlink fornirà Internet a banda larga ad alta velocità in luoghi in cui l'accesso è stato inaffidabile, costoso o completamente non disponibile.

Starlink punta al servizio negli Stati Uniti settentrionali e in Canada nel 2020, espandendosi rapidamente fino a raggiungere una copertura quasi globale del mondo popolato entro il 2021.

Fine vita dei satelliti: mantenere pulito lo spazio

Starlink è all'avanguardia nella mitigazione dei detriti in orbita, soddisfacendo o superando tutti gli standard normativi e di settore. A fine vita, i satelliti utilizzeranno il loro sistema di propulsione di bordo per deorbitarsi nel corso di pochi mesi. Nell'improbabile caso in cui il sistema di propulsione diventi inutilizzabile, i satelliti bruceranno nell'atmosfera terrestre entro uno/cinque anni, significativamente meno delle centinaia o migliaia di anni richiesti ad altitudini più elevate.

Evitazione autonoma delle collisioni

I satelliti Starlink utilizzano gli input del sistema di tracciamento dei detriti del dipartimento della difesa per eseguire autonomamente manovre per evitare collisioni con detriti spaziali e altri veicoli spaziali. Questa capacità riduce l'errore umano, consentendo un approccio più affidabile per evitare le collisioni.

Il satellite starlink: meno massa, più compatto

Ogni satellite pesa circa 260 chilogrammi e presenta un design compatto a schermo piatto che riduce al minimo il volume, consentendo a uno stack di lancio denso di sfruttare appieno le capacità di lancio del razzo Falcon9 di SpaceX.

Con quattro potenti antenne phased array su ciascun satellite, è possibile posizionare e reindirizzare un'enorme quantità di throughput in breve tempo, per un costo inferiore di un ordine di grandezza.

I satelliti Starlink dispongono di un singolo array solare, semplificando notevolmente il sistema; le celle solari sono standardizzate e facili da integrare nel processo di produzione.

I satelliti di starlink sono dotati di propulsori ionici efficienti alimentati da krypton che consentono ai satelliti di sollevarsi in orbita, manovrare nello spazio e deorbitare alla fine della loro vita utile. Starlink è la prima navicella spaziale a propulsione krypton mai volata.

Progetto Starlink: le perplessità della comunità scientifica

Dopo aver svelato che non si tratta di stelle né di ufo, è doveroso menzionare le perplessità e le preoccupazioni espresse dalla comunità scientifica, non solo per il progetto targato SpaceX, ma anche per il programma di altre società private che stanno investendo nei lanci di centinaia di satelliti per telecomunicazioni e che potranno offrire servizi a pagamento.

Tutti questi satelliti verranno posizionati nella cosiddetta “orbita bassa”, ossia tra i 160 e i 2000 chilometri di altezza: il rischio, secondo gli astronomi, è quello di avere “costellazioni artificiali” che rovinano, come già accaduto durante il passaggio di numerosi satelliti, la naturale volta celeste, disturbando e ostacolando gli studi e le rilevazioni.

In più, oltre alla distorsione delle immagini catturate dal telescopio, si aggiunge un rischio più grave: i detriti e la “spazzatura spaziale” prodotti dai satelliti potrebbero accumularsi e fluttuare alla deriva, rischiando di collidere tra loro e precipitare sulla terra.

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