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Giovedì, 22 Febbraio 2024

La cronaca spietata

Giorgia Gobo

Giornalista

Cercare casa disperatamente nell'odissea degli affitti in Italia

Tra poco meno di due anni compirò 30 anni, ho cambiato città, regione, in parte anche lavoro e ho deciso, per la prima volta, di andare a vivere da sola. Senza coinquilini. E ho iniziato a sentirmi sbagliata, in difetto. Ho iniziato a pensare che alla fine vivere di nuovo con altre persone non sarebbe poi male, che per trovare una casa solo per me ho ancora tempo, che pensare di trovare una casa che abbia sia il bidè sia un terrazzo, o quantomeno delle finestre dalle quali entri il sole, senza spendere una cifra esorbitante è una follia. Mi sono domandata come farei da sola a pagare tutte le bollette visti i prezzi di (non)mercato e che solo con la mensilità e il condominio arriverei al mio tetto massimo di spesa. Non sono rassegnata (ancora), alla fine sono solo due mesi e mezzo che cerco, non sono arrivata (ancora) al punto di pubblicare – e lo premetto non è una critica – sui gruppi Facebook dai nomi eloquenti, “Cerco offro vendo casa a Roma” o “Affitto Roma NO AGENZIE”, un mio selfie con scritto “Giovane lavoratrice, affidabile e pulita cerca urgentemente un monolocale, bilocale, non troppo distante dalle fermate della metropolitana (qualsiasi) a un prezzo ragionevole”.  Quel momento lo so è vicino, ma per me rappresenta un punto di non ritorno: quando lo scriverò, e so che lo farò, vorrà dire che ho fallito ogni altro tentativo.

Il divario tra offerta e domanda

Una volta, quando ancora ero a Firenze, mi sono imbattuta, sempre in uno di quei gruppi dai nomi infallibili “Affitto casa / Stanze a Firenze”, in un divertentissimo post scritto da uno chef che per descrivere la sua difficoltà nel trovare un alloggio di qualsiasi tipo in città aveva riadattato alle sue esigenze il famoso discorso pronunciato da Aragorn ne Il Ritorno del Re, terzo capito della saga del Signore degli Anelli. Si era guadagnato, per me, il soprannome del “Signore degli affitti” e adesso, come mai prima d’ora lo capisco. "Inquilini di Firenze, di Gondor. Fratelli miei – così iniziava il post che ho salvato tra le note -. Vedo nei vostri occhi la stessa paura che potrebbe afferrare il mio cuore nel cercare casa! Forse arriverà un giorno in cui il coraggio degli uomini verrà meno, e abbandoneremo i nostri monolocali e spezzeremo ogni legame di fitto 4+4, ma non è questo il giorno! Quest'oggi combattiamo per tutto ciò che ritenete caro in questa bella Firenze, la ricerca di un alloggio. Io vi invito a resistere uomini del Sud!”.

Io a differenza sua sono donna e già questo è un punto a mio favore, il “si affitta a sole ragazze” è più comune di quello che si pensi, ma sono lavoratrice e ho un budget oltre il quale non posso andare. Questi due fattori non sono a mio vantaggio e visto il divario consistente che esiste tra offerta e domanda il trovare un appartamento, ma anche una stanza, si trasforma in una lotta al primo messaggio o telefonata. “Chi prima arriva meglio alloggia” così recita il noto proverbio e se l’arrivare per primo non dà la certezza di avere le chiavi in mano almeno dà la possibilità di riuscire a fissare una visita e di non sentirsi rispondere: “Mi dispiace è già affittata”, “Abbiamo già molte proposte”, “No guardi non è più disponibile”. E se tali ‘no’ li accetti da privati, sentirsi dare un due di picche dalle agenzie immobiliari quando l’annuncio è ancora disponibile… Beh un po’ meno.

Il contratto a tempo indeterminato? Sì, può essere uno svantaggio (come anche avere un compagno o, semplicemente, essere uomo)

Nella mia ricerca a singhiozzi mi sono imbattuta in situazioni simpatiche come quando chiamai per una casa che si liberava a luglio (era il 13 febbraio) e mi dissero che era già stata affittata, dopo neanche due ore; oppure quando oltre al costo dell’agenzia più Iva, delle due caparre e della prima mensilità da versare subito era richiesto di anticipare altri due mesi di affitto; o quando per un bilocale molto carino a un prezzo giusto mi era stato spiegato dall’agente immobiliare, con tono molto imbarazzato, che i padroni avevano dei paletti ben precisi e che se anche uno di questi non veniva rispettato non poteva essere prenotata la visita. Incuriosita da tanto mistero chiesi quali fosse l’identikit dell’inquilino perfetto secondo i signori e mi fu risposto che doveva essere un non fumatore, senza figli, senza animali domestici, no convivente, ok se aveva un partner ma non avrebbero potuto usare la casa per vivere insieme. Finito l’elenco ci fu un momento di silenzio e scoppiammo a ridere, una risata nervosa che nascondeva altri sentimenti. Se avessimo giocato a Indovina Chi avrei vinto, ma non si trattava di un gioco e così nonostante avessimo fissato un appuntamento per il sabato pomeriggio, il venerdì sera, alle 19:45, l’agenzia mi mandò un messaggio per comunicarmi che la visita del giorno dopo era annullata perché avevano troppe persone interessate che avevano già visto l’immobile.

Il messaggio dell'agenzia la sera prima dell'appuntamento fissato

In questi mesi ho capito che più che una ricerca si tratta di un’asta dove a essere battuto non è l'immobile ma l'inquilino e l’inquilino che si offre meglio vince. Chi cerca deve mostrarsi rassicurante e serio, se si tratta di appartamenti condivisi socievole, ma non troppo, propenso a fare festa oppure a non invitare nessuno, ma anche a passare del tempo insieme, a pulire etc... Come dimenticare poi le referenze, il reddito dimostrabile, il contratto indeterminato, il deposito cauzionale, la fideiussione bancaria. Ma attenzione, se sei un lavoratore con referenze non è detto che tutto fili liscio, anzi, esistono, ad esempio, i contratti transitori non rinnovabili per i quali il contratto a tempo indeterminato, per chi ha la fortuna di averlo, non va bene poiché i proprietari vogliono avere la certezza che alla fine del periodo di affitto l'inquilino se ne vada. Sì, per ben due volte mi è stata data questa risposta.

Il contratto a tempo indeterminato non sempre è un bene

Ma in questi due mesi e mezzo, quasi tre, sono anche stata ‘quella con il coltello dalla parte del manico’ perché ho dovuto trovare un sostituto per la camera che lasciavo. In poco meno di 48 ore, poi ho rimosso l’annuncio, ho ricevuto oltre 100 messaggi e ho cercato di rispondere a tutti. Per fissare 15 appuntamenti e parlare con alcuni candidati che non hanno poi superato la prima selezione, ho impiegato circa 4 ore, alle quali vanno poi aggiunte quelle delle visite: un vero e proprio lavoro. Quindi sì, comprendo il privato che non ce la fa a rispondere a tutti, ma comunque non riesco ad accettarlo. Come non riesco ad accettare il fatto che nelle città sia così difficile diventare indipendenti.

Numeri alla mano

Quello che vivono i grandi centri abitati come Roma, Milano, Venezia, Firenze è quasi irrisorio rispetto a metropoli come Londra e Parigi, lì poi il bidè a prescindere non ce l’hanno, ma è evidente che ci sia un enorme problema abitativo in Italia. Gli affitti brevi e turistici sono sempre di più, le rate dei mutui diventano sempre più care, gli stipendi non crescono ma cresce il prezzo delle locazioni. Da un’indagine di Immobiliare.it, pubblicata a inizio marzo e riferita a febbraio 2023, è emerso che "nelle città con 250 mila abitanti o più, in media, il prezzo delle case in affitto al mq è di € 15,4, con un +0,1% rispetto al mese di gennaio 2023 e un +8,6% rispetto al 2022 nello stesso periodo". Un'evidente crescita che non risparmia neanche le città più piccole dove si legge un +9,7% del costo al mq (9,3 euro) rispetto al 2022. Dai dati di Immobiliare è facile notare come il comune e la provincia più care in assoluto siano quelle di Milano con rispettivamente 21,4 euro e 11,6 euro al mq; poi Firenze con 18,3 euro e 10,5 euro (con una variazione annuale pari al 18,9% per il territorio comunale); Roma con 14,6 euro e 10,2 euro al mq. Dato interessante è quello di Venezia dove tra comune, 13,6 euro al mq, e provincia, 13,4 euro al mq, la differenza è minima.

Per chi vuole comprarla invece una casa la situazione non è migliore. Il trend anche qui è in salita e non solo rispetto “allo stesso periodo dell’anno precedente, ma anche guardando al mese di gennaio 2023”. “In tutta Italia, in generale – si legge -, si assiste a un +0,9% nei prezzi della vendita rispetto al mese precedente, e un +2,9% rispetto al 2022”. Nelle città con più di 250 mila abitanti, “l’aumento dei costi rispetto a gennaio è dello 0,9%, con una media di € 3.179 al mq”; in quelle con meno di 250 mila abitanti rispetto a gennaio 2023 si ha un +0,3%, con una media di € 1.770 al mq.

Dati alla mano forse potrei arrivare a dire di non essere io sbagliata, ma fino a quando non troverò sarà difficile riuscire a mandare via questa sensazione di errore che va a braccetto con l’ansia di spendere troppo.

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