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Mercoledì, 17 Aprile 2024

Andrea Maggiolo

Giornalista

Perché il karaoke di Salvini e Meloni che cantano De André è una vergogna

Ha destato un certo scalpore il video di Giorgia Meloni e Matteo Salvini che cantano in duetto "La canzone di Marinella" di Fabrizio De André, festeggiando i 50 anni del leader leghista. Ma perché a molti è parso ci fosse qualcosa di profondamente stonato in quel video pubblicato da Nicola Porro (invitato alla festa) sui social? Partiamo dal presupposto che in altre democrazie occidentali la carriera di personaggi politici beccati a cantare, spensierati, al karaoke dopo una strage di 76 persone termina con le dimissioni un'ora dopo. Ma siamo in Italia, ok. I parametri sono diversi.

A Cutro, il giorno prima, Meloni e Salvini non avevano trovato il tempo per andare sulla spiaggia del naufragio a rendere omaggio alle vittime, tantomeno si erano recati al palasport di Crotone per incontrare i parenti delle decine di morti. Ma il tempo per una bella cantata con gli amici dai, lo si trova sempre. Il video del festoso karaoke non è "rubato", sia chiaro. A diffonderlo è stato un giornalista non certo critico nei confronti del governo, che voleva dimostrare come la sintonia nel centrodestra fosse totale.

Qui non si vuole certo passare per bacchettoni da quattro soldi o moralisti da bar, quindi riportiamo le parole della scrittrice Edith Bruck, sopravvissuta ai campi di sterminio, secondo cui quel karaoke è stato "uno sfregio per le vittime, che tra l’altro continuano a emergere dal mare. Chissà quanti sono davvero i bambini che sono affogati a due passi dalla riva calabrese. Non lo sapremo mai. Vederli cantare e ballare è stato uno spettacolo triste, molto triste. Di Salvini c’è poco da dire, lui ha fatto una bandiera del divieto di sbarco. Lo abbiamo sentito per mesi, per anni ripetere ossessivamente le stesse cose. Quanto alla Meloni diciamo che ha fatto il minimo indispensabile, senza partecipazione".

Qualcuno (Flavia Perina sulla Stampa, per la precisione), aveva ipotizzato che Cutro sarebbe stato un punto di svolta, dopo il quale le destre avrebbero archiviato o sospeso, anche solo momentaneamente, lo storytelling "cattivista" di questi anni sull'immigrazione. Invece quel che resta della scorsa drammatica settimana è un decreto che sogna di dare la caccia ai trafficanti "per tutto il globo terracqueo" ma che di fatto rischia di stringere ancora un po' di più le maglie della protezione umanitaria.

Con Cutro negli occhi, Meloni e Salvini cantano De André. Proprio lui, il poeta degli ultimi, l'intellettuale vero secondo cui la pietas è forse l'unica degna chiave di lettura del mondo, l'unico buco della serratura da cui vale la pena raccontare la vita.

A quel punto, per rendere ancora più evidente il loro scollamento emotivo dalla realtà di sbarchi e tragedie sulle varie rotte del Mediterraneo, i leader dei due principali partiti della destra italiana avrebbero potuto spingersi persino oltre, cantando, rigorosamente in duetto, un altro verso reso immortale dall'eterno Faber: "Ora i bambini dormono nel letto del Sand Creek. Ora i bambini dormono sul fondo del Sand Creek". Il bello è che non si sarebbero dimessi nemmeno in quel caso.

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