Martedì, 28 Settembre 2021

Il sacerdote accusato di genocidio in Ruanda che vive a Roma protetto dal Vaticano

L'articolo-denuncia di Daniele Mastrogiacomo su La Repubblica

C'è un sacerdote cattolico ruandese, colpito da mandato di cattura internazionale per genocidio e crimini contro l'umanità, che vive a Roma protetto dal Vaticano. Si chiama Jean-Baptiste Rutihunza e oggi ha 63 anni.

Daniele Mastrogiacomo, su La Repubblica, ci racconta una storia imbarazzante, che parte dal Ruanda del genocidio e approda a Roma.

Secondo decine di testimonianze raccolte tra i sopravvissuti che hanno avuto la forza di raccontare quell'orrore nonostante le minacce e la paura di ritorsioni, padre Rutihunza avrebbe partecipato attivamente al genocidio stilando e aggiornando liste di proscrizione.

Dopo una lunga fuga il sacerdote arriva nella capitale italiana.

Un anno dopo approda a Roma e trova ospitalità in una struttura della potente confraternita. La sua presenza è ingombrante. La stampa la svela. Si scopre soprattutto chi è il sacerdote, che ruolo ha avuto nel genocidio. E' noto come il boia di Gatara. Ci sono nuove testimonianze, una montagna di documenti.

Adesso, però, l'imbarazzante presenza diventa un caso per la giustizia italiana e internazionale.

Rutihunza non pone problemi di extraterritorialità. Non vuole essere estradato in Ruanda. "Ho fiducia nella giustizia italiana", ci ha detto stamani all'uscita della Procura generale che lo aveva convocato assieme al difensore, l'avvocato Michele Gentiloni Silverj. "Le accuse che mi vengono rivolte sono frutto di una vendetta politica. Non ho commesso quello che mi viene contestato. Mi difenderò e dimostrerò la mia innocenza". Ma quando gli abbiamo chiesto cosa rispondesse ai sopravvissuti che hanno raccontato quei giorni di orrore si è tirato indietro. "Non posso rispondere", ha detto con gli occhi pieni di paura.

Il caso approderà ora alla Corte d'appello di Roma che si pronuncerà sull'estradizione. Ci sarà, eventualmente, la possibilità di un ricorso in Cassazione. Ma se entrambe accoglieranno la richiesta di Kigali l'ultima parola spetterà alla presidenza del Consiglio. E a quel punto la vicenda diventerà politica.

Fonte: La Repubblica →
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