Domenica, 28 Febbraio 2021

Energizer, l’acceleratore per ecosistemi sostenibili di Joule

Energizer si pone come un osservatorio di riferimento e un supporto per lo sviluppo di imprese e start-up a basso impatto carbonico

Il futuro dell'ambiente passa (anche) da Energizer, l’acceleratore per ecosistemi sostenibili di Joule, la Scuola di Eni per l’Impresa. Un osservatorio di riferimento unico nel suo genere, che vuole offrire un supporto concreto allo sviluppo di imprese a basso impatto carbonico, promuovendo programmi di incubazione e accelerazione per startup e piccole e medie imprese.

Gli obiettivi del progetto

Il progetto si pone l'obiettivo di monitorare le iniziative accelerate attraverso specifici indicatori di performance di sostenibilità ambientale anche attraverso l’elaborazione di modelli, costruiti insieme alle startup, di misurazione dell’impatto di business nel medio-lungo periodo.

Un'iniziativa, quella di Energizer, che intende fornire un supporto concreto ad imprese e start-up a livello metodologico, logistico e finanziario, evitando lo schema classico dell’acceleratore o dell’incubatore al servizio di una grande azienda, a favore invece di un contributo reale alla collettività.

Un'iniziativa aperta

Mettendo da parte le logiche corporate, Energizer non stabilisce delle condizioni all’ingresso, aprendosi invece a qualunque realtà e settore merceologico in grado di mettersi in gioco nel passaggio dall’economia lineare a quella circolare. Dalla teoria alla pratica: le prime iniziative di accelerazione prevedono l’adesione al programma di Open & Collaborative Innovation Open Italy promosso da Elis (realtà no profit dedicata allo sviluppo sostenibile delle startup) al quale aderiscono 50 corporate, 80 provider di accelerazione e più di 300 startup e l’accordo con Polihub, spin off del Politecnico di Milano incluso nella world top 5 degli incubatori universitari (UBI Index 2019-2020) e in grado oggi di accelerare innumerevoli tecnologie innovative sfruttando anche importanti alleanze con i migliori poli universitari europei.

Ed è proprio con il Polihub che decolla il progetto Switch2Product: rivolto a studenti, ricercatori, alunni e docenti del Politecnico, a università ed enti di ricerca affiliati, si concentra proprio sulle sinergie possibili tra tecnologia e decarbonizzazione, in un dialogo costante con lo Human Knowledge Program.

Un osservatorio in grado di dare forma alle idee

Dare forma alle idee: è questo il grande, nobile compito di Energizer, che supporterà le imprese mettendo in pratica gli spunti creativi degli studenti dei corsi. Diventandone, così, il terreno di sperimentazione, la cassa di risonanza, l’esperienza sul campo.

Un esempio concreto? Due studenti hanno un’intuizione, la rendono una start-up, bussano a Energizer dove ricevono gli strumenti per consolidarsi e crescere. Naturalmente, vale il percorso opposto: i membri di un’azienda accelerata da Energizer possono sentire l’esigenza di ampliare il loro bagaglio formativo, dunque a un certo punto si iscriveranno allo Human Knowledge Program.

Un ritorno alle origini, alle botteghe di arti e mestieri, con una visione aggiornata alle esigenze della contemporaneità: la grande energia di Joule sta proprio qui, nella capacità di recuperare il passato mentre guarda al futuro.

Case Studies di start-up che hanno aderito ad Energizer

Tra le start-up che hanno aderito a Energizer si segnala M2D Technologies, società di sviluppo software che in 4 anni ha iniziato a focalizzarsi sulle soluzioni di monitoraggio industriale, e che attualmente sta implementando con l'impiego di soluzioni di Intelligenza artificiale. Sì, perchè M2D Technologies aveva un gap da colmare per guardare al business, e l'affiancamento di Eni ha proprio aiutato a colmarlo. Il rapporto con Eni e Joule è nato in un contesto di Open innovation e ha permesso alla startup di completare la sua visione con quella del business, oltreché delle soluzioni tecnologicamente più innovative.

Reset è invece una start-up fondata nel 2015 che lavora all'estrazione di Bio-Syngas, il gas rinnovabile non estratto dal sottosuolo. La giovane impresa sta sviluppando con Eni impianti di valorizzazione dei fanghi biologici dai quali ricavare gas. Reset era già operativa nel settore delle rinnovabili dal 2013: fotovoltaico e cogenerazione a bioliquidi. Da lì l’idea di impianti per il trattamento di biomasse solide e rifiuti organici, che ha portato la startup a impianti di gassificazione con suo brevetto. Reset ha quindi iniziato a rivolgersi a clienti industriali con biomasse delle quali disfarsi: un processo che non solo evita il trasporto in discarica, ma consente anche di ricavare calore per la serra. Ma lo sviluppo più interessante è quello in fase di studio proprio insieme a Eni per la valorizzazione dei fanghi biologici: grazie agli impianti di depurazione delle acque, si potranno trasformare in una fonte naturale di energia.

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