Lunedì, 8 Marzo 2021
Vincenzo Vespri

Vincenzo Vespri

A cura di vincenzo-vespri

Date alla scuola i soldi del Recovery Fund

Parafrasando Raf, Cosa resterà di questi anni 20? Il Covid ha accelerato fenomeni di trasformazione della società rendendoli irreversibili. Sta sancendo la crisi definitiva di modelli che avevano funzionato anche molto bene negli ultimi 30 anni. Ad esempio, Biden è sicuramente un presidente molto più normale ed adeguato di Trump ma appare fuori posto e “vecchio” perché i tempi in cui viviamo sono diventati totalmente e completamente anormali. Molto, anzi troppo diversi, da quelli a cui era abituato un politico di lungo corso come Biden. Conte come Presidente del Consiglio è in linea con la consolidata linea “democristiana” ma, adesso, anche in Italia, i tempi sono cambiati, ed essere un cunctator democristiano non basta più. Il non saper agire, il posticipare problemi quali Whirlpool, Ilva, Autostrade, MPS, Alitalia, etc etc è visto adesso non come “saggezza” ma come inadeguatezza ed incapacità di decidere. E questa sensazione di incapacità di tutta la classe politica italiana non è solo determinata da estemporanee performance alla Ciampolillo, (il politico tutto sommato simpatico che si dichiara aspirante ministro dell’Agricoltura, inventore della tecnica della criocongelazione per salvare gli ulivi dalla xylella ed occasionalmente anche curatore di colombi feriti). No, questa sensazione deriva da cause molto più profonde. Prima eravamo scandalizzati dal fatto che fra i parlamentari eletti ci fossero degli Scilipoti, ossia persone che non “mecciavano” l’immagine stereotipata che avevamo di politico.  Adesso abbiamo la sensazione che praticamente tutti i politici sono a un livello che riteniamo non più accettabile per un paese moderno.

Però non credo che i politici di adesso sia tanto peggio di quelli di 50 anni fa. Secondo me è cambiata l’ottica con cui li vediamo e li giudichiamo. La pandemia ha accelerato sempre di più la globalizzazione. Confrontiamo i nostri politici con i politici di altre nazioni, confrontiamo i risultati dei nostri politici con quelli ottenuti dalle altre nazioni. E i nostri politici ci appaiono troppo provinciali. Incapaci di avere una visione europea. Inadeguati alla politica moderna che richiede avere una vision molto più ampia.

Ma la globalizzazione non riguarda solo la politica. Riguarda tutti noi. Non solo si può lavorare a distanza, ma si può studiare a distanza e si può avere una vita a distanza. La prossimità conta sempre meno. Sopravviveranno, a livello mondiale, i paesi che sapranno adattarsi meglio a questi nuovi paradigmi. Il capitale umano sarà sempre più importante, ma tutto cambierà in funzione delle nuove esigenze. Ad esempio, solo in Italia si prospetta che nei prossimi anni, ci saranno ben 2 milioni e mezzo di lavori che andranno in smart working. Questo implica che questi tipi di lavoro non solo potranno essere fatti a casa ma ovunque, anche fuori Italia. Si apre un mercato internazionale per moltissimi lavori. Noi Italiani competeremo per posti ben retribuiti in Europa ma avremo la concorrenza di persone da paesi in via di sviluppo per posti che siamo abituati a considerare “nostri”. L’immigrato, per avere i “nostri” posti, non sarà costretto a prendere un barcone e trasferirsi in Italia, ma ce li potrà “soffiare” stando comodamente a casa sua. All’inizio questo fenomeno riguarderà relativamente pochi casi, ma poi sarà inarrestabile. Prima erano le fabbriche che venivano delocalizzate, fra qualche anno saranno i singoli lavoratori.  La paga sarà ad obiettivo. Sarà l’equilibrio della domanda e dell’offerta a determinare il salario. Se fai un lavoro che tutti possono fare, avrai la concorrenza del lavoratore del terzo mondo e quindi ti dovrai accontentare di un salario bassissimo. Se fai un lavoro molto richiesto che pochi sanno fare, avrai un salario molto alto. La ricchezza di una nazione sarà data dal livello d’istruzione del capitale umano. Investire in istruzione sarà fondamentale. Sia a livello di singolo che a livello di sistema paese.

Ma anche l’alta formazione sarà totalmente diversa. Anch’essa subirà l’effetto della globalizzazione e dello smart working. La didattica a distanza annullerà le distanze. Uno studente potrà seguire le lezioni a Milano, Parigi, Londra o New York stando a casa sua, senza affrontare i costi di trasferirsi in un’altra città. Sopravviveranno solo le Università che sapranno attrarre gli studenti. Quindi un’università imperniata sullo studente e non più sul professore. I professori non saranno valutati solo per il numero di papers pubblicati o per il numero di citazioni ma soprattutto per il valore aggiunto che riusciranno a dare agli studenti. Saranno giudicati per come sapranno dialogare con loro, per come gli svilupperanno il pensiero laterale e creativo e per come riusciranno ad indirizzarli verso le professioni del futuro. Le università, che ci piaccia o meno, saranno giudicate per il salario medio d’ingresso nel mondo del lavoro dei loro studenti. L’istruzione diventerà la commodity più importante per un paese. Per questa ragione, i politici italiani dovrebbero avere il coraggio di uscire dagli schemi tradizionale ed investire i soldi dei recovery funds nell’infrastruttura numero uno e il bene primario del futuro: l’istruzione. Ovviamente un’istruzione al passo con i tempi. I Professori del nostro futuro devono essere come il Professor Keating dell’Attimo Fuggente! Capaci di affascinare, coinvolgere, far maturare i propri studenti! A proposito vi immaginate Keating che insegna in una scuola italiana attuale? Immaginate la scena quando salta sul banco per recitare in modo appassionato la poesia “Capitano, oh mio capitano”, beh ragionevolmente piomberebbe rovinosamente a terra perché il banco gli scapperebbe sotto i piedi a causa delle rotelle… Ecco io sogno che i nostri politici sapessero investire in una scuola magari senza banchi a rotelle ma con tanti, tantissimi professori Keating. 

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