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Domenica, 26 Maggio 2024
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Comunità energetiche contro il caro bollette: quanto si risparmia

Successi ma anche troppi ritardi: viaggio tra le associazione che producono e condividono energia rinnovabile. Dall'esempio virtuoso di Ventotene e Turano Lodigiano ai problemi che bloccano oltre 70 comuni su tutto il territorio nazionale

Dai condomini alle città passando per le isole minori, le comunità energetiche rappresentano il vero futuro della transizione energetica, mixando il concetto 'buono' di comunità con il risparmio in bolletta ma soprattutto con il rispetto dell’ambiente. Tra storie di successi e ritardi, proviamo a navigare nel mare di progetti per capire cosa sono, come funzionano, quali vantaggi comportano ma soprattutto perché nonostante i fondi del Pnrr non riusciamo a stare al passo con gli altri paesi europei.

Comunità energetiche: il progetto pilota Ventotene

Chi non conosce la bellissima isola di Ventotene? Un piccolo paradiso nel Mar Tirreno, che con i suoi 800 residenti è stata tra le prime realtà a credere nelle potenzialità degli impianti rinnovabili condivisi per l’autoconsumo e la produzione di energia elettrica. A ottobre 2021 è stata costituita e inaugurata la Comunità energetica rinnovabile (Cer) di Ventotene, con l’obiettivo di far diventare l’isola un modello autosufficiente per le rinnovabili. Il progetto, che prevede l’installazione di pannelli fotovoltaici sui tetti dei privati fino al raggiungimento di una potenza totale installata di 300 kW, è un esempio virtuoso, pronto a dare il meglio non appena verranno superati alcuni problemi normativi (ne abbiamo parlato qui).

Grazie alle comunità energetiche i costi vivi delle bollette non saranno più un problema per gli abitanti dell’isola, per chi ha lì una seconda casa ma soprattutto per i commercianti, in estrema difficoltà durane il periodo invernale data la scarsa affluenza di turisti. Qui albergatori e titolari di piccole attività hanno deciso di aderire alla comunità energetica rinnovabile per abbattere quelle bollette raddoppiate con la guerra in Ucraina e per non trovarsi costretti a chiudere nel periodo invernale. È il caso di Antonio Psaros, titolare di un bar a Ventotene, ma anche di Pierfilippo Trento che sull’isola gestisce un hotel. Di progetti importanti come questo in Italia ce ne sono tanti, ma ci sono anche tanti ritardi. Iniziamo ad approfondire il tema cercando di capire quante comunità energetiche sono state realizzate sinora nel nostro Paese.

Come evitare il caro bollette con le comunità energetiche

Comunità energetiche: cosa sono

In alcuni paesi europei sono già una realtà mentre in Italia le comunità energetiche stanno compiendo solo i primi passi. La maggior parte si trova in Germania ma anche nei Paesi Bassi, in Danimarca, in Irlanda e in Austria. Secondo l’Energy community repository della Commissione europea le comunità energetiche nei 29 paesi europei sono quasi 10.000, la metà delle quali in Germania. Di queste solo duecento sono nate sul nostro territorio. Prima di individuare sulla mappa quelle italiane, cerchiamo di capire bene cosa sono le Cer.

Comunità eneretiche Europa - Energy Community Repository

Le Cer sono prima di tutto delle comunità, un insieme di persone che vivono sullo stesso territorio e decidono di condividere energia rinnovabile e pulita. Importante: le comunità energetiche per legge non devono perseguire il profitto finanziario, ma devono fornire benefici ambientali, economici e sociali. Sono privati cittadini, condomini, enti pubblici, enti religiosi o del terzo settore, attività commerciali e piccole e medie imprese che si uniscono per costruire insieme impianti di energia rinnovabile (solare, eolico, idroelettrico, biomasse) beneficiando di incentivi economici e detrazioni fiscali. L’obiettivo è produrre energia per autoconsumo e in caso di surplus rivenderla a terzi, immettendola nella rete. Sono dei prosumer (inglesismo tra producer e consumer), termine che indica quella categoria di utenti che non si limita al consumo di energia ma che la produce anche, per scambiarla a livello locale.

La parte di energia prodotta in eccesso genera un 'guadagno' per la Cer, vuol dire che queste somme una volta redistribuite tra gli aderenti andranno a coprire parte della bolletta. E sì, perché chi aderisce alle comunità energetiche continua a ricevere le bollette, ma con importi più bassi (del 20% circa), mentre tutta l’energia che viene consumata utilizzando l’impianto rinnovabile è gratuita. Quindi se l’impianto è di tipo fotovoltaico, ad esempio, bisognerà fare la lavatrice di giorno quando c’è il sole e non di notte quando non si può utilizzare l’energia prodotta dai pannelli.

Comunità energetica Turano Lodigiano - MilanoToday Dossier-3

C’è una soluzione green al caro bollette: le comunità energetiche

Quante comunità energetiche ci sono in Italia

In Italia il numero di comunità energetiche sembra raddoppiare di anno in anno. Secondo l’ultima rilevazione di Legambiente riferita a maggio 2022, in soli 12 mesi sono passate da una quarantina a un centinaio (35 operative, 41 in progetto e 24 che si stavano avvicinando alla costituzione). I dati della Commissione europea diffusi a gennaio 2023, invece, parlano già di 198 Cer, numeri in costante crescita ma decisamente lontani dagli altri paesi europei.

Tra quelle già operative ci sono la Nuove Energie Alpine in Piemonte, Solisca a Turano Lodigiano in Lombardia, la CERossini a Montelabbate nelle Marche, solo per citarne alcune.

Molte di queste hanno delle peculiarità. Alcuni comuni hanno deciso di impegnarsi in progetti di promozione di comunità energetiche sui loro territori: da Basiglio a Milano, a Ussaramanna e Villanovaforru in Sardegna, passando anche per le grandi città come Roma, Pescara e Foggia.

Altre sono comunità energetiche formate solo da imprese, come la Amares in Molise che è riuscita a coinvolgere, direttamente e indirettamente, oltre 20 aziende. Nata da poco, invece, la comunità energetica Ferrari di Fiorano e Maranello, la fabbrica di auto sportive. La prima di tipo industriale mai promossa e sostenuta in Italia da un'azienda a beneficio del proprio territorio. Poi ci sono le comunità energetiche solidali, che hanno anche uno scopo sociale.

Comunità energetiche in Italia - Legambiente

La comunità energetica che sfida il caro bollette

La comunità energetica solidale di San Giovanni a Teduccio

Le comunità energetiche solidali meritano un racconto a parte, perché si costituiscono non solo per ridurre le bollette e rispettare l’ambiente ma anche per sostenere le fasce di popolazione che vivono in condizioni di disagio socioeconomico. Tra i tanti vantaggi delle Cer, infatti, ci sono anche quelli sul prezzo soprattutto in un periodo in cui la povertà energetica sta registrando un deciso aumento.

Tra queste non possiamo non citare la Geco - Green energy community in Emilia Romagna, la Critaro in Calabria insieme alle reti siciliane di Messina, Ferla e Sortino. In Campania, invece, troviamo la Comunità di San Giovanni a Teduccio (Napoli), la prima del nostro Paese. Sul tetto della fondazione Famiglia di Maria è stato realizzato un impianto fotovoltaico da 53 kW in grado di produrre circa 65mila kWh all'anno di energia elettrica, in parte consumata dalla struttura stessa e in parte condivisa con 40 famiglie con disagi sociali. A tal proposito ricordiamo che il kilowatt (kW) è l’unità di misura della potenza elettrica consumata in un istante, mentre il kilowattora (kWh) indica la quantità di energia elettrica consumata in un intervallo di tempo, pari ad un'ora. Si stima che l'impianto sia in grado di generare un risparmio reale, in termini di minor energia elettrica consumata da tutti gli aderenti alla Cer, pari a circa 300mila euro in 25 anni. In questo caso il progetto, finanziato da Fondazione con il Sud, ha richiesto un investimento di circa 100mila euro.

Bollette alle stelle: comunità energetiche per abbattere i costi ma 70 progetti sono fermi per la burocrazia

Criticità in attesa del decreto Cer

Tra le tante storie di successo purtroppo ci sono anche storie di ritardi, come i 70 progetti presentati da comuni ed enti pubblici rimasti in stand-by dal 2021 in attesa dei decreti attuativi. Come mai? Mentre l’Europa ci invita a rimuovere gli ostacoli per far decollare le comunità energetiche, si attende il via libera della Commissione europea al decreto Cer. Con questo provvedimento il governo Meloni punta a rimuovere i tanti ostacoli, dall’eccessiva burocrazia (troppi attori coinvolti e tempi di risposta eccessivamente lunghi) alla mancanza dei decreti attuativi della legge. Da segnalare anche la poca collaborazione da parte della società di distribuzione, come ha spiegato FoggiaToday riferendosi all’esperienza del sindaco di Biccari, Gianfilippo Mignogna. "Quando ha chiesto informazioni sull’allocazione delle cabine secondarie e sul perimetro, si è sentito rispondere che si trattava di dati sensibili, ed è dovuto arrivare ad una diffida".

La realizzazione di comunità energetiche all’estero, invece, è agevolata da sistemi efficaci di finanziamento e di incentivi, da un quadro normativo chiaro e da una sensibilizzazione dei cittadini in materia. Tutte cose che nel nostro Paese mancano. Basti sapere che in Italia solo pochi sanno bene cosa sono le comunità energetiche: il 13 per cento dei cittadini e il 32 per cento delle imprese (rapporto Symbola, Tea e Ipsos). Peccato perché il Pnrr ha destinato 2,2 miliardi di euro per le Cer in Italia (per i comuni fino a 5mila abitanti), fondi che permetteranno la nascita di 15mila comunità energetiche, ha dichiarato con orgoglio il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin. Ma Legambiente non è convinta: "Sono numeri ancora insufficienti".

Comunità energetiche rinnovabili - Symbola

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