Venerdì, 17 Settembre 2021
Economia Italia

Coronavirus, corsa alle babysitter: qual è il prezzo giusto (e occhio al rischio nonni)

Dopo la chiusura delle scuole, voucher per babysitter e congedo parentale non sono ancora diventate proposte concrete e tante famiglie per tamponare le difficoltà logistiche si affidano ad una ricerca 'fai-da-te': ma qual è la tariffa giusta per una babysitter?

Un cartello esposto da un parrucchiere cinese chiuso a causa della mancanza di babysitter. Genova, 26 Febbraio 2020. ANSA/LUCA ZENNARO

Voucher per babysitter e congedo parentale: sono queste alcune delle misure allo studio del governo per aiutare le famiglie durante l'emergenza coronavirus. Ma a parte gli annunci non ci sono ancora risposte concrete, e così dopo il decreto che ha chiuso le scuole molti italiani si trovano nell'esigenza di risolvere la crisi nell'organizzazione familiare.

Secondo quanto riscontrato da Assindatcolf - l'associazione nazionale sindacale dei datori di lavoro domestico - tante famiglie per tamponare le difficoltà logistiche sorte come conseguenza delle nuove misure adottate, si potrebbero affidare ad una ricerca 'fai-da-te'. In poche parole, questo può voler dire più 'nero'".

Secondo i dati dell'associazione di categoria, da quando è esplosa l'emergenza coronavirus nella sola regione Lombardia le richieste di contrattualizzare babysitter, colf e badanti sono scese del 50%. "La nostra sensazione è che sulle nuove assunzioni incida il fattore paura" spiega all'Adnkronos Andrea Zini, vicepresidente di Assindatcolf: "Nel contempo bisogna tener conto che l'emergenza potrebbe spingere l'acceleratore sull'improvvisazione col rischio di una schizofrenia delle tariffe rispetto alle prestazioni erogate, alla stregua delle mascherine, il cui prezzo è schizzato nel giro di pochi giorni".

"Non mi riferisco solo ai lavoratori in nero ma anche a quelli regolari che magari sull'onda della necessità delle famiglie potrebbero chiedere importi fuori mercato. Dunque attenzione".

Secondo Zini i permessi parentali retribuiti potrebbero rappresentare una soluzione migliore rispetto ad una proposta di un sostegno per le spese di babysitting: "Al di là dell'incertezza sui fondi, ribadiamo il nostro 'no' agli assegni erogati a pioggia, senza verificarne l'uso".

Ma qual è il prezzo giusto per una babysitter? Il Contratto collettivo nazionale per il lavoro domestico stabilisce che la babysitter sia inquadrata nel livello "A Super" e da tabellario abbia diritto ad un salario minimo di 6 euro lordi all'ora.

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Salario minimo babysitter, fonte Assindatcolf.it

Al prezzo orario vanno poi aggiunte le indennità per pranzo e/o colazione pari a 1,96 euro lorde al giorno. Tuttavia se questo è il cosidetto minimo tabellare, è il mercato che fa il prezzo e le tariffe delle babysitter possono variare moltissimo da una Regione all'altra in funzione dell'offerta e della domanda.

Inoltre per determinare il salario di una babysitter è bene tenere conto di variabili come l'età e l'esperienza sia della baby sitter che l'età e il numero dei bambini di cui si dovrà occupare, ma anche gli orari e la frequenza del babysitting, così come la durata del tragitto per raggiungere il posto di lavoro.

Secondo il portale specializzato toptata.it le città in cui una babysitter è pagata meglio sono Como, Sanremo e Milano (fino a 9 euro l'ora. Inoltre lo stesso portale ricorda come i babysitter tra i 14 e i 16 anni possono essere pagati il 20% in meno del salario minimo, quelli che hanno tra i 17 e i 18 anni il 10% in meno. Inoltre le ore in cui i bambini dormono sono denominate ore di "presenza responsabile" e possono essere remunerata i 2/3 del normale.

Al costo vanno aggiunti i i contributi Inps che si pagano trimestralmente e ammontano a: 2,07 euro/ora sotto le 24 ore settimanali 1,02 euro/ora sopra le 25 ore settimanali.

Per i pagamenti fino allo scorso era disponibile un voucher introdotto sperimentalmente nel 2013 dall’allora ministro Elsa Fornero. Una misura appunto disattivata dall'ultima legge di bilancio ma che il governo potrebbe ripescare. Per regolare le prestazioni in contanti sarà necessario fare il calcolo e dichiarare i trattamenti pensionistici.

Attenzione invece alla tentazione del nero: l'irregolarità lascia infatti scoperta la tutela assicurativa ed espone a sanzioni penali.

Scuole chiuse, i consigli dei pediatri

Come regolarsi allora in questi giorni di "emergenza"? Secondo Susanna Esposito, docente di Pediatria all'università di Parma, la regola universale in questi giorni di chiusura delle scuole a causa dell'emergenza coronavirus in Italia è quella di "evitare gli assembramenti e non organizzare feste 'passatempo' in casa, o farlo limitando il numero di bambini a 2 o 3, sempre gli stessi di giorno in giorno.

"Alcune mamme nelle ormai intasatissime chat di classe propongono di creare dei gruppetti di bambini da far riunire in casa di qualcuno sotto il controllo di una unica baby-sitter, altre famiglie si sono organizzate lasciando i figli alle cure dei nonni, altre ancora hanno la possibilità di lavorare da casa badando allo stesso tempo ai bambini. Sta di fatto che seguire qualche regola anche in queste situazioni consente di contribuire al contenimento dei contagi".

Chi vive nelle aree a rischio, non solo le zone rosse ma anche le Regioni con una diffusione significativa del coronavirus, come ad esempio l'Emilia Romagna, è invitato a rimanere in casa. Sono consentite passeggiate 'in solitaria', magari genitore-bimbi, che possano permettere di prendere un po' d'aria senza organizzare assembramenti. Oltretutto all'aria aperta il rischio di contagio è anche minore: i parchi pubblici pur se molto frequentati, con temperature abbastanza rigide di questi giorni possono essere considerati sicuri. Molto più rischioso giocare insieme in casa, ricreando in qualche modo l'ambiente di una scuola".

"Le situazioni che ora devono essere evitate - spiega ancora Esposito - sono quelle di promiscuità: mischiarsi in gruppi di molte persone e in situazioni diverse è sconsigliabile. Per i bambini questo è particolarmente vero perché fanno spesso da 'vettore' di infezioni, magari anche senza avere sintomi. Portano a casa i germi" e, anche a causa dei loro comportamenti meno 'igienici' rispetto a quelli degli adulti, "possono contagiare i genitori o anche i nonni". Nonni che in questa situazione entrano in gioco a sostegno di moltissime famiglie.

"I nonni 'over 65' - conclude Esposito - per badare ai nipoti in questi giorni particolari devono per forza essere in buona salute, e bisogna anche fare attenzione a quale mestiere fanno i genitori, per evitare che" nel 'passaggio di consegne' la mattina, si possano esporre gli anziani a rischi di contagio".

"In questo momento dobbiamo prestare molta attenzione a quanto i nostri comportamenti quotidiani siano promiscui, cosa di cui a volte non ci rendiamo conto".

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