Domenica, 24 Gennaio 2021

Il costo della dignità: lavoro più caro, 53mila a casa

L'allarme lanciato da Assolavoro: “Si tratta delle persone che raggiungeranno i 24 mesi di limite massimo per un impiego a tempo determinato”. Federmeccanica rincara la dose: “Il 30% delle imprese del settore metalmeccanico non rinnoverà i contratti”

Luigi Di Maio (FOTO ANSA)

Dopo Capodanno ci sarà un brutto risveglio per circa 53mila italiani. Parliamo delle persone che dal 1° gennaio 2019 non potranno essere riavviate al lavoro attraverso le Agenzie per il Lavoro perché raggiungeranno i 24 mesi di limite massimo per un impiego a tempo determinato, secondo quanto previsto dalla circolare del Ministero del Lavoro n.17 del 31 ottobre 2018, che ha retrodatato a prima dell’entrata in vigore della legge di conversione del cosiddetto Decreto Dignità il termine da considerare per questi lavoratori assunti dalle Agenzie.

A lanciare l'allarme è Assolavoro, l'Associazione Nazionale delle Agenzie per il Lavoro, le cui stime, approssimate per difetto, sono state elaborate con una proiezione sull'intero settore dei dati rilevati dagli operatori associati, pari a circa l'85% del mercato totale. 

"Caro Di Maio, grazie al suo decreto Dignità ora sono disoccupato"

Ma se Assolavoro evidenzia un effetto negativo sui lavoratori del decreto voluto da Luigi Di Maio, Federmeccanica lancia un altro allarme, legato alle aziende: “Con riferimento al Decreto Dignità, il 30% delle imprese del settore metalmeccanico "non rinnoverà, alla data di scadenza, i contratti a tempo determinato in essere”.

Federmeccanica: “Il 30% delle imprese non rinnoverà i contratti”

"Con riferimento al Decreto Dignità, il 30% delle imprese" del settore metalmeccanico "non rinnoverà, alla data di scadenza, i contratti a tempo determinato in essere". Lo afferma Federmeccanica nel comunicato relativo alla sua Indagine congiunturale sull'Industria Metalmeccanica. Secondo i dati riportati nel comunicato relativo alla sua Indagine congiunturale sull'Industria Metalmeccanica, "il 37% intende trasformarli in contratti a tempo indeterminato mentre un altro 33% si riserva di decidere, valutando la situazione alla scadenza". 

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“L’Industria Metalmeccanica italiana - ha dichiarato Fabio Astori, Vice Presidente di Federmeccanica – sta vivendo un momento di rallentamento e di incertezza. Sulle dinamiche produttive stanno pesando la contrazione del tasso di crescita dei consumi delle famiglie e della domanda per beni di investimento oltre al rallentamento della domanda mondiale che incide negativamente sulle esportazioni del settore metalmeccanico che indirizza all’estero oltre la metà delle proprie produzioni. Attualmente i volumi prodotti risultano inferiori del 22% rispetto a quelli che si realizzavano prima della recessione del 2008-2009”.

Anche il candidato alla segreteria del Pd Maurizio Martina ha commentato i dati di Federmeccanica attraverso un post su Twitter: “Il decreto Di Maio produce disoccupazione, altro che dignità. Secondo Federmeccanica il 30 per cento delle imprese non rinnoverà i contratti a tempo determinato ai propri dipendenti #ladridifuturo”.

Sulla stessa linea anche il tweet della senatrice del Pd Teresa Bellenova, che definisce 'devastanti' gli effetti del decreto sui lavoratori.

Le altre critiche al decreto Dignità

Assolavoro e Federmeccanica non sono certo le prime a scagliarsi contro il decreto Dignità. Prima di Martina, altri esponenti del Partito Democratico avevano dimostrato la loro contrarietà alla misura voluta dall'attuale ministro del Lavoro definendola “un'arma di distrazione che farà calare i posti di lavoro invece che aumentarli”.

Guida all’applicazione del Decreto Dignità

Una critica condivisa anche dall'Aidp, l'associazione dei direttori del personale, che nel mese di settembre si era scagliata contro il dl Dignità: “Ha reso più costosi i rinnovi dei contratti con un'aggiunta di costo dello 0,5% per ogni rinnovo. Una stretta che ha l’effetto di disincentivarne l’uso a favore del contratto a tempo indeterminato. Ma questa conseguenza attesa difficilmente si realizzerà. Quello che accadrà, in realtà, sarà un aumento del turn over dei lavoratori a termine, che con le vecchie regole potevano lavorare fino ad un massimo di 3 anni con la possibilità poi, dell’assunzione a tempo indeterminato, mentre con le nuove regole, invece, lavoreranno solo due anni e verranno sostituiti (se non assunti a tempo indeterminato) con altri lavoratori allo scadere del periodo massimo. Quindi, nessun aumento di contratti a tempo indeterminato come conseguenza del Decreto Dignità, ma solo maggiore turnover di lavoratori a termine”. A questi pareri negativi vanno anche aggiunte le storie personali di alcuni lavoratori che, proprio a causa del decreto Dignità, hanno perso o rischiano di perdere il lavoro. 

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