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Venerdì, 26 Aprile 2024
Economia Italia

Il governo non c'è, torna l'incubo spread: sull'Italia i riflettori dell'Europa

Bruxelles, nel capitolo dedicato all'Italia delle sue Previsioni economiche di primavera, mette in evidenza come le tensioni politiche seguenti le elezioni politiche dello scorso 4 marzo, mettano l'Italia nell'orbita delle incertezze del Mercato. E dove si scrive incertezza si legge spread

Ue conferma stime Pil eurozona, 2018 +2,3%

La commissione europea per ora conferma le previsioni di crescita dell'area euro: Pil al più 2,3% quest'anno e più 2% nel 2019. Tuttavia, nelle sue previsioni di primavera, in merito al rallentamento del primo trimestre, rileva come "la debolezza dei recenti indicatori punti verso una moderazione dell'attività e solleva domande sul fatto che alla base vi siano fattori temporanei o limitazioni più stringenti della crescita".

L'Ue stima che il tasso di occupazione raggiunga il 61,7 per cento quest'anno e il 62,2 per cento nel 2019. Livelli che "non sono stati mai così alti" secondo il commissario Moscovici.

I tassi di crescita dell'Ue e della zona euro superano le aspettative nel 2017 e si attestano al 2,4%, il livello più elevato degli ultimi 10 anni, rileva la Commissione nel suo rapporto previsionale, che viene aggiornato ogni tre mesi. La crescita dovrebbe rimanere forte nel 2018 e rallentare solo lievemente nel 2019, con tassi rispettivamente del 2,3% e del 2% sia nell'Ue che nella zona euro. I consumi privati sono ancora forti e nel contempo le esportazioni e gli investimenti hanno registrato un aumento. La disoccupazione continua a calare e si attesta attualmente attorno ai livelli precedenti alla crisi. Tuttavia l'economia è più esposta a fattori di rischio esterni, che sono divenuti più incisivi e più sfavorevoli.

La crescita robusta favorisce un'ulteriore riduzione dei livelli di disavanzo e di debito pubblico e il miglioramento delle condizioni del mercato del lavoro. Il disavanzo aggregato della zona euro è attualmente inferiore all'1% del Pil e dovrebbe scendere al di sotto del 3% in tutti gli Stati membri della zona euro nel corso dell'anno.

Pierre Moscovici, Commissario per gli Affari economici e finanziari, la fiscalità e le dogane, ha dichiarato: "L'Europa continua a godere di una crescita sostenuta, che ha contribuito a far scendere la disoccupazione al livello più basso degli ultimi dieci anni. Crescono gli investimenti - ha commentato Moscovici - e migliorano le finanze pubbliche, e il disavanzo nella zona euro dovrebbe scendere ad appena lo 0,7% del Pil quest'anno. In questo scenario roseo il rischio più importante è rappresentato dal protezionismo, che non deve diventare la nuova normalità poiché non farebbe che danneggiare quella parte dei nostri cittadini che ha più bisogno di essere tutelata". 

Secondo Valdis Dombrovskis, vicepresidente della Commissione responsabile per l'euro e il dialogo sociale, l'espansione economica favorirà la creazione di più posti di lavoro. "Tuttavia vediamo anche maggiori rischi all'orizzonte. Per questo occorre sfruttare l'attuale congiuntura favorevole per rendere le nostre economie più resilienti. Ciò significa creare riserve di bilancio, riformare le nostre economie per stimolare la produttività e gli investimenti e far sì che il nostro modello di crescita diventi più inclusivo.
Inoltre è necessario rafforzare le basi della nostra Unione economica e monetaria".

Nel 2017, con l'accelerazione dell'economia, la crescita del Pil reale ha raggiunto il 2,4% sia nell'Ue che nella zona euro. Alla crescita hanno contribuito un elevato livello di fiducia dei consumatori e delle imprese, una crescita globale più forte, bassi costi di finanziamento, bilanci più sani nel settore privato e migliori condizioni del mercato del lavoro. Anche il rallentamento dell'attività evidenziato dagli indicatori congiunturali all'inizio del 2018 dovrebbe essere in parte temporaneo.

La crescita, prosegue la Commissione con un comunicato, dovrebbe proseguire a ritmo sostenuto grazie a livelli elevati di consumi e alla forza delle esportazioni e degli investimenti. Sia l'UE che la zona euro dovrebbero crescere del 2,3% quest'anno. La crescita in entrambe le zone dovrebbe calare al 2,0% nel 2019 a causa di strozzature che diventano più evidenti in alcuni paesi e settori, dell'adeguamento della politica monetaria alle circostanze e di un certo rallentamento della crescita del commercio mondiale.

La disoccupazione continua a calare e si attesta attualmente attorno ai livelli precedenti alla crisi. Nell'Ue la disoccupazione dovrebbe continuare a diminuire, passando dal 7,6% nel 2017 al 7,1% nel 2018 e al 6,7% nel 2019. La disoccupazione nella zona euro dovrebbe scendere dal 9,1% nel 2017 all'8,4% nel 2018 e al 7,9% nel 2019.

Nella zona euro il numero degli occupati è attualmente al livello più elevato dall'introduzione dell'euro, ma persiste una certa stagnazione del mercato del lavoro. Mentre in alcuni Stati membri la disoccupazione è ancora elevata, in altri diventa sempre più difficile coprire i posti di lavoro disponibili. 

L'inflazione dei prezzi al consumo, proseguono le prevsioni della Commissione, si è affievolita nel primo trimestre di quest'anno ma dovrebbe aumentare lievemente nei prossimi trimestri, in parte a causa dei recenti aumenti dei prezzi del petrolio. Si stanno inoltre intensificando le pressioni di fondo sui prezzi a seguito della carenza di manodopera e della crescita più rapida dei salari in molti Stati membri. Nel complesso, l'inflazione nella zona euro nel 2018 dovrebbe rimanere invariata rispetto al 2017 (1,5%) per poi salire all'1,6% nel 2019. Nell'Ue l'inflazione dovrebbe seguire lo stesso andamento, rimanendo all'1,7% quest'anno per poi salire all'1,8% nel 2019.

Nel 2017 sono diminuiti in percentuale del Pil sia il disavanzo pubblico che il debito pubblico aggregati della zona euro, anche grazie alla forte crescita economica e ai bassi tassi di interesse. Con il miglioramento delle condizioni del mercato del lavoro e i conseguenti effetti positivi sui bilanci degli Stati membri, anche per la riduzione delle prestazioni sociali, il 2018 dovrebbe essere il primo anno dall'avvio dell'Unione economica e monetaria in cui tutti i governi hanno un disavanzo di bilancio inferiore al 3% del PIL, come indicato nel trattato.

Il disavanzo pubblico aggregato della zona euro, rileva ancora l'Ue, dovrebbe scendere allo 0,7% del Pil nel 2018 e allo 0,6% nel 2019. Per l'Ue è previsto un disavanzo aggregato dello 0,8% sia nel 2018 che nel 2019. Il rapporto debito/Pil della zona euro dovrebbe scendere all'84,1% nel 2019, con previsioni in calo per quasi tutti gli Stati membri.

Nel complesso, i rischi per quanto concerne le previsioni sono aumentati, con la possibilità di un peggioramento. Recenti indicatori hanno ridotto la probabilità che la crescita in Europa possa rivelarsi più forte del previsto nel breve termine. Sul piano esterno, la volatilità dei mercati finanziari registrata negli ultimi mesi è destinata a diventare una caratteristica più costante in futuro, aumentando l'incertezza. Lo stimolo di bilancio prociclico degli Stati Uniti dovrebbe potenziare la crescita a breve termine, ma anche aumentare il rischio di surriscaldamento e la possibilità di un aumento dei tassi di interesse negli Stati Uniti più rapido di quanto attualmente previsto. Inoltre, un aumento del protezionismo commerciale presenta un rischio chiaramente negativo per le prospettive economiche mondiali. Si tratta di rischi che sono collegati tra di loro. A causa della sua apertura, la zona euro sarebbe particolarmente vulnerabile qualora questi rischi si materializzassero.

Bruxelles precisa che per consentire un raffronto nel tempo, le proiezioni per l'UE per il 2019 contenute nelle previsioni riguardano tutti i 28 Stati membri, compreso il Regno Unito. Dati i negoziati in corso sui termini del recesso del Regno Unito dall'Ue, le proiezioni della Commissione per il periodo post-Brexit si fondano sull'ipotesi puramente tecnica dello status quo in termini di relazioni commerciali tra l'UE a 27 e il Regno Unito. Si tratta di un'ipotesi adottata unicamente a fini di previsione che non ha alcuna incidenza sui negoziati in corso nell'ambito della procedura prevista dall'articolo 50.

Quest'anno la Commissione torna a pubblicare due previsioni complessive (primavera e autunno) e due previsioni intermedie (inverno ed estate) ogni anno, anziché le tre previsioni complessive di inverno, primavera e autunno che ha prodotto annualmente a partire dal 2012. Le previsioni intermedie riguardano i livelli annuali e trimestrali del Pil e dell'inflazione per l'anno in corso e gli anni successivi per tutti gli Stati membri e per la zona euro, nonché i dati aggregati a livello dell'Ue. Le prossime previsioni della Commissione europea saranno le previsioni economiche intermedie d'estate 2018, pubblicate a luglio.
 

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