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Lunedì, 24 Gennaio 2022
La misura

Pensioni 2022: a chi conviene lasciare il lavoro con Opzione Donna

Quasi 30mila lavoratrici raggiungono in teoria i requisiti nei prossimi mesi. Resta da capire chi utilizzerà questa chance, perché l'assegno è un po' più basso e arriva dopo 12 o 18 mesi

La legge di bilancio ha prolungato fino al 31 dicembre 2022 "Opzione donna", misura che convince: permette di lasciare il lavoro, ricalcolando però tutto l'assegno col sistema contributivo (e perdite sulla pensione netta mensile che possono arrivare anche al 30 per cento e più), avendo maturato un'anzianità contributiva pari o superiore a 35 anni ed un'età anagrafica pari o superiore a 58 anni per le lavoratrici dipendenti e a 59 anni per le autonome.

Pensioni: come funzione Opzione Donna

Potranno accedere alla pensione, calcolata interamente con il metodo contributivo, dopo che siano trascorsi almeno 12 mesi (18 per le autonome) dalla maturazione del diritto al pensionamento.

Un fattore da considerare è la decorrenza del primo assegno pensionistico, in quanto c'è la finestra mobile, un meccanismo in base a cui l'erogazione dei soldi parte da:

  • dopo 12 mesi dalla maturazione dei requisiti per le dipendenti;
  • dopo 18 mesi per le autonome.

La misura per il 2022 riguarderà dunqe le donne nate entro il 1963 (o nel 1962 se lavoratrici autonome). I dati storici indicano che, numeri alla mano, l'anticipo medio effettivo rispetto alla pensione di vecchiaia è di 52 mesi per le lavoratrici dipendenti e di 47 mesi per le autonome. Non pochi. In 15 anni circa Opzione donna, inaugurata nel 2004 e portata avanti tra alti e bassi, ha permesso di godere della meritata pensione a circa 150mila lavoratrici. Quasi 30mila donne raggiungono i requisiti nel prossimo anno. Resta da capire chi utilizzerà questa chance alla prova dei fatti.

Il taglio dell'assegno è trascurabile?

Ma il taglio dell'assegno è trascurabile o impattante? Non c'è una risposta univoca. Sicuramente il metodo misto a cui avrebbero diritto le lavoratrici, in quanto hanno iniziato a versare i contributi prima del 1996, garantirebbe un assegno mensile più alto. Ma la penalizzazione si riduce, sempre più, man mano che ci si allontana dal 1996 come data di inizio lavoro. La quota di pensione dal 1995 in avanti calcolata con il metodo contributivo diventa - ovviamente - sempre più consistente sul totale quanti più sono gli anni post 1995 in cui si è lavorato. Insomma, conviene fare i conti per bene e farsi consigliare da patronati e commercialisti.

Per le casse dell'Inps si stima una riduzione della pensione del 6% per le lavoratrici dipendenti e del 13% con Opzione Donna, in linea di massima.

Si può anche riscattare il corso di studi universitari pagando circa 5mila euro per anno, ma attenzione: se si effettua prima il passaggio al metodo contributivo per riscattare alcuni anni, poi non si può accedere a opzione donna (l’istituto di previdenza ha contestualmente consentito una deroga a questa regola ma solo per il 2021, ricorda oggi il Sole 24 Ore).

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