Martedì, 15 Giugno 2021
L'indennità di accompagnamento alla pensione

In pensione fino a 5 anni prima con i soldi dell'azienda: la norma nel Decreto Sostegni bis?

Tra le norme del prossimo provvedimento il ministro del Lavoro Orlando propone l'indennità di accompagnamento alla pensione. Ovvero una somma che viene corrisposta al lavoratore per tredici mensilità all'anno fino al compimento dei 67 anni e alla maturazione dei requisiti per lasciare il lavoro

Le imprese con più di cento dipendenti potranno anticipare l'uscita dal lavoro dei dipendenti a cui mancano fino a cinque anni per maturare i requisiti della pensione. Questo prevede una delle norme che dovrebbero entrare nel Decreto Sostegni Bis (o Decreto Imprese) che il governo sta per varare, secondo quanto racconta oggi Il Messaggero. 

In pensione fino a 5 anni prima con i soldi dell'azienda: la norma nel Decreto Sostegni bis?

Al lavoro sulle norme c'è il ministro del Lavoro Andrea Orlando e tra queste c'è quella che riguarda il contratto di espansione che si usa per le imprese al di sopra dei 250 dipendenti. Il meccanismo funziona in questo modo: il dipendente che si trova a meno di cinque anni dalla pensione chiude il rapporto con l'azienda e riceve in cambio la cosiddetta indennità di accompagnamento alla pensione. Ovvero una somma che gli viene corrisposta per tredici mensilità all'anno fino al compimento dei 67 anni e alla maturazione dei requisiti per lasciare il lavoro. A pagarla sarà l'Inps ma a fornire i soldi sarà l'azienda di provenienza con cadenza mensile e garantita da una fidejussione. 

Il vantaggio per l'azienda è che dalla cifra versata al lavoratore viene sottratta la Naspi che gli dovrebbe essere corrisposta in caso di perdita del lavoro. In questo modoo un lavoratore che guadagna 36mila euro l'anno costerebbe all'azienda 100mila euro in cinque anni. Per il lavoratore c'è invece anche la possibilità di trovare un altro lavoro. Tra le novità c'è poi il contratto di ricollocazione per tutti i settori produttivi. Ovvero un contratto a tempo indeterminato legato alla formazione e a un periodo di prova con sgravi contributivi al 100% che però devono essere restituiti se alla fine dei 180 giorni il lavoratore non viene assunto. Potrebbe entrare nel pacchetto, infine, anche l'incentivo, per i settori commercio e turismo, per la fuoriuscita dalla cassa Covid a ottobre: si prevede un esonero contributivo al 100% per i dipendenti che vengono riconfermati dopo il blocco dei licenziamenti e la fine della cig-Covid. 

I sindacati e la flessibilità da 62 anni o 41 di contributi

Nei giorni scorsi intanto in un comunicato Cgil, Cisl e Uil hanno inviato al ministro del Lavoro Andrea Orlando la piattaforma unitaria sulla previdenza, sollecitando l'apertura di un tavolo di confronto per superare l'impianto della Legge Fornero a partire dal 2022. "Occorre introdurre una flessibilità in uscita più diffusa a partire dai 62 anni di eta' o con 41 anni di contributi a prescindere dall'età, che tenga conto della diversa gravosità dei lavori, del lavoro di cura e delle donne, e affrontare subito il tema delle future pensioni dei giovani, che rischiano di essere penalizzate dalla discontinuita' del lavoro", hanno scritto i confederali.

"E' poi necessario sostenere il reddito dei pensionati e rilanciare la previdenza complementare varando una campagna istituzionale di informazione che sia coniugata ad un nuovo semestre di adesione in silenzio assenso". Su questi punti, si legge infine nella nota, "chiediamo si apra il prima possibile un confronto che possa trovare le giuste soluzioni anche legate alla situazione emergenziale che il Paese sta vivendo".

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