Mercoledì, 14 Aprile 2021

Pensioni, come e quando lasciare il lavoro nel 2020

Pensioni, tema sempre caldo. A seconda che si lavori nel pubblico, nel privato, o come autonomi ci sono finestre di uscita con tempi diversi per andare in pensione: per ricevere il primo assegno pensionistico tocca aspettare dai 3 ai 18 mesi

Come lasciare il lavoro nel 2020: i dettagli nell'articolo - foto Ansa

Pensioni, tema che non passa mai di moda. In tanti si domandano che cosa cambierà effettivamente l'anno prossimo? Cerchiamo di fare il punto dell situazione. Come fare per lasciare il proprio posto di lavoro nel 2020 e andare in pensione? A seconda che si lavori nel pubblico, nel privato, o come autonomi ci sono finestre di uscita con tempi diversi. Dal momento in cui i requisiti vengono maturati, per ricevere il primo assegno pensionistico tocca aspettare un lasso di tempo variabile, che va dai 3 ai 18 mesi.

Pensioni Quota 100, le finestre 2020 per l'assegno

Quota 100, la misura triennale (2019-2020-2021) che permette di andare in pensione anticipata con 62 anni di età e 38 di contributi, per il 2020 prevede tre finestre differenti. Non c'è possibilità di fraintendimenti: chi lavora in aziende del settore privato può accedere alla finestra tre mesi dopo aver raggiunto i requisiti. Invece chi lavora nel pubblico e raggiunge la quota 100 (62 anni e 38 di contributi) può andare in pensione sei mesi esatti dopo aver raggiunto i requisiti. 

Leggermente diverso il discorso per chi lavora nel mondo della scuola: qui chi ha intenzione di usufruire della Quota 100 deve necessariamente fare domanda entro febbraio (fine del mese) per andare in pensione dall'inizio del prossimo anno scolastico.

Pensioni Opzione Donna, 18 mesi per il primo assegno

Opzione Donna, che è stata reintrodotta per il 2019 per permettere di andare in pensione alle donne in possesso di 35 anni di contribuzione e 58 anni d’età (59 invece se lavoratrici autonome”) sarà confermata nel 2020. In tal caso la finestra è lunga, molto lunga. Chi raggiunge i requisiti entro il 31 dicembre ormai alle porte, dovrà attendere 12 mesi (in caso di lavoratrici dipendenti) e addirittura 18 mesi (autonome) per il primo assegno pensionistico. 

Lavoratori precoci, finestra di 3 mesi per la pensione

La finestra è di tre mesi per i lavoratori precoci (sono coloro che hanno iniziato a lavorare prima della maggiore età, arrivando a maturare una contribuzione particolarmente elevata). Chi ha iniziato a versare contributi appena maggiorenne può andare in pensione con 41 anni di contributi. Ma tra i requisiti ci sono anche lo svolgimento di attività particolarmente faticose o avere invalidità civile del 74% o essere inoccupati da tempo dopo aver percepito la Naspi. L'assegno in tal caso arriva tre mesi dopo la data di maturazione.

Ape volontaria, stop da gennaio 2020

Da gennaio 2020 non si potrà invece più utilizzare l’anticipo finanziario per il pensionamento anticipato con 63 anni di età e almeno 20 di contributi: è la cosiddetta Ape volontaria, sia nella versione singola sia nella versione aziendale. Si va verso la chiusura del prestito erogato sotto forma di rata mensile da parte di un istituto di credito e restituito dall’assicurato con un piano di ammortamento ventennale attraverso trattenute operate dall’Inps sulla pensione. In pratica le rate del prestito consentono di avere un "reddito ponte" per tre anni e mezzo circa prima di andare effettivamente in pensione: si smette di lavorare in attesa di ricevere l’assegno previdenziale vero e proprio dall'Inps, ma con il prestito si ha un canale certo di sostentamento.

L'obiettivo ambizioso del governo Conte bis è una riforma complessiva del sistema pensionistico da concludersi entro aprile 2020: staremo a vedere.

Pensioni, confermata la soglia dei 67 anni: il decreto in Gazzetta Ufficiale

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