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Domenica, 4 Dicembre 2022
Accordo ponte

Pensioni: chi lascia il lavoro nel 2023 con il governo Meloni

Quota 41 con un limite di età (da stabilire tra 61 e 63 anni) "come prima fase per poi costruire la soluzione definitiva" secondo il sottosegretario Durigon, punto di riferimento della Lega sul tema. Ape sociale e Opzione donna straconfermate

Chi andrà in pensione nel 2023 con il governo Meloni? Ci sarà, questo è certo, un intervento sulle pensioni per evitare lo scalone Fornero (l'aumento dell’età d'uscita dal lavoro a 67 anni dai 64 di Quota 102 ora in vigore): con ogni probabilità sarà Quota 41, temperata però da un soglia di età tra 61 e 63 anni e un bonus per chi rimane al lavoro, mirato ad alcune professioni come quelle sanitarie. Pochi dubbi invece sul fatto che saranno prorogate Ape sociale e Opzione donna, in scadenza il 31 dicembre 2022.

Pensioni, Quota 41 con limite di età

Si parte da Quota 41 per le pensioni del futuro? "L'obiettivo che assieme al ministro Calderone ed al Mef ci stiamo dando è quello di evitare che col nuovo anno si torni alla legge Fornero col ripristino dello scalone dei 67 anni - spiega in un'intervista alla Stampa il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon, punto di riferimento della Lega e in particolare di Matteo Salvini sul tema -. Partiamo con un primo intervento poi vedremo cosa fare confrontandoci coi sindacati quali modifiche introdurre. Per me ora si tratta di dare un segnale per far capire dove si vuole andare, magari inserendo "Quota 41" come prima fase per poi costruire la soluzione definitiva". Verrà, in ogni caso, sicuramente previsto un tetto di età, conferma Durigon.

Il quadro tuttavia non è affatto chiaro. Chi potrà lasciare il lavoro dal 1 gennaio 2023? Si resta con l'attuale Quota 102, come somma di 41 anni di contributi e 61d'età o si cambia? "La Quota 102, come somma dei 64 anni di età e di 38 anni di contributi introdotta dal governo Draghi, doveva interessare 13 mila persone ma poi solo 8 mila sono andate in pensione in questo modo. Il nulla - continua Durigon -. Noi cercheremo di dare dei numeri un poco più pesanti, poi che sia Quota 102 o 103 lo vedremo. Di certo in un mese e mezzo non riusciremo a fare la riforma, non ci sono riusciti altri governi ed è impensabile farlo ora. E oggettivamente sarebbe anche sbagliato, perché una riforma del genere va condivisa coi sindacati e non si fa in una settimana".

Quindi sulle pensioni ci sarà una riforma "a tempo", valida per il solo 2023, un accordo ponte. Con l'auspicio di una riforma vera, organica, di tutto il sistema da portare a compimento nei prossimi 12 mesi in vista del 2024. Il dibattito entra nel vivo solo adesso. L'attivismo solitario della Lega sui provvedimenti economici fa storcere il naso all'opposizione. "Salvini sta facendo la sua personalissima manovra, dando tempi e termini su flat tax, pensioni e una serie di altre misure. Bisognerebbe chiedere alla presidente Meloni se è d'accordo perché pare evidente che non si parlino e che ognuno vada per la sua strada, con il ministro delle Infrastrutture che fa il premier ombra", dice la presidente dei senatori del Pd Simona Malpezzi.

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Cosa sono Ape sociale e Opzione donna

Sulla conferma di Ape sociale e Opzione donna per il 2023 dubbi non sussistono: c'è anche l'ok dei sindacati. Il cosiddetto anticipo pensionistico, ormai a tutti noto come Ape, è un progetto che consente il prepensionamento, senza alcun onere economico, a specifiche categorie di lavoratori che abbiano raggiunto una certa età anagrafica (più altri requisiti).  L'Ape sociale, dove Ape sta per anticipo pensionistico, è un’indennità erogata da parte dello Stato destinata a soggetti - al momento basata su 63 o più anni di età in particolari condizioni di difficoltà, per esempio perché hanno svolto per anni lavori gravosi o perché assistono un coniuge con una disabilità o ancora perché si sono ritrovati disoccupati senza la possibilità di diventare a tutti gli effetti pensionati per motivi di età  - che hanno necessità di un aiuto economico prima di poter accedere alla pensione di anzianità. L'Ape sociale, introdotta nel 2017, con l'ultima manovra è stata prorogata anche al 2022. Succederà lo stesso pure nel 2023.

"Opzione donna" permette invece di lasciare il lavoro, ricalcolando però tutto l'assegno col sistema contributivo (e perdite sulla pensione netta mensile che possono arrivare anche al 30 per cento), avendo maturato un'anzianità contributiva pari o superiore a 35 anni ed un'età anagrafica pari o superiore a 58 anni per le lavoratrici dipendenti e a 59 anni per le autonome. Con qualche possibile minima modifica, anche questa opzione di pensionamento anticipato sarà confermata l'anno prossimo.

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