Mercoledì, 27 Ottobre 2021
Economia Italia

"Con il referendum l'Italia torna alla guida della Ue"

"Se sale lo spread vuol dire che l'Italia è sulla strada giusta". Ad un mese dal voto sul referendum costituzionale le borse scommettono contro Renzi. Il professor Giuseppe di Taranto, ordinario di economia alla Luiss, spiega a Today.it: "Ecco chi ricatta l'Italia"

"Gli italiani non devono avere paura dello spread, alcuni paesi europei scommettono contro di noi ma il Governo Renzi sta facendo bene, è arrivato il momento di battere i pugni e recuperare la guida dell'Unione Europea".

Uno dei più forti "j'accuse" contro l'idea dell'europa unita arriva dal professor Giuseppe di Taranto, ordinario di Storia dell'Economia e della Finanza all'università Luiss di Roma che raggiunto al telefono da Today.it ha delineato gli scenari che accompagneranno l'ultimo mese di campagna referendaria fino al voto del 4 dicembre prossimo sulla Riforma Costituzionale.

Professore, dobbiamo preoccuparci di questa immagine, con lo spread tra i titoli di stato italiani e quelli tedeschi schizzato fino a quota 160?
"E' un effetto della congiuntura internazionale sfavorevole su cui pesano i report negativi del Fondo Monetario che fotografa il boom del debito privato, le incertezze della campagna elettorale statunitense, e poi ovviamente il tema del referendum italiano".

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Spread a 160, è un livello preoccupante?
"Assolutamente no, anzi, stiamo risparmiando rispetto al biennio 2011/12 quando lo spread ha toccato quota 575. Occorre tuttavia richiamare quello scenario: con la Grecia sull'orlo del  default sia Germania che Francia si impegnarono a non vendere titoli di stato ellenici. Non fu così, anzi, all'epoca Trichet, a capo della Banca Centrale Europea non vigilò affatto sul mancato rispetto degli accordi. Così quando Commerz Bank e Deutsche Bank cominciarono a disfarsi anche dei titoli di stato italiani anche gli Stati Uniti iniziarono a dubitare della nostra economia".

Un'accusa che guarda ad un paese in particolare, in un suo precedente intervento aveva sottolineato le storture della costruzione economica europea e i danni che ne sono derivati per il nostro Paese e come le regole dell’euro siano state previste ad uso e consumo dell’economia tedesca, con grave danno per quasi tutti gli altri: “Tra il 2010 e il 2013 ha guadagnato quasi 40 miliardi dalla crisi dello spread e non solo“. Chi ci guadagna da un'Italia debole?
"La Germania è fuori dalle regole europee, e lo è da un bel po' di tempo. Il suo surplus di bilancio commerciale causa deflazione negli altri paesi. La verità è che è proprio la Germania il nostro concorrente, o meglio, l'Italia è ben più competitiva in molti campi, come ad esempio nel settore ingegneristico-meccanico".

Un mese col fiato in gola, bisogna attendersi le montagne russe in borsa?
"E' indubbio che i nostri competitor giocano contro l'Italia, avantaggiati da un distacco tra sì e no molto vicini, inoltre il tema della flessibilità aiuta lo spread a salire. Flessibilità è diventata in altre parole il sinonimo di ricattabilità, ma in verità non solo l'Italia è nei limiti dei parametri europei ma è uno dei paesi più virtuosi. Bisogna battere i pugni e recuperare il nostro ruolo guida. La prossima battaglia non è il tema dei migranti, nè tanto più quello dell'emergenza terremoto, l'Europa ha già annunciato che chiuderà non uno ma entrambi gli occhi, lo scontro vero è sul cosidetto "Casa Italia", il piano del Governo per far uscire il paese dal rischio sismico necessita di risorse, checché ne dica l'Europa".

Solo la Roma grillina vota sì: il "no" va di moda da Nord a Sud. Il sondaggio di Today.it 

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