Domenica, 20 Giugno 2021
Economia

Allarme schiavi in Italia: "1.500 morti 'di fatica' negli ultimi sei anni"

La denuncia di un gruppo di medici italiani: "Sono pagati anche 12 euro per 8 ore sotto al sole e vivono in baraccopoli senza acqua e servizi igienici"

Foto di repertorio

C'è chi lo chiama caporalato, chi sfruttamento, ma è soltanto un modo diverso, forse più moderno, di definire lo schiavismo ai giorni nostri. Un fenomeno che in Italia vede decine e decine di migranti (e non solo) occupati nell'agricoltura italiana, che vengono pagati anche 12 euro per 8 ore di lavoro nei campi, spesso sotto il sole cocente. Dei veri e propri schiavi che permettono di portare i pomodori italiani sulle tavole di tutto il mondo ad un costo ribassato.

Un pomodoro macchiato dal sangue di queste persone. Per questo motivo un gruppo di medici italiani ha lanciato un appello attraverso il British Medical Journal, affinché si ponga fine a questo sfruttamento: "Negli ultimi sei anni in Italia sono morti più di 1.500 braccianti a causa del lavoro. Un numero già elevato a cui si devono aggiungere anche quelle uccise dal caporalato".

Allarme schiavi: l'appello dei medici

Pagati praticamente nulla, sono costretti a vivere in condizioni estreme. Una situazione denunciata dai medici della Ong Medici con l'Africa Cuamm: "Vivono in baraccopoli senza acqua, senza servizi igienici senza accesso ai servizi sanitari di base". Dati e informazioni raccolte sul campo dall'organizzazione che fornisce servizi sanitari di base ai migranti sparsi per tutta Italia e che vivono nelle baraccopoli, privi di protezione, nonostante la legge sull'Agromafia: "Quasi il 50% dei migranti che si sono rivolti ai medici, accusavano problemi muscolo-scheletrici e fatica a causa del lavoro estenuante".

Lavorare nelle campagne? Braccianti stipati in un cassone e pagati 4 euro all'ora

"Salute, migrazione, economia, sviluppo sostenibile e giustizia sono tutti aspetti del nostro mondo tra loro interconnessi ed è un dovere per la comunità scientifica e clinica prendersi cura e dare voce a queste persone inascoltate". 

La denuncia è firmata, tra gli altri, da Claudia Marotta del Dipartimento di scienze per la promozione della salute e la cura di madre e bambino a Palermo, Paolo Parente dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, Francesco Di Gennaro dell'Università "Aldo Moro" di Bari e altri professionisti che, con i loro dati, hanno fotografato uno dramma quotidiano che si svolge nel totale silenzio. 

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