Sabato, 24 Luglio 2021
Protesta di 4 ore

Sciopero venerdì 23 luglio 2021: trasporti a rischio, tutte le informazioni utili

In arrivo un venerdì nero per il trasporto pubblico locale; il sindacato Usb ha proclamato il ''braccia incrociate'' di quattro ore con modalità territoriali: ecco le rivendicazioni alla base della protesta

Foto di repertorio Ansa

Il sindacato Usb ha proclamato per venerdì 23 luglio 2021 uno sciopero nazionale di 4 ore del trasporto pubblico locale, con le modalità che verranno stabilite dai singoli territori. 

Sciopero dei trasporti venerdì 23 luglio 2021

La protesta di venerdì 23 luglio metterà a rischio gli spostamenti con i mezzi di trasporto pubblico, dai bus alle metropolitane e i treni delle principali città italiane, da Milano a Firenze, passando per Bologna, Trieste, Bari e Brindisi. L'Atm di Milano non ha ancora confermato la manifestazione, mentre a NapoliBologna lo sciopero sarà tra le 11 e le 15. Nnei comuni di Frosinone e Fiuggi si asterranno gli operatori dalle ore 10:30 alle ore 14:30, a Trieste tra le 9 e le 13, mentre a Venezia la protesta dovrebbe interessare le ore serali. In molti casi non sono ancora stati comunicati gli orari dello sciopero, per cui è sempre consigliabile monitorari i siti web delle aziende che si occupano del trasporto pubblico nelle singole città. 

Le cause dello sciopero

Ecco quali sono le rivendicazioni alla base dello sciopero di venerdì:

  • nazionalizzazione dei settori e aziende strategici;
  • riduzione dell’orario di lavoro per contrastare gli effetti negativi della rivoluzione tecnologica;
  • superamento dei penalizzanti salari d'ingresso garantendo l'applicazione contrattuale di primo e secondo livello ai neoassunti;
  • sicurezza dei lavoratori e del servizio, introduzione del reato di omicidio sul lavoro;
  • salario minimo per legge contro la pratica dei contratti atipici e lotta al precariato;
  • lotta a qualunque forma di discriminazione di genere, al razzismo e al sessismo;
  • sviluppo di un sistema di ammortizzatori sociali, adeguati al contesto post pandemico;
  • blocco dei licenziamenti e nessuna liberalizzazione degli appalti;
  • libero esercizio del diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali;
  • reali penalità economiche a carico delle aziende sui ritardi dei rinnovi contrattuali ed adeguati recuperi salari;
  • una legge sulla rappresentanza che superi il monopolio costruito sulle complicità tra le OO.SS. e le associazioni datoriali di categori

Le richieste dei sindacati

Una piattaforma, quella di USB, che risponde alla necessità di ribaltare “quella lotta di classe dall’alto” portata avanti dal capitale in questi ultimi anni e che lancia una nuova stagione di conflitto. I nostri obiettivi sono:

  •  raggiungere tutti i segmenti dello sfruttamento, compreso il precariato diffuso;
  •  contrastare i processi di riorganizzazione tecnologica che produrrà espulsioni massicce dal ciclo produttivo e licenziamenti;
  •  contrastare il Recovery Plan disegnato da Draghi sotto il diktat dell’Unione Europea. 

I lavoratori autoferrotranvieri, conclude il sindacato, nel pieno della vertenza di un rinnovo contrattuale, puntualmente in ritardo, per il quale i soliti sindacati complici continuano a svendere la categoria accettando 50 centesimi al giorno (lordi) per la parte economica 2018/2020, sapranno dare la loro risposta sia alle penalizzanti politiche contrattuali, sia alle sempre più stringenti normative e leggi che mirano ad impedire l'esercizio del diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali, ribadendo la necessità di rimettere al centro la qualità della mobilità cittadina e la qualità del lavoro. Occorre:

  • rendere possibile un servizio pubblico sicuro e dignitoso che risponda in modo efficiente alle reali esigenze dei territori in un contesto di lavoro sano e rispettoso degli operatori del settore;
  • intervenire e modificare la logica, assurda, per la quale si vogliono affrontare le complesse problematiche del TPL agendo esclusivamente sui costi e sui possibili risparmi attraverso i tagli al servizio, aumentando i carichi di lavoro senza porsi in modo costruttivo nei confronti delle reali esigenze del territorio né, tanto meno, delle condizioni di lavoro imposte;
  • intervenire e modificare l'ossessionante e vizioso criterio che, inneggiando al risparmio, vede però bruciare fior di soldi pubblici attraverso appalti e subappalti ad aziende che offrono servizi di scarsa qualità e lavoro sottopagato (quando pagato) garantendosi però profumati profitti.
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