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Lunedì, 17 Gennaio 2022
Scontro nel governo

Smart working, Dadone contro Brunetta: "Misura da implementare"

Dopo il "No" all'aumento del lavoro agile da parte del ministro per la Pubblica Amministrazione, arriva il "Sì" del suo predecessore e oggi responsabile Politiche giovanili: "L'impennata dei contagi impone di tornare ad adoperarlo"

Passa dallo smart working il nuovo scontro interno all'Esecutivo. Ieri il netto "No" all'aumento del lavoro agile da parte del ministro per la Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta, oggi il "Sì" di Fabiana Dadone che guida il ministero delle Politiche giovanili ma che nel secondo governo Conte sedeva proprio al dicastero per la Pa. "In Italia siamo stati i capofila del ricorso al lavoro agile per i lavoratori, sia pubblici sia privati, e ora diciamo 'No' proprio mentre in tutta Europa vi fanno ricorso?", si chiede Dadone intervistata dal Fatto Quotidiano

Per chi torna lo smart working

"Io penso che il lavoro agile sia uno strumento da implementare - rincara la dose - Quando cominciammo ad adottarlo nel passato governo fu un grande passo, un cambiamento di concezione. E ora l'impennata dei contagi impone di tornare ad adoperarlo. L'obiettivo deve essere quello di contenere gli spostamenti dei lavoratori, ma assicurando i servizi ai cittadini, ed esistono strumenti differenti per farlo rispetto a un anno e mezzo fa, quando iniziammo da zero".

Quella di Dadone è più di una critica a Brunetta. Sembra più "l'antipasto" di una polemica destinata a espoldere, forte anche delle pressioni dei sindacati. "Il capodelegazione Stefano Patuanelli - spiega Dadone - aveva già posto i] problema nella scorsa cabina di regia, ma anche altri ministri avevano sollevato la questione. Nel prossimo Consiglio dei minstri dm il tema verrà risollevato con forza, almeno da parte nostra".

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