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Giovedì, 9 Dicembre 2021
L'intervista

Chiara Bono racconta come è diventata Yara Gambirasio: "Mi ha colpito la sua profondità d'animo"

L'attrice che ha interpretato il personaggio della 13enne di Brembate uccisa nel 2010 svela i retroscena e le difficoltà del suo ruolo nel nuovo film Netflix

Occhi castani, volto pulito, lo sguardo di una ragazza che non ha ancora addosso i segni del tempo ma che sa esattamente quali sono i valori che non vorrà mai tradire nella vita. Chiara Bono, l'attrice che interpreta Yara Gambirasio nel nuovo film Netflix dedicato al delitto del 2010, è una giovane donna che ha scelto di trasfomrarsi in altre persone per mestiere, prenderne le movenze, le espressioni facciali, le gesta e i sogni per fermarli nel tempo e renderli, attraverso una forma d'arte, immortali. Chiara diventa Yara con estremo rispetto, gentilezza, lo fa in punta di piedi riuscendo a dare a una ragazzina la cui vita è stata strappata troppo in fretta, la possibilità di poter continuare a far sentire la sua voce e a far vivere la sua personalità anche se solo nella memoria delle persone. Chiara Bono non ha avuto paura di affrontare un ruolo forse un po' troppo grande per lei, un personaggio di forte responsabilità e fare parte di un film, per certi versi, rischioso. L'attrice viterbese, infatti, a soli 17 anni ha avuto il coraggio di approcciarsi all'interpretazione di una ragazza colpita da una tragedia brutale con estrema saggezza ed educazione e ci ha raccontato la sua esperienza nei panni di Yara, le sue impressioni sul film, la sua opinione sulla violenza sulle donne e i suoi progetti futuri e lo ha fatto, con una sorprendente maturità, attraverso queste parole.

Cosa ti ha spinto a scegliere una parte così complessa pur essendo molto giovane?

"Abbiamo girato il film quando avevo 17 anni, ormai un anno fa, e mi hanno colpito subito la profondità d'animo, la delicatezza di Yara. Dalle battute scritte sulla sceneggiatura e infine vissute sul set, si percepivano la dolcezza, la spontaneità ma anche la responsabilità del ruolo, per questo ho deciso di accettarlo".

Come hai vissuto l'esperienza di vestire i panni di una ragazza la cui vita non c'è più? 

"Non è facile interpretare e raccontare una storia così delicata. Devo tanto a Marco Tullio Giordana, il regista del film, non mi sono mai sentita scossa durante le riprese, le sue indicazioni erano chiare, finalizzate al racconto. Sono grata ad ogni componente del set, dal primo all'ultimo dei reparti: mi hanno permesso di crescere umanamente e professionalmente in un ambiente sicuro, non facendo pesare la complessità del ruolo e della storia e mantenendo sempre un rispetto rigoroso per la vicenda".

Conoscevi il caso di Yara Gambirasio prima di questo film?

"Sì, ricordo quando da bambina trasmettevano ai telegiornali i servizi riguardanti il caso".

Quanto di te hai portato nel personaggio di Yara?

"Tanto. Ho lavorato nel lasciar trasparire l'innocenza e la vitalità della me di tredici anni. La spontaneità è stata la chiave con cui ho affrontato il ruolo: noi ragazze e ragazzi viviamo al massimo ogni emozione, e ho cercato di donare al personaggio la leggerezza tipica adolescenziale, senza però dimenticarmi che ogni ragazzo ha dentro di sé un mondo profondo, complesso, che non deve essere sottovalutato dagli adulti, bensì compreso e ascoltato".

Cosa ti ha insegnato, invece, Yara?

"La determinazione, la tenacia nel seguire le proprie passioni, la semplicità dell'amare la propria famiglia e la quotidianità".

Cosa diresti a Yara (e a tutte le ragazze vittima di aggressione) se potessi darle un consiglio o dirle qualcosa adesso?

"Più che parlare ascolterei. Starei in silenzio, rispettando i tempi, i modi, i sentimenti di chi è stata vittima di violenza. Le survivor devono poter essere ascoltare e aiutate. Ogni vittima di violenza deve potersi sentir libera di esprimersi, di raccontare, senza timore di essere giudicata. Non sono sole, ed è bene che venga ribadito, sempre".

Quale scena del film è stato più difficile girare e perché?

"La scena in cui Letizia Ruggieri vede il fantasma di Yara. Evocare lo spaesamento, il muto grido d'aiuto di una vittima innocente, lontanissima dal comprendere il perché di ciò che le è accaduto. Questa scena, così come quella dell'aggressione, mi è rimasta particolarmente impressa".

Qual è invece la tua scena preferita del film?

"Lo sguardo tra la PM Letizia Ruggieri e la madre di Yara con il quale termina il film. Isabella Ragonese e Sandra Toffolatti hanno riassunto in pochi secondi l'intera storia, il dolore della vicenda, ma anche quella solidarietà forte, rara che nasce a seguito di eventi inspiegabili e terribili".

Hai conosciuto i genitori di Yara? Se sì, cosa ti hanno detto sulla personalità della loro figlia?

"No. Con Sandra Toffolatti e Mario Pirrello, però (gli attori che hanno interpretato i gebutori di Yara), è stato naturale sentirsi in famiglia. La loro complicità e bravura è spiazzante, e sono grata di aver potuto recitare con loro sul set".

Cosa ti senti di dire sul tema della violenza sulle donne? Pensi debba essere discusso di più dal mondo dello spettacolo?

"Mi spaventa la "normalità" con cui spesso sentiamo parlare di femminicidi. Siamo immersi in una cultura patriarcale e con molta, molta fatica stiamo cercando di uscirne fuori. Ribaltare il sistema in cui da secoli siamo inghiottite è di importanza vitale. Discutendo con le mie amiche, con le donne che conosco, so quanta rabbia viene celata in ognuna di noi per ogni fischio, complimento non gradito, suonata di clacson in mezzo alla strada. Abbiamo la possibilità di educare e cambiare le cose con grandi mezzi di comunicazione oggi, in primis cinema, web e televisione. Mi auguro si possa procedere in questa direzione, senza timore di iniziare a sollevare la polvere sepolta da troppo tempo sotto un tappeto di pregiudizi e stereotipi di genere".

A chi consiglieresti di vedere il film Yara e per quali motivi?

"Il film fa emergere in maniera sottile e intelligente tematiche attuali: la complessità dell'essere donna, lavoratrice e madre, l'insensatezza della violenza cieca e gratuita. Questa storia è entrata nel cuore degli italiani, ha avuto risonanza a livello nazionale e non solo, per questo consiglio la visione del film a chiunque voglia iniziare a ragionare su se stesso, aprire gli occhi su dinamiche che possono sembrare all'apparenza normali ma non lo sono affatto".

Tu sei un'attrice e lavori davanti alle telecamere ma da spettatrice quali film o serie tv ti piace guardare?

"Amo guardare generi differenti, da film come Grand Budapest Hotel a L'attimo Fuggente. Trovo appassionanti i film che trattano di episodi della nostra storia (Processo ai Chicago 7, The Help), le commedie romantiche e musicali, film che raccontano storie sorprendenti come Prova a prendermi o Il curioso caso di Benjamin Button. Sono molto legata, inoltre, ai film d'animazione: oltre a lasciare gli spettatori folgorati dai dettagli delle animazioni e dalla complessità dei disegni, da anni stanno iniziando a rappresentare morali di forte spessore, da Fantastic Mr Fox agli ultimi gioielli della Disney come Luca e Coco".

Quali sono i tuoi progetti per il futuro? Film, serie tv, televisione?

"Da dieci anni frequento un'accademia di Roma, l'MTDa, dove seguo corsi di recitazione, canto, danza e doppiaggio, e per il futuro mi auguro di continuare a studiare e fare ciò che amo. Il cinema, così come il teatro, sono due mondi nei quali spero di poter abitare il più possibile. A giugno finirò il quinto liceo artistico e sarebbe bello coltivare parallelamente al mondo dello spettacolo la mia passione per le arti figurative e la storia dell'arte. Vorrei potercontinuare a raccontare storie delicate e difficili, in tutte le sfumature che caratterizzano l'unicità dell'essere donna. Spero di riuscire a lavorare all'estero come attrice, sarebbe bello confrontarsi con differenti modi di intendere il cinema e imparare da essi. So che è un percorso affascinante quanto impegnativo, nel quale intendo concentrare tutte le mie energie. Vedremo cosa riserverà il futuro prossimo, cosa accadrà dopo l'uscita del film e dopo la maturità".

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