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Giovedì, 18 Aprile 2024

Accordi

Massimiliano Melley

Giornalista

La Lega abbia il coraggio di stracciare l'accordo con Putin

Ormai tutti sanno che, tra la Lega di Matteo Salvini e Russia Unita, il partito di Vladimir Putin, esiste un patto, firmato nel 2017 e automaticamente rinnovato nel 2022, tuttora in vigore nonostante diversi colonnelli di Salvini (il deputato Claudio Borghi, il vice segretario Andrea Crippa, il presidente del gruppo leghista in Senato Massimiliano Romeo) tentino di sminuirlo, definendolo "non legalmente vincolate" e "decaduto per inazione". Secondo Borghi, addirittura, poiché l'aveva firmato il partito chiamato "Lega Nord", sarebbe oggi nullo.

Tra i tentativi leghisti di togliersi dall'imbarazzo, il classico sistema del buttare la palla al centro, accusando tutti gli avversari (o quasi) di avere a loro volta stretto accordi con la Russia, come quello firmato dall'allora presidente del consiglio Paolo Gentiloni a Sochi, tra l'altro sempre nel 2017.

Ma un conto sono due Stati che firmano un accordo di cooperazione su ambiti generali (peraltro, non avendo nemmeno ora interrotto completamente le relazioni diplomatiche ed economiche). Un altro conto due partiti politici di quegli Stati, che si mettono d'accordo su una serie di principi condivisi, promettendosi a vicenda di instaurare relazioni tra parlamentari, organizzare convegni internazionali, confrontarsi sulle rispettive esperienze legislative, fino a scambiarsi informazioni sull'attualità e sulle relazioni internazionali, con la premessa della "non interferenza reciproca negli affari interni di ciascuno".

L'omicidio Navalny

Le polemiche sul patto Lega-Russia Unita si sono riaccese a febbraio, all'indomani dell'omicidio di Aleksei Navalny su cui proprio il citato Crippa ha speso la carta dell'iper-garantismo, affermando che sarebbe troppo presto per individuare un colpevole. È stato fin troppo semplice, per gli avversari politici, ricordare l'esistenza del patto tra il partito di Crippa e il partito di Putin, cioè dell'autocrate indiziato numero uno di essere il mandante dell'omicidio di Navalny (e di tanti altri, nel corso degli anni). Del resto, fin dall'inizio della guerra su vasta scala (24 febbraio 2022), la Lega, pur dichiarandosi in sostegno all'Ucraina, vittima dell'aggressione russa, si è spesso distinta per l'uso di toni molto più tiepidi rispetto all'alleato principale, Fratelli d'Italia; e ha provato più volte, anche in atti parlamentari, di presentarsi come il volto "pacifista" (insieme a Forza Italia) della maggioranza al governo in Italia.

Insomma, se anche il famigerato patto con Russia Unita fosse "inattivo" come sostengono alcuni parlamentari leghisti, la sua ombra resta ben visibile agli osservatori più accorti. D'altra parte, se la Lega scegliesse di sostenere fino in fondo l'Ucraina, le basterebbe fare una cosa estremamente semplice: sciogliere l'accordo col partito di Putin. Basterebbe una semplice dichiarazione. I parlamentari della Lega, al contrario, preferiscono elucubrare cavillose spiegazioni politico-giuridiche sulla presunta nullità del patto (perché il partito si chiamava Lega Nord, perché di fatto non ha prodotto risultati, e così via), anziché attivarsi per cancellarlo.

Putin criminale e fascista

Ma con chi ha fatto un patto la Lega? L'azione politica di Putin non ha uno spartiacque vero e proprio, di certo non ne ha uno nel 2022, anno d'inizio dell'invasione su larga scala dell'Ucraina. Alcuni osservatori ritengono che il politico Putin sia cambiato nel 2008, quando iniziò a parlare di rivalità con l'occidente; ma, a ben vedere, la politica dell'ex spia del Kgb segue un solco di continuità fin dai primi tempi del suo mandato, fondato sulla 'grandeur' imperiale russa, sulla guerra permanente (Cecenia, Georgia, Siria, Ucraina), sulla lenta disgregazione dei diritti elettorali, politici, personali e civili, tanto che molti sostengono che il suo regime sia di stampo fascista e la Corte penale internazionale dell'Aja lo ha dichairato ricercato per crimini di guerra.

Non c'era insomma bisogno di aspettare l'invasione su larga scala dell'Ucraina nel 2022 per accorgersi di chi fosse Putin; ma il fatto che, dopo due anni da quel momento, un partito italiano continui a preferire nascondersi dietro "l'inazione" di un patto anziché strapparlo in mille pezzi, non fa una splendida impressione.

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