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Venerdì, 12 Aprile 2024

Il commento

Andrea Maggiolo

Giornalista

Cos'è stato Paul Pogba

Non riusciva a mettere insieme 22 partite complete di campionato in una stagione dal 2018-19. La squalifica di quattro anni per doping è realisticamente la mazzata definitiva sulla carriera di colui che sarebbe potuto diventare uno dei più forti centrocampisti di tutti i tempi. Paul Pogba ha assunto, pare senza dolo (gli credono tutti i compagni di squadra attuali e del passato), un integratore con deidroepiandrosterone, proibito da anni. Finora la squalifica media per sostanze simili era stata di cinque mesi. 

Colpa di un medico amico, ha spiegato lui, ma sarebbe bastato leggere il bugiardino per capire il rischio doping. Ieri il tribunale nazionale antidoping (Nado) ha confermato lo stop di quattro anni, che parte dal 20 agosto 2023, quando non aveva superato il test. Potrebbe tornare in campo, a meno di ricorsi benevoli, a 34-35 anni. Ma non gioca, di fatto, da due intere stagioni, per problemi fisici di ogni tipo. Insomma, anche se tornasse in campo a 33 anni, dopo un'inattività forzata così lunga, è quasi da considerare un ex giocatore, almeno a livello di Premier League, Serie A, Liga e Bundesliga. Un finale di carriera in qualche lega araba non è da escludere. Lui, musulmano praticante, come Karim Benzema ha più volte in passato strizzato l'occhio al boom del calcio dei petrodollari sauditi. Chissà.

Uno dei più dominanti centrocampisti del mondo

Ma Paul Pogba da Lagny-sur-Marne era uno dei più dominanti centrocampisti del mondo quando non aveva ancora la patente di guida. Ed è giusto ricordarlo. Non è stato un'illusione. Ha vinto un mondiale, quello in Russia del 2018, da protagonista. E il suo albo d'oro è arricchito da quattro scudetti consecutivi (dal 2012-2013 al 2015-2016). Resta il rimpianto per ciò che sarebbe potuto diventare, con un'altra testa. Il giornalista francese Julien Laurens ha parlato a nome di tutti gli appassionati del gioco: "Ricordo di averlo visto giocare quando aveva 15 anni, ed era la cosa migliore che avessi mai visto su un campo di calcio. Era così bravo, un talento generazionale, un genio assoluto. Ha fatto una bella carriera, ma si pensava che per lui non ci fossero limiti, che avrebbe vinto Palloni d'Oro, che sarebbe diventato il miglior giocatore del mondo".

Dopo essersi imposto nelle giovanili nel Manchester United, Alex Ferguson voleva proteggerlo e inserirlo gradualmente nel suo ultimo grande United. Ma di quel colosso francese con tecnica brasiliana si parlava tanto, già allora. Lo sapeva Pogba e lo sapeva ancora meglio Mino Raiola, il suo agente dell'epoca. Paul andava di corsa, aveva scelto Torino e la Juventus per mettersi in mostra senza più aspettare. E aveva convinto tutti sin dal primo allenamento. I dettami tattici rigorosi di Antonio Conte l'avevano fatto crescere in maniera esponenziale, il "carisma leggero" di Max Allegri (la versione di Allegri di 10 anni fa, non quella odierna ovviamente) gli aveva addirittura fatto fare uno scatto ulteriore di consapevolezza, per arrivare nel vero olimpo del football europeo. Il resto ce l'aveva messo lui. Inarrestabile.

La finale di Champions League persa contro il Barcellona di Messi, Neymar e Suarez nel 2015 fu la grande delusione della sua carriera bianconera. Aveva 22 anni e nessun limite apparente. Poi dopo la rocambolesca eliminazione contro il Bayern Monaco l'anno seguente, prese la decisione peggiore della sua carriera (nonché la migliore per il portafoglio). Tornato a Manchester per la cifra record di 89 milioni di sterline nell'estate 2016, con l'ambiente il feeling non è, però, mai più scattato, nonostante annate di tutto rispetto. Se in quell'estate avesse scelto il Real Madrid o il Barcellona, forse tutto sarebbe andato diversamente. Quello non era più uno United al vertice della Premier League, non giocava più al fianco di veri fuoriclasse. 

Problemi familiari enormi (un ricatto multimilionario da parte di malavitosi legati a suo fratello) l'hanno segnato nel morale. Poi il ritorno alla Juventus, senza quasi mettere piede in campo.

Abbiamo la memoria corta

Non è il caso di fare a tutti i costi gli psicologi "della domenica": Pogba è stato Pogba soprattutto quando poteva operare sul lato sinistro del centrocampo con grandi giocatori al suo fianco. Seppur diversissimi, N'Golo Kante e Andrea Pirlo sono stati i due pilastri che hanno sorretto e arricchito il suo gioco nella fase ascendente della carriera, nella nazionale francese e alla Juventus. A Manchester non è stato in grado, invece, di essere lui la colonna portante di una squadra che proprio intorno a lui era stata costruita. Non significa che non sia stato un calciatore sublime.  

Abbiamo la memoria corta. Ricordiamo con più leggerezza calciatori che si sono ritirati all'apice della carriera, o belle storie di "underdog" che, dopo lunga gavetta, hanno avuto a 27-28 anni, solitamente considerato il momento culmine per un atleta, l'occasione di imporsi in una grande squadra. Oppure chi è stato frenato da infortuni spacca-carriera. Chi, come il francese, il suo talento l'ha in parte evidentemente sprecato si porta dietro, inevitabilmente, un velo di tristezza. Ma Paul Pogba "è stato". E che cosa è stato. Vedere per credere. Se i video su Youtube con le sue giocate hanno decine di milioni di visualizzazioni, e sono (ancora oggi) tra i più amati dai bambini che scoprono la magia di un pallone che rotola, un motivo c'è e ci sarà per sempre. Au revoir, Pogba.

Video: le migliori giocate di Paul Pogba

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