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Domenica, 23 Gennaio 2022
Politiche 2013 Italia

Bersani lancia il 'suo' governo: "No ad accordi fuori dal Parlamento"

Il segretario del Pd in direzione nazionale illustra i punti del cambiamento, chiude con il Pdl e chiama i grillini alla "responsabilità". Intanto Renzi si prepara alle primarie

Due giorni fa il vorticoso dibattito sul futuro del Paese si è fermato nell’attesa dei pronunciamenti di Beppe Grillo e del Movimento 5 Stelle. Questa mattina gli occhi erano tutti puntati su Pierluigi Bersani e sulla direzione nazionale del Pd. Una riunione convocata per votare la proposta del segretario, scandita in otto punti, che faccia da apri pista al cosiddetto governo di minoranza. Una piattaforma programmatica tesa a strappare la fiducia dei montiani ma soprattutto dei neo eletti nelle liste M5S. Grande attesa e gran pienone nella sede democratica di Largo del Nazareno. Facce note e nuovi eletti, come Corradino Mineo, Iosefa Idem e Dario Nardella. Presente anche il sindaco di Firenze, Matteo Renzi.

Bersani ha aperto i lavori, a guardato in faccia i suoi e ha subito rotto gli indugi: “Apriamo questa direzione nel pieno rispetto dei percorsi istituzionali e delle prerogative del Capo dello Stato ma abbiamo il diritto-dovere di pronunciarci con semplicità davanti all'opinione pubblica”. Come dire nessun aut – aut a Napolitano (posizione questa sostenuta dai renziani, come l’ex ministro Paolo Gentiloni ) ma dall’altra parte la ferma convinzione che sia il Pd a dover muovere per primo; ad avanzare al Quirinale la prima ipotesi di governabilità. Come? Attraverso una piattaforma strutturata in otto punti. (QUI LA PROPOSTA BERSANI PUNTO PER PUNTO).

Questa mattina il segretario ha giocato a carte scoperte, partendo proprio dalla sconfitta politica del Pd: "La rimonta della destra non è recupero consenso ma è il frutto del mancato risultato nostro". "Abbiamo cercato scelte in controtendenza", rispetto all’incapacità di riforme della politica, parlando in campagna elettorale con le parole del "cambiamento" e con iniziative come le primarie, ma questo non è stato percepito. Anche se, sottolinea, se non fosse stato così "l’onda d’urto ci avrebbe colpito ancora di più".

Una flessione inaspettata, bruciante, che ha lasciato Bersani appeso ad un filo sottilissimo. Napolitano molto probabilmente infatti gli affiderà un incarico esplorativo. Da lì in poi il suo compito sarà quello di trovare i numeri, quelli che al Senato non ci sono. La missione ad oggi appare improba ma il segretario tira fuori l’orgoglio: "Gli altri partiti non possono offrire qualcosa di meglio per la governabilità, non hanno le intenzioni né i numeri. Oltre a qualche idea per sbarrarci la strada, non hanno qualcosa da dire al Paese. Tocca a noi fare la proposta e ribaltare lo schema". Partendo da un principio che va dicendo da giorni: "No accordi politici fuori dal Parlamento". Da Fazio disse: "No a sedie o tavolini” sottobanco ma “responsabilità” di fronte agli elettori altrimenti “tutti a casa, compreso Grillo”.

Bersani chiama Monti, Grillo, ma sbarra la strada a Berlusconi. “Siamo pronti a corresponsabilità istituzionali”, quindi ad affidare la presidenza di una delle due camere al Pdl. Ma l’intesa con il centro destra non può andare oltre. Sull’azione di un governo politico non è “praticabile” nessun accordo: “Non si può cercare il cambiamento con chi l'ha impedito fin qui”. Chiama i 5 Stelle ma allo stesso tempo li ammonisce: “Davanti al Paese ognuno si prenderà le sue responsabilità” e “anche chi ha avuto un consenso di 8 milioni elettori e ha scelto la via parlamentare deve dire cosa vuole fare”. Il Pd, continua, non accetta un “accordo spurio” e non farà il bersaglio facendosi “sparare a palle incatenate”. Ed infine si rivolge direttamente ai suoi, chiama a stringere i ranghi: “Continueremo a decidere negli organismi ma chiedo che il Pd, pur nel vivo della sua dialettica, garantisca unità, un Pd che discute come sempre ma che è unito è una risorsa di cui l’Italia non può fare a meno”.

RENZI – Presente ai lavori in direzione anche Matteo Renzi. Dopo l’intervento di Bersani, e quello di Franceschini, il sindaco ha lasciato la riunione senza prendere la parola. Per Renzi una 24 ore romana davvero intensa. Più da leader del centro sinistra che da primo cittadino di Firenze. L’incontro durato due ore con Monti a Palazzo Chigi, la riunione all’Anci e nella tarda serata di ieri l’intervista a Ballarò. Il ‘rottamatore’ non proverà a dare la spallata a Bersani, anzi chiama all’unità, demonizza le “iene”, ma in questo ha ripreso a far politica preparandosi il terreno del domani. Così da Floris ha allontanato subito qualunque voce che lo vorrebbe alla guida del prossimo esecutivo: “Si tratta di un’ipotesi che non sta né in cielo né in terra. Io farò qualcosa quando vincerò, non da perdente”. Come dire, il camper è pronto ad essere rimesso in moto. Ma non ora. Altro giro, altra corsa, passando dalle primarie. Lo schema del Renzi pensiero non oltrepassa questi paletti.

Quindi nell’immediato futuro c’è da far squadra dietro a Bersani anche perché “ha il diritto di fare la prima mossa”. “Numericamente vinto”, anche se  “politicamente ha perso”. Per questo “il tentativo di Bersani mi pare molto, molto difficile ma ha il diritto di provarci”. E su Grillo? Il sindaco non ha dubbi: “non va inseguito, i voti si recuperano sfidandolo”. Infine si è soffermato sul mancato accordo con il Pdl: “In un Paese normale non sarebbe uno scandalo, il problema è che qui mancano le condizioni politiche”. Arduo il compito di Bersani, l’impossibilità di un accordo con Berlusconi. Non resta che il voto? “Le elezioni sono la soluzione meno auspicabile” ma per Renzi cominciano ad essere una “possibilità concreta”.

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