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Lunedì, 15 Agosto 2022
Elezioni politiche

Il piano di Giorgia Meloni verso il 25 settembre: basso profilo e ministri tecnici

La leader di Fratelli d'Italia vuole tranquillizzare le cancellerie internazionali. Nessun tour né bagni di folla sotto l'ombrellone ad agosto. Scouting per i ministri, ma mantenendo un profilo basso: circolano i primi due nomi. Salvini vuole per sé il Viminale

La campagna elettorale, con i partiti alle prese fino al weekend dopo ferragosto con i rebus delle liste, non sembra decollare. L'unico tra i capi di partito che non sembrava vedere  l'ora di iniziare a girare l'Italia da nord a sud per incontrare gli elettori era Matteo Salvini (ieri a Lampedusa). Letta, Conte, Renzi, Meloni si mostrano solo sui social e in tv. La vera campagna, già di per sé più corta che in passato, sarà concentrata nelle prime tre settimane di settembre, quando le ferie saranno finite per tutti o quasi. 

Ma ferie a parte, per Giorgia Meloni, strafavorita nei sondaggi e papabile nuova premier (sempre se il centrodestra avrà la maggioranza come traspare da qualsiasi sondaggio e se la coalizione rispetterà l'accordo trovato sul fatto che il partito che prenderà un voto in più indicherà il presidente del Consiglio) saranno due mesi complicati. A lei converrebbe votare oggi stesso, perché due mesi da vincitrice annunciata rischiano di essere logoranti. La leader di Fratelli d'Italia si trova a dover fare i conti sia con gli attacchi dagli avversari sia con le sensaziini ostili delle cancellerie internazionali e, salvo eccezioni, delle maggiori testate giornalistiche. Ma per ora sresta immobile, non si espone, non fa annunci. Attende. Secondo varie indiscrezioni di stampa Giorgia Meloni lo ha praticamente detto ai suoi nei giorni scorsi: nessun tour né bagni di folla sotto l’ombrellone ad agosto. Vuole prepararsi, chiudere programma e liste elettorali entro il 22. Qualche evento mirato, come quello per 700 persone sotto i pini della Versiliana ieri, nulla più per ora. Lo scouting per la composizione del prossimo governo sarebbe però inevitabilmente già iniziato. Non sono cose che si fanno dall'oggi al domani.

Le simpatie neofasciste di vari quadri medio-bassi del partito (non una sorpresa, a meno di non vivere sulla Luna) non saranno un problema nel corso della campagna elettorale: sono un dato di fatto e di sicuro non le tolgono voti nel suo elettorato potenziale di riferimento. Anzi. Meloni proverà nei prossimi cinquanta giorni a delineare il profilo di una destra conservatrice ma pragmatica, che deve offrire garanzie sul piano interno e internazionale a un "establishment" diffidente.  "In autunno avremo la necessità di affrontare una grande emergenza economica e sociale - chiosa il fedelissimo Guido Crosetto - E la barra dritta si tiene anche sapendo che avremo necessità di aiuto dal contesto europeo e internazionale nel quale l’Italia è collocata". Meloni sa che per governare deve contare su una classe dirigente ineccepibile da trovare anche fuori dai confini, abbastanza stretti, di Fratelli d'Italia. Per farlo avrebbe deciso di presentarsi ai partner (anche internazionali) non solo come "amica di Orban". Fdi partito euroscettico? "No - dice oggi Guido Crosetto - ci sono due Europa: quella del Pnrr e quella che strangolò la Grecia. La prima, quella che sa fare comunità, ci piace, la seconda no". E poi ci sono i problemi interni al centrodestra. "Un conto è vincere le elezioni, un altro è governare - nota uno dei più stimati commentatori politici italiani, Stefano Folli - Ci sono da neutralizzare le ambizioni revansciste dei soci della coalizione: non tanto l’anziano Berlusconi, quanto Matteo Salvini. Averlo nel governo rischia di essere destabilizzante, mentre immaginarlo presidente della Camera (se sarà eletto a Montecitorio) o del Senato potrebbe risolvere il problema".

Non è un segreto che qualcuno pensa già ai nomi dei ministri, ma in pubblico non se ne parlerà ufficialmente fino al dopo-voto: sarebbe uno sgarbo al presidente della Repubblica Mattarella. Difficile credere che Giorgia Meloni scivoli su una "gaffe" così banale. Matteo Salvini reitera la richiesta il centrodestra indichi i ministri prima del voto. La deputata romana confortata dai sondaggi, se vincerà le elezioni vorebbe un governo composto in buona parte da tecnici di qualità, come ammesso dal fidato consigliere Guido Crosetto. Nomi in grado di tranquilizzare le cancellerie internazionali. Fratelli d’Italia forse non ha una sua classe dirigente per governare, ma la potrà arruolare fuori dal partito, tra i tecnici. Lo slogan è presto fatto e sta già iniziando a circolare: "Non vogliamo portare gli amici al governo, ma i più bravi". Per questo, secondo un'indiscrezione pubblicata oggi da Repubblica, circolano addirittura già i nomi di un paio di ministri "al di sopra delle parti e di sicura affidabilità" che potrebbero dare autorevolezza a un eventuale governo Meloni. Chi sono? "Fabio Panetta, già direttore generale di Bankitalia e membro del board della Bce, e l’attuale responsabile del dicastero per la Transizione ecologica Roberto Cingolani", secondo il quotidiano romano. Fumo negli occhi per Salvini e per la Lega, che hanno in mente profili più politici e meno draghiani. Soprattutto Salvini ha in mente per sé l'amato Viminale da cui è possibile fare campagna elettorale permanente. E' con il suo leader al Ministero degli Interni, d'altra parte, che la Lega superò il 30 per cento. Non si candida esplicitamente Salvini, ma ormai gli indugi sono pochissimi: "Mi piacerebbe che il prossimo titolare del Viminale fosse un uomo della Lega", ha detto ieri a Lampedusa.

Giorgia Meloni sembra non voler disperdere del tutto il patrimonio di competenza del governo uscente, anche se lei era all’opposizione. L'instabilità dei mercati, le "nuvole all'orizzonte" per l'economia di cui parla Draghi e il caro bollette sono sfide colossali. Dovrà mediare con tutti, già prima del 25 settembre. Intanto, secondo l'ultimo sondaggio Piepoli Fdi è sempre primo partito, al 23 per cento. 

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