Venerdì, 16 Aprile 2021

Insulti e ululati contro il cestista di colore, i compagni dicono basta: "Non giochiamo più"

"Da ora al primo insulto razzista ci fermiamo". La storia raccontata da "Il Giorno"

Foto Instagram

Dieci anni fa aveva lasciato il calcio perché stanco di sentire sempre le stesse parole. Ora gioca a basket e la situazione, a quanto pare, non è migliorata. Anzi, le parole sono diventate sempre più pesanti partita dopo partita, tanto che i suoi compagni hanno deciso di dire basta insieme a lui. Sono arrabbiati, frustrati, i giocatori dei "Bionics", la squadra di basket di Buccinasco (Milano) che milita nel campionato serie C2 silver. A indignarli sono gli insulti e gli ululati che uno di loro - Joao Kisonga, centro di 33 anni - è costretto ad ascoltare nei palazzetti per il colore della sua pelle. 

L'ultimo episodio, racconta Francesca Grillo sul quotidiano "Il Giorno", è avvenuto venerdì scorso: "Dagli spalti il razzismo si è trasferito sul parquet: a insultare Joao, centro tutto sportellate e rimbalzi, è stato infatti un giocatore del Basket Rovello, "maglia 27", ricorda il capitano dei Bionics, Lorenzo Prataviera".

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A quel punto, ormai stanchi, i compagni del numero 22 - uno in meno del suo mito Lebron James - si sono fermati per protesta. Poi, dopo aver portato a termine la partita, hanno preso carta e penna e hanno scritto alla federazione e alla commissione arbitrale. Semplicissimo e chiaro il messaggio, "sposato" anche dal presidente Angelo Gottani: "Al prossimo episodio di razzismo ci fermiamo e non giochiamo più". Anche perché gli insulti di sabato non sono stati i primi. Venerdì è capitato di nuovo e adesso è arrivato il momento di dire basta davvero.

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"I bambini come potranno imparare il rispetto se gli adulti si comportano così? - le parole dello stato Joao a Il Giorno -. Bisogna alzare la voce e dire basta, soprattutto per loro. Ci vogliono punizioni esemplari. Io, intanto, seguo il mio motto: non ti curar di loro, ma guarda e schiaccia". Sperando di schiacciare anche gli insulti.

Fonte: Il Giorno →
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