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Domenica, 28 Novembre 2021

Nessuno vuole 90 mila metri cubi di rifiuti radioattivi: in che regione saranno stoccati?

Novantamila metri cubi di rifiuti e scorie della stagione nucleare italiana (quella chiusa con il referendum del 1987) sono attualmente stoccati all'estero. In qualche modo questi rifiuti (tutti più o meno radioattivi) devono tornare in Italia. L'articolo del Corriere della Sera

Quella raccontata da Stefano Agnoli sul Corriere della Sera è una storia che farà senz'altro discutere nei prossimi mesi e anni.

Novantamila metri cubi di rifiuti e scorie della stagione nucleare italiana (quella chiusa con il referendum del 1987) sono attualmente stoccati all'estero. Francia, Svezia e Inghilterra, soprattutto. In qualche modo questi rifiuti (tutti più o meno radioattivi) devono tornare in Italia. Non li vuole ovviamente nessuno, ma il tempo adesso stringe.

L’Ispra (Istituto Superiore per la. Protezione e la Ricerca Ambientale) entro qualche settimana comunicherà i criteri tecnici ai quali il deposito nucleare nazionale dovrà uniformarsi.

Poi la prossima estate la Sogin (la società pubblica che si occupa dello smantellamento delle vecchie centrali) dovrà pubblicare la Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee.

Scrive il Corriere:

Strana e curiosa coincidenza: dieci anni fa, proprio in questi giorni, i cittadini di Scanzano Jonico scatenavano una rivolta contro la decisione di costruire nel loro Comune il famigerato deposito, che prevedeva l’edificazione di una struttura a settecento metri di profondità, in uno strato di salgemma impermeabile. La faccenda, oggi, non è proprio la stessa ma ci somiglia. Dieci anni dopo Scanzano, un luogo deputato a ospitare il deposito nazionale (e il parco tecnologico) ancora non esiste. A differenza di allora, però, non si tratterà di scavare il sottosuolo, ma di costruire una struttura di superficie che possa comunque resistere per duecento anni.

Facile prevedere che le polemiche continueranno a lungo.

I programmi prevedono il rientro del materiale radioattivo da Sellafield (Inghilterra) a partire dal 2019, e dalla Francia (La Hague) dal 2020 al 2025. I contratti con gli inglesi, che risalgono ai tempi dell’Enel, sarebbero più flessibili, e pagando qualche salata penale consentirebbero di prendere tempo.

Qual è al momento la situazione per quel che riguarda la rimozione del combustibile dalle quattro centrali nucleari italiane (Latina, Garigliano, Trino e Caorso) e dagli altri impianti (Saluggia in provincia di Vercelli, Rotondella-Matera, Casaccia-Roma, Bosco Marengo-Alessandria)? Non è del tutto completa, "ovviamente".

Fonte: Corriere della Sera →
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