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Venerdì, 3 Febbraio 2023
IN FILA A SAN PIETRO

L'ultima notte di Ratzinger, da oggi papa Francesco è più solo

L'attesa dei fedeli davanti alle transenne. Le strade deserte, i controlli antiterrorismo, il cambio della guardia al feretro. E i senzatetto sui marciapiedi. Così Roma si è messa in coda per i funerali di Benedetto XVI

La basilica di San Pietro scompare poco dopo l'una. La nebbia su Roma spegne uno dei suoi sguardi più cari. L'ultima notte di Joseph Aloisius Ratzinger, che la storia ricorderà soprattutto come il papa emerito Benedetto XVI, comincia così. Da oggi papa Francesco sarà ancora più solo.

Non c'è la folla immensa in coda da giorni che l'8 aprile 2005 accompagnerà i funerali di Giovanni Paolo II. E sarebbe ingiusto pretenderlo: prendere il posto nella popolarità di Karol Józef Wojty?a, il papa santo-subito uscito dalla Guerra fredda e sopravvissuto a un proiettile calibro 9, era comunque una sfida spirituale, ma anche molto umana.

La notte deserta in via della Conciliazione e, in fondo, San Pietro nella nebbia

“Ratzinger è un po' come Kimi Raikkonen”, mi disse anni fa un suo quasi coetaneo tifoso della Ferrari, appena sceso alla stazione di Marktl, il paesino della Baviera al confine con l'Austria, dove il papa emerito era nato il 16 aprile 1927. In che senso? “Kimi è arrivato alla Ferrari dopo Schumacher, così come Joseph è arrivato a San Pietro dopo il papa polacco: cioè nel momento più scomodo”, spiegò il nonnino, che millantava un'amicizia d'infanzia con papa Benedetto XVI. Non voleva essere blasfemo. Michael Schumacher era ancora, in quegli anni, il tedesco più famoso in Italia e in Germania. Ma, paradossalmente, Joseph Ratzinger lo diventerà ancor di più il giorno del suo addio.

SEGUI LA DIRETTA - di Nadia Palazzolo

È la mattina dell'11 febbraio 2013 quando, durante una conferenza stampa apparentemente ordinaria, snobbata da gran parte dei vaticanisti, il papa dà le dimissioni in latino. Soltanto una cronista dell'Ansa, Giovanna Chirri, la più brava tra i presenti, lo capisce al volo e lancia la notizia al mondo, battendo tutti i colleghi. “Mi tremavano le mani”, racconta lei nel bel libro di Giangiacomo Schiavi, “Scoop, quando i giornalisti fanno notizia” (Antiga edizioni).

Troppi santi, poche madri

Ancor prima di diventare papa, Joseph Ratzinger era così: in qualunque momento poteva pronunciare la frase che cambiava gli equilibri. Almeno quelli dentro le mura vaticane. Come quella volta, verso la fine degli anni Ottanta del Novecento. Per esprimere il suo disaccordo da papa Giovanni Paolo II, approfitta di una conferenza quaresimale a Seregno, un paesone in provincia di Monza. Allora Ratzinger è il prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, l'istituzione che nel 1908 prese il posto della Santa Inquisizione. E cosa potrà mai dire di sconvolgente il prefetto della Congregazione durante la quaresima? “Ci disse, senza troppi giri di parole, che il papa stava proclamando troppi santi”, ricordano quelli che erano andati a sentirlo al teatro della parrocchia. In realtà il cardinale Ratzinger quella sera critica pubblicamente i criteri di scelta con i quali venivano autorizzati i processi di beatificazione. Avrebbe voluto più madri e padri di famiglia al posto di suore e frati, troppi secondo lui, che proprio in quei mesi Giovanni Paolo II aveva elevato agli onori degli altari. I vaticanisti notarono già la frattura fra tradizionalismo e mondialismo.

La tradizione ti passa davanti agli occhi appena dentro porta San'Anna, quando sfila marciando il plotone di guardie svizzere, che ha appena smontato dal turno davanti al feretro di papa Benedetto XVI. Le lame delle loro alabarde scintillano nella luce nebbiosa. I passi echeggiano secchi sotto le mura circolari dello Ior, sede della banca e dei grattacapi di tutti gli ultimi tre pontefici.

I senzatetto davanti a Santo Spirito in Sassia

Fuori dai confini vaticani sembra di essere tornati ai giorni di lockdown. Polizia, carabinieri, guardia di finanza e esercito hanno letteralmente sigillato ogni accesso a piazza San Pietro. I tiratori scelti entrano silenziosi nei palazzi e vanno a posizionarsi su tetti e balconi. Una famiglia arrivata in vacanza da Lecce fino alle transenne di via dei Corridori, a pochi metri dal colonnato, chiede di poter fare una foto dentro la piazza.

I primi ad arrivare

“Non si può passare, stanno facendo la bonifica”, dice gentile un agente in borghese. “Bonifica?”, chiedono loro. “Stanno controllando tutta la zona per i funerali del papa”, spiega il poliziotto. Si fa avanti un piccolo gruppo di sacerdoti vestiti di nero. Uno ha una sorta di striscione arrotolato. “Ma a che ora aprite?”, chiede il più giovane tra loro. “Tra le sei e le sette”, risponde l'agente. “Mi sa dire dove si passa per primi. Perché ai funerali di Giovanni Paolo II ero venuto proprio qui ed ero riuscito a entrare subito. Ma alla sua canonizzazione ci hanno fatti passare solo dopo due ore e quelli entrati da via della Conciliazione si sono presi i posti migliori”, dice il prete. Il poliziotto non sa cosa rispondere.

I cardinali ai funerali di Benedetto XVI

Camminando intorno all'isolato, da borgo Santo Spirito a via Paolo VI fino al colonnato opposto, la povertà di chi vive sulla strada appare davanti a ogni portone. Le soglie sono il luogo più riparato dall'umidità. Ma sotto la luce spessa dei lampioni, i corpi infagottati sono statue cadute dalla loro nicchia. Sul sagrato della chiesa di Santo Spirito in Sassia hanno issato perfino una tenda. Altri due clochard dormono all'addiaccio sulle pietre. In un vicolo transennato in entrambe le uscite, quasi davanti alla casa generalizia dei gesuiti, la distesa di senzatetto ricopre il marciapiede. Per stanotte hanno dovuto rinunciare al tenue tepore del colonnato. Ma almeno non li hanno mandati via.

Manca poco all'alba e un gruppo di donne sedute sotto un lampione, all'inizio di via della Conciliazione, intona sottovoce canti della messa in latino. I preti, con lo striscione arrotolato e lo sguardo stravolto dal sonno, si sono guadagnati la prima fila. Aprono finalmente le transenne. Tra poco un papa verrà sepolto per sempre davanti al suo successore. E ancora una volta Roma, paziente e rispettosa, lo accompagna. Ma questa volta in una nebbia tutta milanese.

SEGUI LA DIRETTA - di Nadia Palazzolo 

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