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Domenica, 21 Aprile 2024
Cibi ultraprocessati

I 32 effetti nocivi dei cibi ultraprocessati

A dimostrarli il più ampio studio di revisione condotto fino ad ora sugli esiti avversi collegati a un consumo eccessivo di questi alimenti

La nostra alimentazione quotidiana è sempre più ricca di cibi "ultraprocessati" (ultra-processed food o UPF), alimenti frutto di ripetute lavorazioni industriali ricchi di grassi, sale, zuccheri e additivi vari. Si tratta per lo più di cibi confezionati e pronti per essere consumati direttamente, piacevoli al palato, ma che possono causare seri problemi alla salute, dato il profilo nutrizionale malsano. In alcuni Paesi ad alto reddito, questi alimenti possono coprire circa il 60% delle calorie assunte quotidianamente (nei casi estremi anche l’80%), sebbene il loro consumo stia aumentando rapidamente anche in molti Paesi a basso e medio reddito.

Negli ultimi anni numerosi studi hanno dimostrato che chi consuma grandi quantità di UPF corre maggiori rischi di sviluppare obesità, dislipidemie, diabete, malattie cardiovascolari e cerebrovascolari, ed alcuni tipi di cancro come quello al colon e quelli del tratto aerodigestivo superiore (bocca, gola ed esofago). Un’ulteriore conferma della nocività di questi cibi arriva ora da un’ampia revisione di 45 meta-analisi che collega un maggiore consumo di questi alimenti a 32 effetti negativi sulla salute. "Questi risultati - affermano gli autori - sottolineano la necessità di azioni di salute pubblica che cerchino di indirizzare e ridurre al minimo il consumo di alimenti ultra-lavorati". Lo studio è stato pubblicato sul British Medical Journal (Bmj).

Quali sono i cibi ultraprocessati

Sono prodotti sottoposti a molteplici processi industriali che contengono generalmente 5 o più ingredienti (tra cui coloranti, emulsionanti, aromi e altri additivi), e spesso sono frutto dall’elaborazione di sostanze (grassi, amidi, ecc) estratte da alimenti più semplici. Tendono inoltre ad avere un alto contenuto di zuccheri aggiunti, grassi e sale, ma sono tipicamente poveri di vitamine e fibre. Rientrano in questa categoria prodotti da forno e snack confezionati, bevande gassate, cereali zuccherati e prodotti pronti da mangiare o da riscaldare, torte e merendine confezionate, patatine in busta, ecc. In alcuni casi sono ultraprocessati anche alimenti erroneamente considerati salutari, come i cereali per la colazione, gli yogurt dolci alla frutta o i cracker.

"Questi alimenti - spiegano i ricercatori - tendono anche ad essere ricchi di zuccheri, grassi e/o sale aggiunti, ma sono poveri di vitamine e fibre, contribuendo tra l’altro all’aumento di peso e all’obesità". Come riconoscerli? Basta leggere attentamente l’etichetta sulla confezione: se vengono riportati 5 o più ingredienti, insieme a un elevato contenuto di grassi, zuccheri e sale, è molto probabile che si tratti di cibi ultraprocessati.

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Lo studio

I ricercatori hanno esaminato i risultati di 14 meta-analisi relative a un totale di 45 studi, pubblicati negli ultimi tre anni, che hanno esaminato i possibili effetti nocivi dei cibi ultraprocessati. Complessivamente le analisi hanno coinvolto un totale di quasi 10 milioni di partecipanti, per i quali sono state ottenute stime di esposizione ai cibi ultraprocessati attraverso una combinazione di questionari sulla frequenza alimentare e colloqui con personale medico specializzato. I ricercatori hanno classificato le prove come "convincenti", "altamente suggestive", "suggestive", "deboli" o "nessuna prova".

I 32 effetti nocivi dei cibi ultraprocessati

Complessivamente, i ricercatori hanno riscontrato associazioni dirette tra una maggiore assunzione di cibo ultraprocessato e 32 effetti negativi sulla salute. In particolare, prove valutate come "convincenti" hanno associato un maggior consumo di questi alimenti ad un aumento di circa il 50% del rischio di morte collegata a malattie cardiovascolari, a un aumento del 48-53% del rischio di sviluppare ansia e disturbi mentali, e a un aumento del 12% del rischio di insorgenza di diabete di tipo 2. Prove valutate come "altamente suggestive" hanno anche indicato che una maggiore assunzione di alimenti ultraprocessati è associata ad un aumento del 21% del rischio di morte correlata a malattie cardiache, obesità, diabete di tipo 2, a un aumento del 40-66% del rischio di disturbi del sonno, e un aumento del 22% del rischio di depressione.

Sono state infine riscontrate prove limitate sull’associazione fra il consumo di cibi ultraprocessati e malattie come l’asma, patologie gastrointestinali, alcuni tipi di cancro e fattori di rischio cardiometabolico, come alti livelli di grassi nel sangue e bassi livelli di colesterolo "buono". 

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Come ridurre il consumo dei cibi ultraprocessati

Lo studio ha dimostrato che gli alimenti ultra-processati danneggiano la salute e accorciano la vita. Cosa si può fare per controllare e ridurre la loro produzione e il loro consumo, che sta aumentando in tutto il mondo? In un editoriale collegato allo studio, i ricercatori sottolineano che "la riformulazione non elimina i danni e che la redditività scoraggia i produttori dal passare alla produzione di alimenti nutrienti, quindi sono essenziali politiche pubbliche e l’azione sugli alimenti ultra-processati. Queste includono le etichette sulla parte anteriore della confezione, la limitazione della pubblicità e il divieto di vendita all’interno o nelle vicinanze di scuole e ospedali, e misure fiscali e di altro tipo che rendono gli alimenti non trasformati o minimamente trasformati e i pasti appena preparati accessibili e disponibili quanto, e più economici, rispetto a quelli ultra-processati".  

"È giunto il momento - concludono i ricercatori - che le agenzie delle Nazioni Unite, insieme agli Stati membri, sviluppino e attuino una convenzione quadro sugli alimenti ultra trasformati simile a quella sul tabacco e promuovano esempi di migliori pratiche".

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