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Martedì, 9 Agosto 2022
Salute

Covid, qual è il rischio di contagiarti se stai accanto a chi fuma la sigaretta elettronica

Un nuovo studio dimostra che svapare aumenta le probabilità di contagio da Covid-19 di solo l’1% rispetto al semplice respirare

Le restrizioni adottate durante i periodi più difficili della pandemia stanno piano piano scomparendo, ma la paura del contagio a causa dell’infezione da Covid-19 alimenta ancora molti dubbi tra i cittadini di tutte le nazioni. Sarà sicuro mangiare nei ristoranti o frequentare luoghi chiusi? Qual è il livello di rischio associato a qualsiasi attività sociale che si svolge in spazi al coperto? Sorprendentemente, non abbiamo molti dati statistici sulla trasmissione del Covid-19 attraverso l’aerosol prodotto dalle sigarette elettroniche ed esalato dai vapers. Un dato importante da dedurre: la crescente popolarità del fumo elettronico come valido sostituto del fumo tradizionale e la possibilità di poter utilizzare tali dispositivi in luoghi chiusi solleva delle domande sul possibile rischio di trasmissione aerea del SARS-CoV-2 attraverso l’aerosol delle ecig. 

Lo studio

Un pool di ricercatori internazionale ha sviluppato un modello di rischio teorico per spiegare come la visibilità dell’aerosol esalato abbia conseguenze in termini di sicurezza, diversamente da quanto accade per altre attività respiratorie. Lo studio “Analytic modeling and risk assessment of aerial transmission of SARS-CoV-2 virus through vaping expirations in shared micro-environments”, ha analizzato il rischio di contagio in due distinti scenari al chiuso, un ristorante e un'abitazione, sottoposti a ventilazione meccanica o naturale, al cui interno si trovano persone con e senza mascherina.

Incredibilmente, le persone di fianco a un vaper infetto che svapa, sia in casa che al ristorante, incorrono in un rischio di contrarre il Covid di solo l’1% maggiore rispetto a quello valutato per la normale attività respiratoria al chiuso (senza dunque l’aggiunta dell’abitudine allo svapo). Un rischio che si alza al 5-17% per lo svapo ad alta intensità e oltre il 260% se prendiamo in considerazione un’attività come il parlare per lungo periodo o il tossire. Dati che devono essere valutati e adattati considerando fattori come le mutazioni del virus, lo stato di vaccinazione dei soggetti e i fattori ambientali (variazioni di temperatura ed umidità, inquinamento dell’aria e dinamica atmosferica). I ricercatori, data la mancanza di dati empirci in materia, hanno assunto come ipotesi di lavoro che tutte le attività respiratorie fossero ugualmente influenzate da tali fattori.

“È ormai noto come il Covid-19 sia una patologia che si trasmette prevalentemente attraverso piccolo particelle nell’aria” ha spiegato Robert Sussman, professore di fisica presso l’Università nazionale del Messico “studiare quali attività respiratorie comportino un rischio ulteriore di contagio è fondamentale. Il modello di rischio adottato nello studio, anche con specifiche limitazioni, dimostra come il vaping aggiunga solo l’1% di rischio di contagio, se valutato all’interno di luoghi al chiuso come case o ristoranti. Inoltre, coloro che si trovano nelle immediate vicinanze di un vaper infetto possono visualizzare concretamente l’aerosol emesso e ciò rappresenta un’ulteriore precauzione intuitiva che può aiutarli ad evitare le particelle infette”.

“Smettiamola di stigmatizzare gli svapatori” ha aggiunto il prof. Riccardo Polosa, fondatore del CoEHAR “Questo è il primo studio a valutare in via teorica il rischio connesso allo svapare in luoghi chiusi. Ovviamente, è bene considerare la pandemia da Covid-19 come un fenomeno complesso. Il modello che abbiamo sviluppato necessita di essere aggiustato sulla base di possibili varianti, di misure di precauzione come le mascherine e dello stato vaccinale. Tuttavia, è chiaro che il vaping aggiunge solo una esigua percentuale di rischio di contagio, molto meno di normali attività respiratorie quali il tossire. In un momento così cruciale, durante il quale tutti stanno cercando di tornare alla normalità, è importante ricordarsi che dobbiamo avere fiducia nella scienza e nello sviluppo di soluzioni mediche che mettano la parola fine alla pandemia, invece di preoccuparsi di abitudini, come il vaping, che possono salvare la vita di migliaia di fumatori in tutto il mondo”.
 

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