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Venerdì, 3 Febbraio 2023
Città Milano

Papa Francesco a Milano: storica visita tra periferie e carcere

Nel programma della visita del pontefice un saluto ai fedeli delle case popolari ma anche ai carcerati di San Vittore. Incontro in Duomo e poi la grande messa nel parco di Monza

Papa Francesco è a Milano per la sua prima, storica, visita pastolare nella città della Madonnina. L’aereo dell’Aeronautica militare con a bordo il Pontefice è decollato alle 7.10 da Roma Ciampino e ha toccato il suolo lombardo alle 8.18 in punto, dopo un lievo ritardo dovuto alla nebbia sullo scalo meneghino. 

A Linate non c'è stato nessun tappeto rosso - il “divieto” è arrivato dallo stesso Papa - e ad accogliere Francesco sono stati il “coro” festoso delle campane delle migliaia di chiese appartenenti alle parrocchie della Diocesi di Milano, l'Arcivescovo Arcangelo Scola e tutte le cariche istituzionali, dal presidente della regione Roberto Maroni al sindaco di Milano Beppe Sala. 

Il Pontefice è stato omaggiato di un mazzo di fiori portatogli da due bambini, figli di dipendenti della Sea, e ha avuto poi un incontro con una rappresentanza dei lavoratori della società che gestisce lo scalo e dei vari corpi dello Stato che lavorano in aeroporto e le loro famiglie. Sulla pista, il Pontefice ha “messo a segno” il primo fuoriprogramma, rompendo gli schemi e avvicinandosi alle transenne per salutare i fedeli. Proprio da Linate, poi, è partito il viaggio di Papa Francesco - a bordo di un'auto rigorosamente scoperta - che, tra Milano e Monza, conta cinque tappe.

La diretta streaming della visita di papa Francesco a Milano: il video

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Proprio da Linate, poi, è partito il viaggio di Papa Francesco - a bordo di un'auto rigorosamente scoperta - che, tra Milano e Monza, conta cinque tappe.

Poco prima delle nove Bergoglio è arrivato alle Case Bianche di via Salomone, nel quartiere Forlanini, dove la sveglia per i residenti è suonata all'alba.

Francesco ha salutato gli abitanti della zona - "Cari fratelli e sorelle buongiorno, grazie per l'accoglienza calorosa, siete voi che mi date il benvenuto a Milano", le sue parole - e ha poi avuto un appuntamento con due famiglie italiane e l’incontro con i rappresentanti delle famiglie rom, degli islamici e degli immigrati

Vengo qui in mezzo a voi come sacerdote, entro in Milano come sacerdote - ha detto Francesco alla folla che lo acclamava -. Il sacerdote cristiano è scelto dal popolo e al servizio del popolo. Il mio sacerdozio è ‘tessuto’ da voi, dalla vostra gente, con la sua fede, le sue fatiche, le sue preghiere, le sue lacrime”. 

Al termine della visita alle Case Bianche, tra sorrisi e battute, Papa Francesco ha anche posato per una foto di gruppo con i carabinieri della stazione di Porta Romana. Ma questo non è stato l’unico fuoriprogramma del Pontefice, decisamente abituato a ignorare il “cerimoniale”. Proprio in via Salomone, infatti, il Pontefice si è intrattenuto qualche minuto in un bagno chimico al lato della strada, con i tanti fedeli che non si sono lasciati scappare l’opportunità di riprendere la scena. 

Alle dieci, invece, ecco il momento più atteso della città: l’arrivo del Papa in piazza Duomogià affollata, piena e blindata dalle prime ore del mattino. Lì è stato accolto dai Cardinali ambrosiani e dopo un momento riservato esclusivamente a sacerdoti, diaconi e religiosi, c'è stato l’Angelus in piazza - aperta a tutti, ma controllata e sorvegliata - e la benedizione ai presenti. 

Proprio in Duomo, a causa del caldo e della folla, si sono registrati decine e decine di malori, con almeno venti persone che sono svenute e sono state soccorse dagli operatori di Areu presenti in piazza. “La nebbia se n’è andata. Le cattive lingue dicono che verrà la pioggia, ma ancora non è arrivata”, ha detto Francesco, sorridendo, durante il suo Angelus. 

Poco prima dell’unail Papa si è spostato - ed è la prima volta che accade - nel carcere di San Vittore, teatro di un incontro e di un pranzo con detenuti e agenti di polizia penitenziaria. 

“Vi ringrazio dell’accoglienza - ha detto ai detenuti -. Io mi sento a casa con voi. Gesù ha detto: ‘Ero carcerato e tu sei venuto a visitarmi’. Voi per me siete Gesù, siete fratelli. Io non ho il coraggio di dire a nessuna persona che è in carcere: ‘Se lo merita’. Perché voi e non io? Il Signore ama me quanto voi, lo stesso Gesù è in voi e in me, noi siamo fratelli peccatori. Pensate ai vostri figli, alle vostre famiglie, ai vostri genitori. Passo tanto tempo qui con voi che siete il cuore di Gesù ferito. Grazie tanto - ha concluso - e pregate per me”.

Quindi, è iniziato il pranzo al terzo raggio con cento detenuti rappresentanti di tutti i reparti, attorno a una tavolata di circa cinquanta metri. Menù uguale per tutti i detenuti e tipicamente meneghino: risotto allo zafferano, cotoletta e patatine, panna cotta. Cibo cucinato dai detenuti, coordinati da uno chef che già presta opera a San Vittore.

Alle 15 è stata la volta della grande messa nel parco di Monza, dove si sono radunati quasi un milione di fedeli, con le stazioni di metro e treni a Milano che sono state prese d'assalto già dalla prime mattinata. Francesco è entrato nel Parco alle 14.50 a bordo dell'auto scoperta ed è passato tra due ali di folla che lo acclamavano. “
“L’annuncio più importante della nostra storia”, l’annunciazione della nascita di Gesù, avviene “in una città periferica e con una fama non particolarmente buona, nell’anonimato della casa di una giovane chiamata Maria. Il nuovo incontro di Dio con il suo popolo avrà luogo in posti che normalmente non ci aspettiamo, ai margini, in periferia”, ha detto Francesco durante la sua omelia al parco di Monza.

Ai presenti il Papa ha chiesto di sentire “l’appartenenza al popolo di Dio”. “Milanesi sì, - ha detto - ambrosiani certo, ma parte del popolo di Dio, multiculturale e multietnico. Questa è una delle nostre ricchezze. È un popolo chiamato a ospitare le differenze, a integrarle con rispetto e creatività e a celebrare la novità che proviene dagli altri. È un popolo - ha sottolineato - che non ha paura di abbracciare i confini, le frontiere, è un popolo che non ha paura di dare accoglienza a chi ne ha bisogno perché sa che lì è presente il suo Signore”. 

Alle 17 passate - con qualche minuto di ritardo sulla tabella di marcia - è iniziato il trasferimento per l’ultima tappa allo Stadio Meazza a San Siro dove il Papa ha incontrato i ragazzi cresimati, i genitori, i padrini e le madrine in uno stadio pieno in ogni ordine di posto. Tra i tanti cartelloni presenti nello stadio, uno - più di tutti - ha riassunto al meglio la giornata e il messaggio di Francesco: "Sono musulmano - c'era scritto su un lenzuolo tenuto da un ragazzino - e voglio la pace". 

Alle 18 il Santo Padre lascerà lo Stadio e raggiungerà l’aeroporto di Milano Linate, dove alle 18.30 è previsto il congedo.

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