Sabato, 15 Maggio 2021
Treviso

La fanno ubriacare a una festa: 15enne stuprata dal suo ragazzo e dal migliore amico

A processo di fronte al Tribunale dei Minori di Brescia due ragazzi bergamaschi che all'epoca dei fatti avevano 16 anni. La vittima aveva trovato il coraggio di raccontare tutto: "Il silenzio rafforza le violenze e uccide la dignità"

L'avrebbero fatta ubriacare a una festa e poi avrebbero abusato di lei. La vittima, una ragazzina trevigiana, aveva solo 15 anni, i suoi due aguzzini appena uno di più. Per loro l'accusa è violenza violenza sessuale su minore, contestata dal Tribunale dei minorenni di Brescia nei confronti dei due ragazzi bergamaschi. Dopo quattro udienze in cui hanno negato ogni addebito, il loro legale ha chiesto la messa alla prova, che equivale a un riconoscimento di colpevolezza che però, grazie a un percorso rieducativo, permette di cancellare il reato, come spiega TrevisoToday.

"Sono state celebrate quattro udienze quando la scelta processuale della messa alla prova avrebbe permesso di avviare immediatamente il percorso rieducativo. Il messaggio che ne è uscito è profondamente diseducativo", ha commentato Sabrina Favaro, l'avvocato della vittima. La ragazza, oggi 19enne, è impegnata nel volontariato e ha invitato chi ha subito una violenza come la sua a non restare in silenzio: "Chiunque abbia avuto una disavventura come la mia non deve avere paura di ribellarsi e di alzare la voce di fronte alle ingiustizie perché il silenzio rafforza le violenze e uccide la dignità". 

Tutto ha avuto inizio nell'estate 2013, quando la ragazzina è in vacanza con la famiglia in Val Pusteria e incontra uno dei due ragazzi, di cui si innamora. Nasce una relazione a distanza. Poi, il 21 luglio 2014, la violenza. Invitata a una festa a Bergamo, la ragazza viene fatta ubricare dal suo fidanzato e dal suo migliore amico che poi, a turno, la violentano. Questa l'accusa. Inizialmente, la giovane non ricorda nulla, poi tremendi flashback dell'esperienza vissuta si affastellano nella sua mente. Chiede spiegazioni, ma non trova risposte. Il suo ragazzo e l'amico intanto si scambiano messaggi per vantarsi di quanto accaduto e dando un giudizio sulla "prestazione" della ragazza. Tornata a Treviso, la vittima ha trovato il coraggio di raccontare tutto a un'assisente del centro di volontariato per cui lavora.
 

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