Mercoledì, 28 Luglio 2021
Cronaca Caserta

Spacciavano cocaina in caserma, arrestati quattro bersaglieri-pusher

I quattro erano in servizio all'VII Brigata Garibaldi di Caserta. Sono accusati di aver spacciato cocaina e crak all'interno della caserma, corrompendo i commilitoni affinché alterassero i drug test a cui venivano sottoposti

Immagine di repertorio

Scoperto un giro di cocaina all'interno della caserma del VII Reggimento bersaglieri di Caserta, Brigata Garibaldi. Quattro militari ono stati arrestati dai carabinieri di Maddaloni, tra le province di Caserta e di Roma. Su disposizione del gip del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, uno di loro (il caporal maggiore L.S.) è finito in carcere, per altri due (R.R., L.B. e P.C.) sono stati disposti i domiciliari e per un quarto (L.G.) il divieto di dimora nella provincia di Caserta. I reati contestati agli indagati sono falsità materiale commessa da pubblico ufficiale, corruzione, detenzione, offerta e messa in vendita nonché cessione a titolo oneroso di sostanze stupefacenti.

L'indagine, coordinata dalla procura sammaritana, si è sviluppata tra febbraio 2014 e marzo 2015 anche grazie a intercettazioni telefoniche e servizi di osservazione e pedinamento. Secondo gli inquirenti è stato così possibile accertare la disponibilità di "ingenti quantitativi di cocaina" che venivano cedute o vendute all'interno della caserma, da parte del maggiore L.S., ad altri commilitoni. 

Uno spaccio reso possibile, per l'ipotesi accusatoria, anche grazie alla collaborazione della compagna del militare, R.R., in ferma provvisoria per quattro anni. Le investigazioni hanno consentito di svelare non solo la rete di approvvigionamento della cocaina, comprata a Maddaloni e Caivano, ma anche di far luce su "un sistema di diffusa corruzione", all'interno della struttura militare, grazie al quale "il caporal maggiore S. riusciva a ottenere l'alterazione dei risultati dei drug test disposti dal Comando nei confronti dei militari sospettati di fare uso di sostanze stupefacenti". 

Nel corso delle indagini, sia L.S. che la compagna - sottolinea il procuratore di Santa Maria Capua Vetere - sono stati trovati in possesso di numerose dosi di cocaina e crack. Una circostanza che aveva indotto il Comando dell'VIII Reggimento bersaglieri della Brigata Garibaldi ad effettuare dei drug test nei confronti di R.R.. L'attività d'indagine ha reso possibile accertare l'alterazione degli esiti dell'esame dei test, cui periodicamente venivano sottoposti gli appartenenti alle forze armate. 

Erano due i modus operandi utilizzati: procurandosi una provetta di urina "pulita" da sostituire, al momento opportuno, con la propria, approfittando della distrazione o della connivenza del personale sanitario oppure avvalendosi di alcuni militari che, abusando della loro qualifica di assistente sanitario e della conoscenze tecniche acquisite, provvedevano a modificare i risultati dell'esame direttamente presso il laboratorio dell'ospedale militare di Caserta, dietro compenso di denaro o cessione di droga per somme fino a 200 euro. 
La falsificazione dei risultati è emersa anche dalle intercettazioni telefoniche e all'acquisizione delle conversazioni avvenute tramite Whatsapp. Riscontri si sono avuti anche grazie all'esecuzione del drug test comparato con l'esame del Dna dimostrando che le provette di urina, contenenti tracce di sostanza stupefacente, erano state sostituite con altre "pulite".

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