Domenica, 17 Ottobre 2021
Una storia da romanzo

Dov'era finito Davide Pecorelli, l'imprenditore scomparso per otto mesi

Ai pm il 45enne ha raccontato di essere stato a Medjugorje, ma secondo una tv albanese avrebbe passato l'estate a Valona facendosi chiamare Cristiano. Il caso dall'inizio

Una storia da romanzo giallo. E come ogni romanzo che si rispetti di coup de théâtre il caso di Davide Pecorelli ne sta riservando parecchi. L'imprenditore originario di Lama di San Giustino (in provincia di Perugia), ma con legami a Sansepolcro e nel resto della provincia di Arezzo, era scomparso nel nulla lo scorso gennaio dopo un viaggio in Albania dove era andato per lavoro.

L'auto che l'uomo aveva noleggiato all'aeroporto di Tirana era stata ritrovata carbonizzata poco dopo la scomparsa nella zona di Puka, a nord della capitale albanese. All'interno c'erano i suoi effetti personali.

Tutti avevano temuto il peggio. Fino a venerdì scorso quando l'imprenditore è riapparso misteriosamente nei pressi dell'isola di Montecristo, tra la Toscana e la Corsica, mentre cercava di attraccare a bordo di un gommone. I carabinieri della forestale lo hanno raggiunto e portato sull'isola dove lo hanno poi identificato. Da lì Pecorelli ha  fatto ritorno a casa dove ha riabbracciato la moglie, i 4 figli, il padre e il fratello maggiore.

"Non ho nulla da nascondere, sono stato a Medjugorje"

Sentito dai pm Petrazzini e Cantone della Procura di Perugia, Pecorelli ha spiegato di essere stato "in una comunità di preti a Medjugorie". Stando alle indiscrezioni trapelate dopo il colloquio, in Albania avrebbe conosciuto un sacerdote che lo avrebbe aiutato. Una scelta, quella del 45enne, dettata dalle difficoltà economiche nelle quale si sarebbe trovato e dalle quali avrebbe tentato di sfuggire inscenando la propria morte.

Alla domanda se avesse bruciato lui stesso l'auto Pecorelli si è limitato ad annuire davanti ai giornalisti, per poi rimandare tutti i dettagli alla volontà della procura. "Non avevo nulla da nascondere. Ho spiegato tutto. I procuratori Cantone e Petrazzini hanno preso atto dei reati che ho commesso in Italia e in Albania".

Poi massimo silenzio su affari, soldi, sul motivo dell'auto bruciata. "L'unica cosa certa vi posso dire che non rifarò l'imprenditore in Italia". C'è anche un altro punto da chiarire. Cosa ci faceva il 45enne nei pressi dell'isola di Montecristo? Come già avevano compreso i carabinieri di Grosseto, dopo un sopralluogo sulla camera del B&B in cui aveva soggiornato all'isola del Giglio, cercava qualcosa: probabilmente monete antiche. Dove? Proprio nella leggendaria isola.

E per rendere ancora più credibile la sua storia, pare si sia presentato con il nome Giuseppe Mundo, di professione geologo. Pare infatti avesse alcuni attrezzi utilizzati per scavare, che da geologo avrebbe potuto tranquillamente portare con sé. 

"Ha passato l'estate a Valona". Le rivelazioni di una tv albanese

Il canale televisivo albanese Top Channel racconta però un'altra storia. Secondo la tv albanese, il 45enne non sarebbe mai stato in una comunità a Medjugorie, ma avrebbe condotto tranquillamente la sua vita sulla costa di Valona, almeno fino al 12 settembre. In quella data pare abbia lasciato il Paese delle Aquile per tornare in Italia.

Ma cosa faceva a Valona? Secondo Top Channel aveva "amici ad accoglierlo, con il brandy, il cibo lunghe conversazioni sul calcio". Insomma nulla a che vedere con la vita ritirata di una "comunità di preti", come invece ha raccontato lui alla Procura di Perugia. Solo ipotesi per ora. 

Pecorelli avrebbe avuto anche una seconda identità: si faceva chiamare Cristiano e aveva raccontato agli amici di Valona di essere uno scrittore e di lavorare ad una riscrittura in chiave moderna del Conte di Montecristo. Il rientro in Italia risalirebbe circa a metà settembre. A bordo di un pullman avrebbe varcato i confini per poi dirigersi verso l'isola del Giglio dove, in una struttura ricettiva avrebbe mostrato dei documenti con una terza identità: quella di Giovanni Mundo, geologo.

A questo punto avrebbe fatto rotta con il gommone preso a noleggio verso l'isola di Montecristo. Nella sua disponibilità aveva oggetti per scavare e, pare, anche una cartina che indicava alcuni punti sull'isola in cui il novello Edmond Dantes avrebbe cercato un presunto tesoro. 

Un finale ancora da scrivere

Una versione diversa dunque da quella riportata dallo stesso 45enne ai pm della procura di Perugia, con i quali per tre ore, lunedì scorso, ha avuto un lungo colloquio.  Per gli inquirenti italiani, la scomparsa e il ritorno non configurano reati, mentre - per ammissione dello stesso Pecorelli - in Albania alcuni reati ci sono stati: per inscenare la propria morte l'ex arbitro ha infatti incendiato un'auto e si sarebbe procurato dei resti da lasciare all'interno della vettura. Una storia da romanzo, il cui finale è ancora tutto da scrivere.  

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