Giovedì, 29 Luglio 2021
Cronaca

Desiree Mariottini, attesa per la sentenza: due anni e mezzo fa la morte della 16enne a San Lorenzo

La Procura ha chiesto l’ergastolo per i quattro imputati, Alinno Chima, Mamadou Gara, Yussef Salia e Brian Minthe. Le tappe della vicenda

Il 19 ottobre 2018 il corpo senza vita di Desiree Mariottini fu ritrovato in uno stabile abbandonato nel quartiere San Lorenzo, a Roma. A oltre due anni e mezzo di distanza dalla sua morte è attesa per oggi la sentenza del processo per il suo omicidio.

Sul banco degli imputati i quattro cittadini africani  - Alinno Chima, Mamadou Gara, Yussef Salia e Brian Minthe - accusati di aver violentato e ucciso con un mix di droghe la 16enne di Cisterna di Latina. Nei loro confronti le accuse vanno, a seconda delle posizioni, dall'omicidio volontario, violenza sessuale aggravata e cessione di stupefacenti a minori e i giudici della III Corte d'Assise di Roma sono chiamati a valutare la richiesta di quattro ergastoli avanzata dalla Procura. I pm hanno chiesto l’assoluzione per Gara solo dalle accuse di cessione di stupefacenti e induzione alla prostituzione.

Desiree Mariottini, le tappe della vicenda 

18-19 ottobre 2018: nella notte il corpo senza vita di Desiree, abbandonato su un lettino con sopra una coperta viene ritrovato all'interno dello stabile abbandonato di via dei Lucani, a San Lorenzo, Roma. Una storia di droga, di fragilità e di degrado, che lascia i romani sgomenti.

25 ottobre 2018: i poliziotti della squadra mobile di Roma e del commissariato San Lorenzo fermano due senegalesi, irregolari in Italia: Mamadou Gara, 27 anni, e Brian Minteh, 43 anni. I due sono ritenuti responsabili, in concorso con altre due persone, ricercate, di violenza sessuale di gruppo, cessione di stupefacenti e omicidio volontario. Gli altri due arresti scattano nelle ore successive: in manette finiscono Alinno Chima, 47 anni, e Yusif Salia. Intanto si cominciano a delineare i contorni della vicenda. La 16enne sarebbe rimasta in stato di incoscienza per diverse ore prima di morire: alla ragazza sarebbe stata somministrata droga il 18 pomeriggio e mentre era in stato di incoscienza è stata vittima di abusi.

13 novembre 2018: Il Tribunale del Riesame fa cadere l'accusa di omicidio per Alinno Chima: secondo il giudice l'uomo avrebbe stuprato Desiree ma non le avrebbe dato la droga.

15 aprile 2019: per Chima torna l'accusa di omicidio. Per il nigeriano la nuova misura cautelare arriva dopo i risultati del test del Dna effettuato sul corpo della 16enne e su una serie di reperti. Il Dna dell'uomo viene stato trovato su un flacone di metadone e su una cannuccia utilizzata anche da Desiree per fumare crack. 

21 giugno 2019: la Procura di Roma chiude le indagini, condotte dagli agenti della Squadra Mobile e coordinate dal procuratore aggiunto Maria Monteleone e dal pm Stefano Pizza. Alinno Chima, Mamadou Gara, detto Paco, il ghanese Yusef Salia e il 43enne senegalese Brian Minthe sono accusati di concorso in omicidio volontario, violenza sessuale di gruppo e cessione e somministrazione di droga a minore.

8 ottobre 2019: all'udienza preliminare si costituiscono parte civile Comune di Roma, Regione Lazio, Telefono Rosa e le associazioni 'Insieme con Marianna' e 'Dont't worry- Noi possiamo Onlus'. In incidente probatorio, un testimone riferisce che gli imputati impedirono di chiamare i soccorsi per aiutare la ragazza. Il testimone, che si trovava all'interno dell'edificio di via dei Lucani, è stato chiamato a confermare con atto istruttorio irripetibile quanto già detto nel corso delle indagini a inquirenti e investigatori, e cioè che voleva chiamare l'ambulanza ma gli fu impedito dagli indagati.

21 ottobre 2019: a poco più di un anno dalla morte della 16enne, il gup di Roma Clementina Forleo manda a processo i 4 cittadini africani: secondo l'accusa avrebbero abusato a turno della ragazza dopo averle fatto assumere un mix di droghe che ne ha provocato la morte

4 dicembre 2019: si apre il processo per l'omicidio di Desiree Mariottini. In aula prende la parola Yussef Salia. 'Non sono responsabile della morte di questa ragazza, chiedo perdono e scusa alla madre e alla famiglia e rispetto il loro dolore'', dice annunciando di ritirare la denuncia presentata contro i genitori della 16enne per omessa vigilanza sulla giovane.

15 gennaio 2020: la Terza Corte di Assise decide di proseguire a porte chiuse il processo che si svolge nell'aula bunker di Rebibbia: una scelta legata alla minore età della vittima e al tipo di reati contestati agli imputati.

27 gennaio 2020: la Cassazione conferma il carcere per Alinno Chima, alla luce anche "delle risultanze delle indagini tecniche sui campioni biologici" da cui è emersa la "prova della somministrazione degli stupefacenti alla vittima da parte dell'indagato, in specie per quanto concerne il metadone, il cui sovradosaggio è stato individuato dai consulenti come la probabile causa di morte della ragazza". In aula al processo intanto parla in lacrime Gianluca Zuncheddu, il papà di Desiree: "Ho cercato di salvarla ma non ho potuto fare niente".

14 novembre 2020: dall'aula bunker di Rebibbia, il processo si sposta sul luogo del delitto, con un sopralluogo di pm e avvocati, durato oltre due ore, nell'edificio abbandonato di via dei Lucani, dove è morta Desiree. A turno, muniti di mascherina e guanti per le norme anti contagio, pm, giudici, avvocati di parte civile, difese e gli agenti della Polizia di Stato che hanno curato le indagini visitano l'interno dello stabile, sotto sequestro da due anni, per osservare i luoghi dove sono accaduti i fatti e poterli confrontare con quanto dichiarato dai testimoni.

14 dicembre 2020: Il procuratore aggiunto Maria Monteleone e il pm Stefano Pizza chiedono l'ergastolo per tutti e quattro gli imputati con isolamento diurno per un anno. Chiesta l'assoluzione per Gara solo dalle accuse di cessione di stupefacenti e induzione alla prostituzione 

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